Dona Adesso

Papa, Veglia Pasquale 2017 / © PHOTO.VA - OSSERVATORE ROMANO

Si possono riutilizzare vecchi ceri pasquali?

Cosa fare, quando non si celebra la Veglia pasquale

Nella sua rubrica di liturgia, padre Edward McNamara LC, professore di Liturgia e Decano di Teologia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, risponde alla domanda da parte di un lettore dagli Stati Uniti.

Ho una domanda riguardante il cero pasquale. Vivo in una piccola comunità di suore e non abbiamo un cero pasquale da usare durante la recita della Liturgia delle Ore. Penso che il cero pasquale sia un simbolo adatto soprattutto per una chiesa o un grande convento, dove laici si aggregano alla preghiera delle Ore della comunità. Ecco perché non abbiamo bisogno di un cero pasquale durante le Messe o l’Ufficio Divino nella nostra casa. Ma le mie consorelle insistono per averne uno e quindi vorrebbero riutilizzare un vecchio cero pasquale di una chiesa dell’anno precedente. Cancellerebbero l’anno e utilizzerebbero un adesivo per metterci l’attuale. È corretto usare un vecchio cero pasquale in questo modo? È stato benedetto, ma non per quest’anno. — T.M., Crosby, Texas (USA)

Sono state emanate di recente alcune linee guida che offrono indicazioni su come gestire questa particolare situazione. Accade sempre più spesso, anche se viene celebrata una sola Veglia Pasquale, che servano vari ceri pasquali, ad esempio quando ad un sacerdote sono state affidate varie chiese. In questo caso ci dev’essere in ogni parrocchia un cero pasquale, per la celebrazioni di battesimi e funerali. Ma durante la Veglia Pasquale può esserne benedetto uno solo.

Ad esempio, la Commissione per il Culto Divino della Conferenza episcopale degli Stati Uniti propone i seguenti suggerimenti nel suo documento Eighteen Questions on the Paschal Triduum (18 domande sul Triduo pasquale):

“Nel caso di chiese missionarie e parrocchie raggruppate insieme, si può usare più di un cero pasquale per la Liturgia della Luce? Il Messale Romano, che non contempla la situazione pastorale delle chiese missionarie o parrocchie raggruppate, specifica che va usato un solo cero pasquale. Per adattarsi a queste particolari circostanze, il Segretariato per il Culto Divino propone di portare ceri provenienti dalle chiese missionarie o altre chiese parrocchiali alla Veglia Pasquale, di prepararli in anticipo, e benedirli insieme alla candela principale (magari sorretti da diaconi o altri rappresentanti).

“In linea con le rubriche, per l’illuminazione e la processione dovrebbe venire acceso solo un cero (quello principale, o quello che rimarrà nella chiesa in questione). Man mano che le altre candele della congregazione vengono accese, gli altri ceri pasquali potrebbero essere accesi e tenuti (ma non in alto, per mantenere la prominenza del Cero Pasquale principale) da qualcuno al suo posto nell’assemblea.

“Una volta che tutte le candele sono state spente dopo il canto dell’Exsultet, gli altri ceri pasquali vanno messi da parte. La mattina della Domenica di Pasqua, si possono portare quei ceri in ciascuna delle chiese missionarie, accenderli e portarli nella processione d’ingresso della prima Messa in ogni chiesa, e esporli nel presbiterio.”

Come ci ricorda questo documento, i libri liturgici e le linee guida insistono molto sul fatto che solo un cero pasquale possa essere preparato per la celebrazione. Per esempio, la lettera circolare della Congregazione per il Culto Divino Preparazione e celebrazione delle feste pasquali (1988) stabilisce:

“Nel rispetto della verità del segno, si prepari il cero pasquale fatto di cera, ogni anno nuovo, unico, di grandezza abbastanza notevole, mai fittizio, per poter rievocare che Cristo è la luce del mondo. Venga benedetto con i segni e le parole indicati nel Messale od altri testi approvati dalle Conferenze episcopali.”

Questa insistenza si spiega col simbolismo dell’unica luce, che è Cristo, da cui tutte le altre candele vengono accese.

La soluzione proposta sopra non ha forza di legge, ma rappresenta una soluzione di buon senso nei riguardi di un concreto problema pastorale. Tuttavia, essa non risolve tutte le questioni, e potremmo perciò anche prendere spunto dalle norme in vigore prima del Concilio Vaticano II.

A quel tempo, se durante il tempo pasquale il Divino Ufficio o la Messa venivano celebrati a un altare laterale, era concesso usare un secondo cero pasquale, sempre che fosse stato benedetto e avesse i cinque grani di incenso.i

Di conseguenza, oltre alla soluzione proposta prima, è probabilmente anche accettabile per un pastore benedire e preparare privatamente gli altri ceri in un momento adatto in seguito alla Messa della Veglia, e di collocarli semplicemente nelle altre parrocchie prima della prima Messa, senza particolari cerimonie.

Dopotutto, anche se la Messa della Veglia fosse stata celebrata la notte prima, i fedeli che partecipano alla Messa della Domenica di Pasqua solitamente troverebbero il cero pasquale già al suo posto, e nessuna cerimonia particolare verrebbe celebrata.

E’ appropriato, tuttavia, incensare il cero insieme all’altare all’inizio della Messa.

Una situazione analoga si potrebbe applicare per un convento o una piccola cappella in cui la Messa della Veglia non venga celebrata. E’ preferibile avere una nuova candela, seppur di misura relativamente piccola, in quanto si consumerebbe ben poco nel corso delle Messe e della Liturgia delle Ore del periodo pasquale.

Utilizzare un vecchio cero non è l’ideale, ma potrebbe essere accettabile qualora venisse adattato in modo da essere quasi come nuovo. Questo richiederebbe un po’ più di lavoro che non semplicemente grattar via la data; come minimo direi che si dovrebbero rimuovere le parti più consumate in modo da poter accendere un cero pulito a Pasqua. Se necessario, occorre rinnovare interamente le decorazioni del cero.

[Traduzione dall’inglese a cura di Maria Irene De Maeyer]

***

I lettori possono inviare domande all’indirizzo [email protected]. Si chiede gentilmente di menzionare la parola “Liturgia” nel campo dell’oggetto. Il testo dovrebbe includere le iniziali, il nome della città e stato, provincia o nazione. Padre McNamara potrà rispondere solo ad una piccola selezione delle numerosissime domande che ci pervengono.

About Edward McNamara

Padre Edward McNamara, L.C., è professore di Teologia e direttore spirituale

Share this Entry

Sostieni ZENIT

Se questo articolo ti è piaciuto puoi aiutare ZENIT a crescere con una donazione