di Roberta Sciamplicotti

ROMA, lunedì, 8 marzo 2010 (ZENIT.org).- Il miglioramento della condizione femminile e la lotta per il riconoscimento della dignità e dei diritti di donne e ragazze è una priorità della Santa Sede, ha ricordato questo lunedì a New York l'Arcivescovo Celestino Migliore.

Il presule, Nunzio Apostolico e Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, è intervenuto alla 54ª sessione della Commissione sullo Status delle Donne del Consiglio Economico e Sociale in occasione della discussione sull'item 3, "Seguito della Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne e della 23ª sessione dell'Assemblea Generale sul tema 'Donna 2000: uguaglianza di genere, sviluppo e pace per il XXI secolo'".

Secondo l'Arcivescovo, il dibattito sulla questione dello status femminile non è interamente positivo, racchiudendo alcune luci "ma anche molte ombre inquietanti".

I progressi raggiunti nel mondo negli ultimi quindici anni, ha spiegato, includono, tra gli altri fattori, "miglioramenti nell'istruzione delle ragazze, promozione delle donne come fondamentali per sradicare la povertà e promuovere lo sviluppo, crescita della partecipazione alla vita sociale, riforme politiche volte a rimuovere forme di discriminazione contro le donne e leggi specifiche contro la violenza domestica".

In particolare, la sottolineato, è stato evidenziato da più parti "il ruolo indispensabile giocato dalla società civile in tutte le sue componenti nel sottolineare la dignità delle donne, i loro diritti e le loro responsabilità".

Nonostante questo, "le donne continuano a soffrire in molte parti del mondo".

Non si possono tralasciare, infatti, fenomeni agghiaccianti come l'aborto di bambine, l'infanticidio e l'abbandono, come anche le discriminazioni a livello di assistenza sanitaria e di alimentazione.

"La malnutrizione interessa le ragazze più dei ragazzi, bloccando la crescita futura fisica e mentale", ha denunciato. Allo stesso modo, le donne dai 15 anni in su rappresentano i due terzi degli analfabeti del mondo.

I tre quarti delle persone affette da Hiv/Aids sono ragazze e donne tra i 15 e i 24 anni, ha proseguito il presule, ricordando che nel traffico internazionale di esseri umani le vittime sono per la metà minorenni e per il 70% ragazze e donne.

"In tutto il pianeta, ragazze e donne sono vittime di violenza fisica, sessuale e psicologica, incluso lo stupro come arma di guerra, per non parlare dello sfruttamento economico".

Le ragioni di questa situazione sono numerose, ha spiegato il rappresentante vaticano, citando "dinamiche sociali e culturali", "ritardi e lentezza delle politiche".

"Faremmo bene a guardare anche ai principi, alle priorità e alle politiche d'azione delle organizzazioni internazionali, nella fattispecie al sistema di motivazioni, valori, linee guida e metodologie che guidano l'operato delle Nazioni Unite sulle questioni relative alle donne".

Anche se il raggiungimento dell'uguaglianza tra uomini e donne nell'istruzione, nell'impiego, nella difesa legale e nei diritti sociali e politici viene considerata "nel contesto dell'uguaglianza di genere", "i fatti dimostrano che la manipolazione di questo concetto (...) è sempre più indirizzato a livello ideologico, e ritarda il vero sviluppo delle donne".

Accanto a questo, ha constatato monsignor Migliore, nei documenti ufficiali recenti ci sono interpretazioni del genere che "dissolvono ogni specificità e complementarietà tra uomini e donne", teorie che "non cambieranno la natura delle cose, ma sicuramente stanno già offuscando e ostacolando ogni serio e tempestivo progresso nel riconoscimento della dignità e dei diritti delle donne".

Quasi tutti i documenti di conferenze internazionali o comitati, inoltre, sottolineano il legame tra "il raggiungimento dei diritti personali, sociali, economici e politici e una nozione di salute e diritti sessuali e riproduttivi violenta verso i concepiti e dannosa per i bisogni integrali delle donne e degli uomini all'interno della società".

Allo stesso tempo, però, "solo raramente si menzionano i diritti politici, economici e sociali delle donne come condizione e impegno ineludibili".

Questo aspetto, sottolinea il presule, è "particolarmente doloroso" considerando la diffusa mortalità materna nelle regioni in cui i sistemi sanitari sono inadeguati.

"Una soluzione rispettosa della dignità delle donne non ci permette di bypassare il diritto alla maternità, ma ci impegna a promuoverla investendo nei sistemi sanitari locali e migliorandoli, fornendo anche servizi ostetrici essenziali".

Nel 1995, ha ricordato monsignor Migliore, "la Piattaforma per l'Azione di Pechino ha proclamato i diritti umani delle donne parte inalienabile, integrale e indivisibile dei diritti umani universali. Ciò è fondamentale non solo per comprendere l'inerente dignità delle donne e delle ragazze, ma anche per renderla una realtà concreta in tutto il mondo".

Per questo, la Santa Sede ribadisce il suo impegno per il miglioramento della condizione femminile.

"Il suo appello alle istituzioni cattoliche, in occasione della Conferenza di Pechino, per una strategia concertata e urgente diretta a ragazze e giovani donne, soprattutto le più povere, ha prodotto nel corso degli anni molti risultati significativi, e resta un forte impegno a implementare e promuovere questo compito per il futuro".

Sugli abusi sessuali in Germania, la Chiesa fa appello alla trasparenza

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 7 marzo 2010 (ZENIT.org).- La diocesi di Ratisbona esaminerà con “la massima trasparenza” le accuse di abusi sessuali che si sarebbero verificati nel coro dei Regensburger Domspatzen. È quanto ha affermato il portavoce della stessa diocesi, Clemens Neck, che ha anche annunciato l’istituzione di una commissione di indagine ad hoc, secondo quanto riferito da L’Osservatore Romano.

In una lettera pubblicata sul suo sito internet e destinata ai genitori delle vittime, era stato proprio il Vescovo di Ratisbona, mons. Gerhard Ludwig Müller, a rendere nota la notizia di un caso di abuso risalente agli anni Cinquanta verificatosi nel Convitto dove alloggiavano i coristi.

Colpevole allora era il direttore del Convitto, in seguito condannato e poi deceduto. In quell’occasione, il presule aveva invitato a farsi avanti tutti coloro che potevano essere a conoscenza di fatti in grando di individuare vittime e colpevoli di altri episodi di abusi.

Al momento a denunciare il Coro è stata una persona rimasta anonima. Ci sarebbe poi un ex allievo della scuola elementare di Etterzhausen (che ora si trova in Pielenhofen), un’istituzione indipendente dai Domspatzen, che ha denunciato di essere stato abusato agli inizi degli anni ’60. E allo stesso periodo risalirebbero anche gli abusi subiti da un’altra vittima che ha denunciato il direttore del seminario di Weiden e alcuni dipendenti.

Il direttivo del coro di Ratisbona, in una lettera pubblicata sul sito web della diocesi di Ratisbona, si è detto “costernato per il fatto che simili fatti vergognosi siano avvenuti in istituzioni ecclesiastiche”, compresa la celebre istituzione dei Regensburger Domsplatzen, che vanta mille anni di storia alle spalle.

A tutt’oggi comunque – continua la lettera – “non disponiamo di ulteriori elementi concreti su casi sospetti di abusi all’interno del Coro di Ratisbona”.

In un comunicato il Vescovo di Ratisbona ha tenuto a precisare che i due casi di abusi verificatisi nel 1958, pubblicamente noti già all’epoca e da considerarsi giuridicamente chiusi, non coincidono con il periodo che va dal 1964 al 1994 in cui il fratello del Papa, il maestro mons. George Ratzinger, subentrato in questo incarico al Vescovo Theobald Schrems, è stato Direttore del coro di voci bianchi e del coro di voci maschili.

La diocesi di Ratisbona fa sapere, inoltre, di aver messo a disposizione un avvocato al fine di chiarire quanto accaduto in passato, identificare le potenziali vittime e colpevoli, e suggerire le misure da adottare alla luce del diritto penale e canonico. Questo avvocato presenterà entro 14 giorni una relazione provvisoria.

Dal 2008 è inoltre attivo uno staff ad hoc coordinato dalla psicologa Birgit Boehm, responsabile diocesana per i casi di abusi sessuali, e composto da cinque membri (uno psicologo, un ex giudice, un giurista canonico e due dipendenti dell’Ordinariato).