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Sarà una risata che ci guarirà!

I volontari della “Casa di Andrea” al servizio dei piccoli pazienti del Bambin Gesù

È stata inaugurata qualche mese fa, nella stessa sede della Casa di Andrea, la “Tana libera tutti”, una nuova costruzione che ospiterà tre mini appartamenti, due uffici e una sala riunioni. Tutto è stato reso possibile grazie alla generosità di tante persone, alcune delle quali legate al mondo dello spettacolo e dello sport.

La vera ricchezza dell’Associazione Andrea Tudisco sono tuttavia i volontari, che ogni giorno, ai piccoli pazienti del Bambin Gesù e alle mamme, ospiti della struttura, offrono compagnia e un po’ di allegria e anche per accompagnarli in ospedale e provvedere alle necessità della Casa e dei suoi ospiti.

Un modo di vivere le opere di misericordia nel quotidiano, senza fare tanto rumore, con impegno e con amore. Alessia è volontaria già da un anno e mezzo. “Da tempo volevo fare volontariato; avevo pensato al servizio nella mensa dei poveri, poi mi è capitata, quasi per caso, questa opportunità e siccome adoro i bambini, l’ho colta al volo”, racconta a Zenit.

“L’anno scorso, durante la maratona organizzata dall’Università Europea di Roma, a Villa Pamphili – prosegue Alessia – ho scoperto l’associazione Andrea Tudisco: era una delle candidate a ricevere il premio finale della maratona e alla partenza della gara c’erano due clown dottori, volontari al Bambin Gesù e alla Casa di Andrea. Mi sono avvicinata a chiedere informazioni e una di loro mi ha suggerito di telefonare e prendere appuntamento con la coordinatrice del volontariato”.

 

Alessia, qual è il tuo ruolo? Cosa fa un volontario?

La cosa più bella è il gioco con i bambini ospiti della casa! A volte, a causa delle cure, devono trascorrere in casa pomeriggi che sembrano interminabili e noi volontari siamo lì per intrattenerli e dare alle mamme qualche ora di libertà. La casa è attrezzata con una ludoteca e, quando il tempo è bello, si può stare anche in giardino, dove ci sono altri giochi. In casa puoi trovare bambini di pochi mesi e ragazzi di 16 o 17 anni. Noi volontari cerchiamo di dedicarci a tutti, cosa non sempre facile perché i gruppi non sono mai omogenei, né per età né per nazionalità. E siamo pronti anche, a volte, a fare compagnia e dare conforto ai genitori (in genere ce n’è uno solo con il bambino). Se è vero che i bambini hanno bisogno di compagni di giochi, anche i genitori hanno bisogno di  fare quattro chiacchiere. Mantenere un distacco totale è impensabile: ai bambini ci si affeziona ed è dura a volte seguire i momenti più difficili della malattia. Con le mamme succede che nascano vere e proprie amicizie che continuano nel tempo anche dopo la guarigione dei bambini.

Che cosa cercavi e cosa ti aspettavi quando hai iniziato?

Ero preoccupata! Quando mi hanno detto che i bambini erano malati oncologici gravi, non sapevo nemmeno come mi sarei dovuta relazionare con loro. La prima volta sono stata affiancata da una clown dottore e sono rimasta lì per quattro ore. C’era una bimba di quattro anni che giocava al dottore con le bambole: faceva le iniezioni, mi diceva i nomi delle medicine che somministrava. Faceva tutto con una naturalezza che mi ha colpito! A volte mi chiedo se non sia stata una scelta egoistica, un modo di colmare un vuoto, perché ricevevo dai bambini molto di più di quello che pensavo di voler dare loro. Diciamo che è uno scambio reciproco: il tempo che dedichiamo loro è ricambiato in pieno dall’affetto che manifestano e anche dalla riconoscenza delle mamme che te lo dicono o, in qualche modo, te lo fanno capire. Le mie preoccupazioni si sono rivelate esagerate, anzi sono rimasta sorpresa dal clima paradossalmente sereno che si respira nella Casa di Andrea. I problemi sono semmai legati alla convivenza, come succede a volte anche in famiglia; qui ci sono tanti piccoli nuclei familiari con abitudini, cucina, stili di vita e lingua spesso diversi; in più c’è la malattia da gestire. Eppure sono rari i casi in cui ho visto l’equilibrio della casa turbato, mentre nella maggior parte dei casi i genitori riescono a gestire anche i capricci dei piccoli, spesso provati dalle cure e dai farmaci che a volte li rendono irrequieti.

Ti ha cambiato metterti al servizio degli altri nel volontariato?

I miei amici mi dicono che, sebbene sia sempre stata abbastanza disponibile, adesso riesco a dare meno peso ai miei problemi. Mi sento più buona, forse dovrei dire appagata. È come se avessi in parte colmato un vuoto. A volte sento la fatica, perché i bambini ti tolgono energie fisiche e mentali. Poi torno a casa e mi rendo conto che sto bene, è quasi terapeutico trascorrere del tempo con loro. È una terapia del buon umore. Sento che sto facendo qualcosa di buono e mi fa star bene. Dare significa quasi sempre ricevere, anche quando si è colpiti dalla sofferenza. È stata ed è tuttora un’esperienza bella. Tutto l’amore che abbiamo a volte non sappiamo a chi darlo.

Mi sono anche resa conto che sprecavo molto tempo, avendolo tutto per me. Invece adesso cerco di incastrare le cose da fare e trovo un’oretta a volte per andare a salutare i bambini… e poi i loro sorrisi, gli abbracci, i baci mi fanno stare bene! A distanza di oltre un anno da quando ho iniziato, posso dire che è stata ed è tuttora un a bella esperienza, anche se, in alcuni casi, un po’ dura e forte. La Casa di Andrea, gestita dall’Associazione Andrea Tudisco, ha sede a Roma e accoglie i bambini che arrivano all’ospedale Bambin Gesù per periodi di ricovero più o meno lunghi.

Sarà una risata che ci guarirà è il titolo del percorso, avviato in dicembre con i ragazzi di scuola media con dell’Highlands Institute (www.highlandsroma.com), volto a stimolare la formazione di una personalità socialmente attiva e sensibile ai valori di responsabilità sociale ed impegno attivo a favore dei più deboli. Il percorso, inoltre, prevede interventi di educazione all’espressione delle emozioni, all’effetto benefico del riso e delle emozioni positive.

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Per info: http://www.assandreatudisco.org/

 

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