Imprigionato nel campo di concentramento nazista di Flossenbürg, con l’accusa di essere tra coloro che avrebbero tentato di far cadere il regime di Adolf Hitler, 70 anni fa, il 9 aprile del 1945, il teologo evangelico Dietrich Bonhoeffer perse la vita.

“Ditegli che questa è la fine per me, ma anche l’inizio. Insieme a lui credo nel principio della nostra fratellanza universale cristiana che si eleva al di sopra di ogni interesse nazionale e credo che la nostra vittoria è certa” furono le parole che il teologo, nato a Breslavia il 4 febbraio 1906, il giorno prima della sua impiccagione, affidò ad un compagno di prigionia affinché potesse recapitarle all’amico George Bell, vescovo anglicano di Chichester.

Quando nel gennaio del 1933 Hitler prestò giuramento come Cancelliere nella camera del Reichstag, sotto gli sguardi e gli applausi di migliaia di sostenitori del nazismo, Bonhoeffer perse l’incarico all’Università di Berlino a causa della sua opposizione manifestata sin dai primi tempi nei confronti delle linee politiche del nazismo. Tuttavia, nelle stesse ore in cui Hitler prendeva il potere, Bonhoffer tenne una conferenza via etere (dai microfoni della Berliner Funkstunde) sull'idea di Führer.

In essa sostenne che se il capo «permette al seguace che questi faccia di lui il suo idolo, allora la figura del capo si trasforma in quella di corruttore... Il capo e la funzione che divinizzano se stessi scherniscono Dio». Persa la cattedra divenne pastore della comunità luterana a Londra, e in questo periodo entrò in contatto con alcune tra le comunità monastiche anglicane che lo colpirono. Nel frattempo la Chiesa luterana tedesca si divise tra una parte che si piegò alle mire politiche di Hitler, e l’altra che diede vita alla “Chiesa confessante”.

I fautori di questa iniziativa invitarono Bonhoeffer a tornare in Germania per dirigere il seminario semi-clandestino di Finkenwalde. Un’esperienza breve – solo qualche anno –, ma indimenticabile. Dopo la chiusura forzata del seminario, Bonhoeffer pubblicò due libri che sono classici di vita spirituale: Sequela, raccolta di meditazioni bibliche, e Vita comune, dove racconta l’esperienza comunitaria di quegli anni. La sua ferma opposizione al Nazismo, dopo un periodo in esilio come Pastore Luterano in America e Inghilterra, lo porterà nel 1943 nel carcere militare di Tegel.

Successivamente, venne trasferito in un carcere della Gestapo a Berlino. Non si avranno più notizie di lui fino al 9 aprile 1945, quando fu impiccato nel campo di concentramento di Flossemburg. Bonhoeffer, una delle voci più importanti del protestantesimo contemporaneo, nel Natale del 1943 compose una preghiera per i compagni con cui condivideva la prigionia.

Nato a Breslavia, nel 1906, non aveva neanche quarant’anni quando morì. Ci fu un testimone oculare che raccontò le ultime sequenze di vita, era il medico del campo, ed ha scritto: “Attraverso la porta semiaperta in una stanza delle baracche vidi il Pastore Bonhoeffer, prima di levarsi la sua divisa carceraria, inginocchiarsi sul pavimento per pregare Dio con fervore. Fui profondamente toccato dal modo in cui questo uomo amabile pregava, così devoto e sicuro che Dio udisse la sua preghiera”.

E ancora: “Sul posto dell’esecuzione, disse un’altra breve preghiera e quindi salì gli scalini verso il patibolo, coraggioso e composto. La sua morte seguì dopo pochi secondi. Nei quasi cinquant’anni di professione medica, non ho mai visto un  uomo morire così totalmente sottomesso alla volontà di Dio”.“Ogni cristiano è chiamato ad una maturità ma anche la Chiesa è chiamata a diventare parte del mondo, a condividerne le lotte e le perplessità” osservava Bonhoeffer. Nella sua attività di insegnante, ha sempre avuto grande interesse non solo per la teologia, ma anche per la Chiesa nella sua vita concreta.

Bonhoeffer è stato tra i primi a postulare “l’idea di una Chiesa che non sia dirimpettaia, ma che sia coinvolta nelle vicende della gente: il dove della gente, il dove del mondo è il dove della Chiesa”.

Di seguito il testo della preghiera composta nel campo di Flossenburg:

C'è buio in mein te invece c'è luce; 

sono solo, ma tu non m'abbandoni; 

non ho coraggio, ma tu mi sei d'aiuto; 

sono inquieto, ma in te c'è la pace; 

c'è amarezza in me, in te pazienza; 

non capisco le tue vie, ma tu sai qual è la mia strada. 

Tu conosci tutta l'infelicità degli uomini; 

tu rimani accanto a me, 

quando nessun uomo mi rimane accanto,

tu non mi dimentichi e mi cerchi, 

tu vuoi che io ti riconosca e mi volga a te. 

Signore, odo il tuo richiamo e lo seguo, aiutami! 

Signore, qualunque cosa rechi questo giorno, 

il tuo nome sia lodato!

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[Articolo tratto dal blog "Dentro le Mura"]