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Corporal

Corporal - Wikimedia Commons

Uso del corporale

Il più sacro fra i lini dell’altare va sempre usato ovunque venga celebrata una Messa

Nella sua rubrica di liturgia, padre Edward McNamara LC, professore di Liturgia e Decano di Teologia presso  l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, risponde oggi alla domanda di un lettore canadese.

In seminario mi è stato insegnato che il corporale serve a raccogliere eventuali frammenti o gocce del Prezioso Corpo e Sangue caduti sull’altare. Mi è stato anche insegnato che una valida consacrazione del pane e del vino non dipende dal fatto se il corporale è stato steso sull’altare. Un sacerdote un po’ particolare che ho incontrato non se ne importa più di tanto del corporale, perché crede che la sua funzione sia solo di rendere valida la consacrazione delle specie deposte su di esso. Alcuni addirittura lasciano il corporale steso sull’altare per vari giorni, e poi conosco anche un sacerdote che usa corporali colorati secondo i colori della stagione liturgica. Poi c’è chi stende il corporale all’interno del tabernacolo, sotto l’ostensorio e sopra il tavolo della credenza. Ci sono altre occasioni in cui andrebbe o non andrebbe usato? Apprezzerei molto i suoi chiarimenti circa l’uso del corporale. — S.W., Ucluelet, British Columbia (Canada)

Il corporale è un panno quadrato di lino o altro buon tessuto, talvolta inamidato per renderlo più rigido. Di norma viene ripiegato in nove parte e poi conservato in modo orizzontale. Nelle concelebrazioni o altre celebrazioni solenni vengono usati corporali più grandi o anche più di uno.

Prima di essere utilizzato, il corporale viene normalmente posato sul calice e, per quanto non sia più obbligatorio, conservato in una custodia piatta e quadrata, chiamata “borsa” (bursa in latino). Prima dell’ultima riforma liturgica, le ostie venivano poste direttamente sul corporale e, nonostante ciò avvenga raramente oggi, come evidenzia il nostro lettore, serve per raccogliere eventuali frammenti di ostia caduti durante la celebrazione. Ma nella maggior parte dei casi, essi cadono o nel ciborio e nel calice o nella patena.

Tuttavia, ogni frammento visibile che rimanesse sul corporale va rimosso e messo nel calice per la purificazione. Nella pratica liturgica si ritiene generalmente che sia sufficiente piegare e aprire con cura il corporale e trattarlo con rispetto, conservandolo con cura in sagrestia.

L’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR) menziona il corporale varie volte, primo fra tutti nella descrizione della preparazione dei doni, al n. 73: “Prima di tutto si prepara l’altare, o mensa del Signore, che è il centro di tutta la Liturgia eucaristica, ponendovi sopra il corporale, il purificatoio, il Messale e il calice, se non viene preparato alla credenza.”

Il n. 118 dell’OGMR dice che il corporale prima della Messa dovrebbe essere collocato sulla credenza. Altrove si dice che il calice e il ciborio vanno posati sempre sul corporale quandunque essi sono messi sull’altare o sulla credenza per la purificazione. Il corporale viene anche usato ogni qualvolta l’Eucaristia venga posta sull’altare o altro luogo degno. Perciò sotto l’ostensorio o il ciborio va sempre steso un corporale.

In merito alle domande del nostro lettore, è senza dubbio una cattiva abitudine quella che si riscontra in alcuni luoghi di lasciare il corporale non ripiegato sull’altare tra due Messe o persino per vari giorni. Le norme richiedono che il corporale venga aperto alla presentazione dei doni e ripiegato a dovere dopo la comunione.

Allo stesso modo, ulteriori corporali possono essere posti sull’altare prima delle Messe solenni in cui vengono usati più vasi sacri che quelli che possono essere collocati sul corporale steso direttamente davanti al sacerdote.

L’OGMR non richiede un nuovo corporale per ogni Messa; è sufficiente che il corporale venga aperto e ripiegato con la dovuta cura per evitare qualsiasi inconveniente. Per questa ragione un corporale andrebbe aperto una parte per volta mentre è disteso, e mai sbattuto.

Un corporale si lava nello stesso modo di un purificatoio, pur meno frequentemente. Viene dapprima immerso in acqua; quest’acqua viene poi versata nel sacrario o direttamente nella terra. Dopo di che, il corporale può essere lavato in maniera normale. Il preconciliare Compendio di liturgia pratica di Ludovico Trimeloni (mille pagine circa) raccomandava di lavare i corporali una volta a mese, e all’epoca le ostie venivano poste direttamente sul corporale.

Circa il modo di piegare un corporale, faccio affidamento alle indicazioni fornite da monsignor Peter J. Elliott (oggi vescovo ausiliare di Melbourne, Australia) nel suo manuale di liturgia pratica:

“a. Si prenda il corporale (eventualmente dalla borsa) con la mano destra, e lo si collochi disteso al centro dell’altare, ancora piegato, a circa 15 cm dal bordo dell’altare, o più lontano qualora un corporale più grande viene spiegato.

“b. Lo si spieghi, prima alla propria sinistra, poi alla propria destra, ottenendo in tal modo tre quadrati.

“c. Si spieghi la parte più lontana da sé, verso l’esterno, in modo da far vedere sei quadrati.

“d. Infine, si apra la piega più vicina, verso si sé, rendendo tutti e nove i quadrati visibili. Si aggiusti il corporale in modo che sia a circa 3 cm dal bordo dell’altare.

“Se vi è una croce ricamata su uno dei quadrati esterni, ruotare il corporale in modo che la croce sia vicina a sé.

“Anche se le Ostie non vengano più adagiate direttamente sul corporale, esso è tuttavia utile nel caso che dei frammenti cadano al momento della frazione o durante le purificazioni etc. Di conseguenza, mai sbattere un corporale aperto o scuoterlo a mezz’aria. Un atto simile mostrerebbe anche una mancanza di rispetto per il più sacro fra i lini dell’altare, che va sempre usato ovunque venga celebrata una Messa.

“Per ripiegare un corporale, si eseguano in ordine inverso i passi indicati precedentemente. Quindi si pieghino lontano da sé i tre quadrati frontali, poi si pieghino verso di sé i tre quadrati posteriori e infine si riportino il quadrato di destra e il quadrato di sinistra sul rimanente quadrato centrale per completare il processo.

“Se il corporale viene portato all’altare in una borsa, questa va posata orizzontalmente, tradizionalmente alla sinistra del corporale, lontano dal luogo ove è posato il messale. Ma potrebbe rivelarsi più conveniente collocarla sulla destra del corporale, o un ministrante potrebbe riportarla indietro alla credenza. Quando la Messa viene celebrata rivolti verso l’altare, la borsa vuota tradizionalmente è poggiata in verticale contro un candelabro o una mensola dell’altare, a sinistra del corporale.”

Come dice il nostro lettore, la presenza del calice o ciborio sul corporale non è una assoluta necessità per la validità. Tuttavia era prassi comune nei tempi passati, e non è sconosciuto oggi, che neo-sacerdoti facciano una dichiarazione di intento cioè di consacrare quello che si trova sul  corporale. Lo scopo è di evitare dubbi su ciò che è stato consacrato e cosa invece no; ad esempio, se un sacrestano ha inavvertitamente lasciato alcune ostie sull’altare. Oggi, dato che spesso i sacerdoti devono consacrare il contenuto di vari vasi sacri è talvolta raccomandabile di avere l’intenzione di consacrare tutto quello che è stato posato sull’altare per la consacrazione. Questo evita dubbi nel caso che il sacerdote si dimentichi di collocare un ciborio sul corporale, o che esso sia nascosto dietro il messale.

Questa dichiarazione di intento precauzionaria, tuttavia, non annulla la legge generale di collocare su un corporale tutto ciò che è portato all’altare per la consacrazione.

[Traduzione dall’inglese a cura di Maria Irene De Maeyer]

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I lettori possono inviare domande all’indirizzo liturgia.zenit@zenit.org. Si chiede gentilmente di menzionare la parola “Liturgia” nel campo dell’oggetto. Il testo dovrebbe includere le iniziali, il nome della città e stato, provincia o nazione. Padre McNamara potrà rispondere solo ad una piccola selezione delle numerosissime domande che ci pervengono.

About Edward McNamara

Padre Edward McNamara, L.C., è professore di Teologia e direttore spirituale

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