CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 7 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha rivolto questo lunedì un appello all'impegno per la sicurezza globale che richiede, tra le altre cose, di progredire verso il disarmo.

"Vorrei esortare la Comunità internazionale ad un impegno globale a favore della sicurezza", ha detto il Pontefice nel discorso che ha rivolto a 176 ambasciatori e altri rappresentanti diplomatici accreditati presso la Santa Sede.

"Uno sforzo congiunto da parte degli Stati per applicare tutti gli obblighi sottoscritti e per impedire l'accesso dei terroristi alle armi di distruzione di massa rinforzerebbe, senza alcun dubbio, il regime di non proliferazione nucleare e lo renderebbe più efficace", ha affermato.

Il Papa ha ricordato "l'accordo concluso per lo smantellamento del programma di armamento nucleare in Corea del Nord" e ha incoraggiato "l'adozione di misure appropriate per la riduzione degli armamenti di tipo classico, e per affrontare il problema umanitario posto dalle munizioni a grappolo".

Per il Vescovo di Roma, "la pace non può essere una semplice parola o un'aspirazione illusoria".

"La pace è un impegno e un modo di vita che esige che si soddisfino le legittime attese di tutti, come l'accesso al cibo, all'acqua e all'energia, alla medicina e alla tecnologia, come pure il controllo dei cambiamenti climatici".

"Solo così si può costruire l'avvenire dell'umanità; soltanto così si favorisce lo sviluppo integrale per oggi e per domani", ha aggiunto.

"Lo sviluppo è il nuovo nome della pace", ha detto citando l'enciclica Populorum progressio scritta quarant'anni fa da Papa Paolo VI.

Per questo, ha osservato, "per consolidare la pace occorre che i risultati macroeconomici positivi, ottenuti da numerosi Paesi in via di sviluppo nel 2007, siano sostenuti da politiche sociali efficaci, e con la posa in opera di impegni di assistenza da parte dei Paesi ricchi".

Cardinal Bertone: la Chiesa, una risorsa per la comunità politica italiana

ROMA, martedì, 1° gennaio 2008 (ZENIT.org).- La Chiesa è “una risorsa per tutti, anche per il nostro Paese”, sostiene il Cardinale Tarcisio Bertone, che lancia l’idea di una rete cattolica nei campi dell’informazione e della solidarietà.

In un’intervista apparsa su Famiglia Cristiana, il Segretario di Stato vaticano, toccando alcune delle principali questioni internazionali, a partire proprio dalla realtà italiana, ha sottolineato che la preoccupazione principale della Chiesa è la difesa dei valori della vita.

“La Chiesa – ha affermato – è una risorsa anche per la comunità politica italiana”, in un Paese dove “la speranza si è un po’ smarrita”.

Il porporato ha quindi sottolineato la necessità di “ravvivare le sinergie anche tra i media cattolici”: “sinergie tra editori cattolici, facoltà di Scienze della comunicazione, giornali, radio e televisioni”.

“C’è un progetto a cui stiamo lavorando per collegare L’Osservatore ad alcuni quotidiani italiani. E la stessa cosa va fatta per le Organizzazioni non governative cattoliche: azioni comuni, non separate o, peggio ancora, contrapposte”, ha continuato.

“L’idea conciliare di ‘Chiesa-comunione’ deve essere tradotta nell’azione quotidiana delle Ong e dei media cattolici: fare rete e incidere con maggiore efficacia, altrimenti rischiamo il declino e perdiamo la sfida del confronto con la società contemporanea”, ha affermato.

Per rispondere ad alcuni ambienti che dipingono l’Italia come un Paese condizionato dalla Chiesa, il Cardinale Bertone ha poi evidenziato che “la concezione di laicità opposta a religiosità è antistorica”.