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La visita del Papa a Palermo, un impulso alla responsabilità

ROMA, venerdì, 1° ottobre 2010 (ZENIT.org).- “La visita del Papa darà un impulso a tutti a prendere un impegno per risvegliare un forte senso di responsabilità” e servirà come “incoraggiamento a guardare con speranza e con volontà di ripresa”: è quanto ha detto questo venerdì mattina mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI). 

A margine della conferenza stampa per la presentazione del comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, tenutasi a Roma presso la Radio Vaticana, il presule ha detto a questo proposito di pensare soprattutto “ai giovani e alle famiglie tentate tante volte dal pessimismo e dallo scoraggiamento”.

Nell’editoriale del settimanale della diocesi “Settegiorni dagli Erei al Golfo”, ripreso dall’agenzia SIR, mons. Michele Pennisi, Vescovo di Piazza Armerina, ha scritto che Benedetto XVI “viene per rinsaldare e purificare da incrostazioni la nostra tradizione religiosa che si esprime attraverso le varie forme di pietà popolare e per incitare a una nuova evangelizzazione”.

“Papa Benedetto – ha scritto il presule – sfida i giovani a porsi le domande sul senso della vita e sulla possibilità di trovare risposta alle urgenze di verità, di bene, di felicità e di giustizia proprie del cuore di ogni uomo, nell’incontro personale con Gesù Cristo presente nella Chiesa”.

“Egli incita i giovani e le famiglie ad aprirsi alla speranza cristiana e li sprona a una responsabile testimonianza cristiana da dare in tutti gli ambienti di vita”.

“Benedetto XVI – continua mons. Pennisi – ci ricorda il grido accorato di Giovanni Paolo II ad Agrigento il 9 maggio 1993: ‘Nel nome di Cristo, crocifisso e risorto, che è Via, Verità e Vita convertitevi, un giorno arriverà il giudizio di Dio’”.

“Al rifiuto di ogni compromissione della comunità ecclesiale col fenomeno mafioso – ha continua – , la Chiesa siciliana non può non sentirsi legata, anche perché questo cammino storico è stato suggellato dalla splendida testimonianza del martirio di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia solo perché fedele al suo ministero”.

In merito alle aspettative per la visita del Papa a Palermo, che avrà luogo domenica 3 ottobre in occasione del raduno ecclesiale regionale delle famiglie e dei giovani, mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta, ha detto alla Radio Vaticana che i giovani oggi “chiedono di non sentirsi più soli dinanzi alle sfide della vita” e “vogliono ritrovare anche la fiducia nella Chiesa”.

Per questo, ha continuato il delegato della pastorale per la Famiglia e per i Giovani, occorre “alimentare in loro il desiderio di futuro”, perché “la nostra società consumistica, anche le istituzioni spesso parlano dei giovani senza mai parlare con i giovani, senza mai lasciar parlare i giovani”.

“Poi – ha proseguito –, bisogna anche educare i nostri giovani a sapere inventare lavoro, a non accontentarsi di fare i portaborse di questo o di quel politico, a non cercare il posto di lavoro dietro una scrivania”.

“Devono smarcarsi da ogni tipo di compromesso assistenzialista e clientelare – ha continuato mons. Mario Russotto –. Devono riuscire loro a edificare una civiltà dell’amore, una nuova società libera, una società fondata sulla fede, una società fondata sulla solidarietà”.

San Francesco d’Assisi celebrato in greco

ROMA, venerdì, 1° ottobre 2010 (ZENIT.org).- Mentre si celebra la festa di san Francesco d’Assisi fervono i preparativi per il Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente. Ed ecco una pubblicazione che unisce i due eventi: infatti è in libreria il volume Ricco sposo della povertà. Ufficio liturgico italogreco per Francesco d’Assisi. Edizione critica, traduzione e commento a cura di Anna Gaspari (Medioevo, 19), Ed. Antonianum, Roma 2010.

Un testo unico nel suo genere, ossia un ufficio liturgico del tardo Medioevo dedicato a san Francesco d’Assisi non solo scritto in greco, ma secondo la terminologia, teologia e spiritualità bizantine.

Questa singolare ufficiatura liturgica è contenuta in un codice italogreco copiato nella Terra d’Otranto ellenofona alla fine del Medioevo, alla vigilia del tramonto della grecità.

Il manoscritto, conservato nell’Archivio della Chiesa Matrice di Maria SS. Assunta di Galàtone, in provincia di Lecce, risulta di straordinaria importanza poiché rappresenta un unicum, in quanto il culto del santo umbro non ha avuto diffusione nella Chiesa bizantina: può considerarsi un esempio di inculturazione, il risultato di una reciprocità e di un’interazione, di una simbiosi e di un dualismo fra due riti, due lingue, due culture.

In Puglia, infatti, che ha conosciuto la presenza della Chiesa greca e del rito bizantino (che sopravvive in qualche caso ben oltre il Concilio di Trento), l’incontro-scontro con il rito latino ha determinato non soltanto dispute a livello teologico e dottrinale, ma ha comportato anche reciproci influssi sui libri liturgici.

Il testo greco proposto, che sperimenta una ricostruzione della colometria originaria del testo innografico, è corredato di note di apparato e loci similes (fonti bizantine e francescane), di un’accurata traduzione a fronte e di un commento dettagliato.

Chiude il libro un’appendice dedicata allo studio di due frammenti liturgici – apparentemente in onore di san Nicola – che un tempo fungevano da “copertina” del libellus contenente l’ufficiatura per s. Francesco, con edizione critica e ipotesi di restauro ed integrazione del testo lacunoso.

Ecco di seguito un passo di tale ufficio liturgico: «Ascolta, o cielo, e odi, o terra, /le azioni virtuose del nostro santo Padre [Francesco], / danzino gli angeli nei cieli / e cantino gli uomini sulla terra / nel giorno festivo / della sua memoria. / Ogni lingua e ogni bocca, / fiere e armenti, pesci, rettili / e uccelli alati / levatevi oggi per la sua lode. / I monti e le colline esultino, / ogni città e regione, / ogni stirpe ed età, / tutti insieme convenuti, / coroniamo di inni / il primo degli Assisiati; /egli invero più di tutti / intercede / per salvare le nostre anime».