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San Francesco di Paola e l’etica economica della ‘moneta sanguinante’

Finché Cristo non torna ad essere centrale nell’azione e nel pensiero dell’uomo, il potere economico sarà sempre più corrotto e privo di quel senso cristiano che può cambiare la storia

Mentre in Calabria la Conferenza Episcopale, guidata dall’arcivescovo di Catanzaro, mons. Vincenzo Bertolone, si prepara alla celebrazione del prossimo centenario di San Francesco di Paola, a 600 anni dalla nascita, in Italia, grazie al prof. Oreste Bazzichi, riprende il dibattito sull’economia civile ispirata a san Francesco d’Assisi.

Un tema che attraversa tutto l’arco della vita del santo calabrese (Paola 27 marzo 1416 – Tours, 2 aprile 1507) e che potrebbe essere sviluppato in occasione degli eventi previsti nei prossimi mesi intorno alla sua figura. Una buona occasione per coinvolgere studiosi, ministri del settore economico, autorevoli rappresentanti dell’economia Francescana, considerando di pari passo alcuni capitoli dell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco.

D’altronde se meglio si riflettesse sul miracolo di San Francesco di Paola (ordine dei minimi), avvenuto a Napoli verso la fine del XV secolo, si potrebbe intravedere un forte segnale rivolto ad una politica economica di equità e di giustizia sociale, capace di riattivare la speranza delle classi più deboli, escluse dalla possibilità di una possibile crescita. Quasi una puntualizzazione del modello nato in terra umbra, nonostante la vita dei due santi e dei rispettivi ordini fosse distinta e separata, nei tempi e negli indirizzi.

Fu il re di Francia Luigi XI, Ferrante I D’Aragona, re di Napoli, che fece venire dalla terra degli Itali il monaco Francesco, celebre per la sua santità. Il religioso lasciò la cittadina di Paola e fu a Napoli nel 1481. Davanti al Re che lo voleva platealmente tentare con un vassoio pieno di monete d’oro, offerte per la costruzione di un convento, San Francesco rifiuta. Ma non finisce qui! L’uomo del Signore prende una moneta, la spezza e fa uscire del sangue. Un chiaro messaggio per la politica economica malsana del sovrano che lo ospitava.

Il sangue voleva rappresentare quello dei sudditi, costretti a subire i soprusi del potente di turno. Di fronte ad una ingente offerta di denaro e ad una proposta di prosperità e di ricchezza fuori dal comune, chiunque si sarebbe lasciato sedurre; così non fu per il Santo di Paola. Un miracolo non è quindi solo un atto straordinario fine a se stesso, ma anche uno strumento eccezionale per far vedere la pura realtà, in alcuni casi, come in questo, piegata all’arroganza istituzionalizzata del potere centrale. In gergo popolare potremmo dire che si tratta di mettere il dito nella piaga, di solito mai presa in seria considerazione, pur se evidente, spesso insopportabile e da tutti criticata.

La chiave di lettura di quanto accaduto nella città partenopea ci porta, inequivocabilmente, verso il pensiero socio-economico francescano che si afferma tra 1200 e il 1500. Era stato infatti San Francesco d’Assisi, morto ad Assisi nel 1226, a dare vita con i suoi seguaci (frati minori) ad una rivoluzione sociale che portò l’Italia dal Medioevo al Rinascimento. L’interesse personale cessa di confondersi con l’egoismo e diventa interesse naturale, morale, giuridico a soddisfare i propri bisogni, senza per questo nuocere alla società.

Il prof. Oreste Bazzichi, nel suo libro dal titolo “Dall’economia civile Francescana all’economia capitalistica moderna”, spiega in modo ineccepibile come proprio l’intuizione dei frati nella conduzione dei processi economici e sociali quotidiani, operò una rivoluzione senza precedenti, dove i poveri da problema divennero risorsa per lo sviluppo e l’occupazione. Nasceva perciò un modello di giustizia e di equità sociale, base di altre teorie economiche negli anni a venire, che mai però avrebbero trattenuto l’alto senso cristiano dell’idea francescana.

Un punto fondamentale che non si esaurisce solo in delle formule coerenti ben incastrate, ma che ha bisogno di espandersi con una rivoluzione interiore della società. Il vangelo non è un atto secondario, sostituibile da avvincenti teorie filosofiche, ma la bussola per eccellenza capace di supportare qualsiasi operazione umana rivolta al bene comune. Stefano Zamagni, che ha curato l’introduzione del libro di Bazzichi, sottolinea come è difficile parlare di etica del mercato, quale problema complesso, che non trova soluzione, perché, al di là delle norme legali e dei diritti fondamentali, ognuno ha la possibilità di definire la sua personale etica che può o non può coincidere con quella degli altri e viceversa.  

Ma Papa Francesco, con la sua Evangelii Gaudum in continuità con il pensiero francescano, va oltre. Invita a riporre l’amore cristiano, che è essenzialmente reciprocità, gratuità e dono, nella sfera pubblica. Non sono, infatti, il contratto o il mercato o i meccanismi di produzione che di per sé disumanizzano e distruggono il legame sociale, ma il voler pretendere di costruire la vita economica e civile sul solo mercato e sulle sue strutture di riferimento.

Per questo occorre approfondire e declinare meglio il principio di sussidiarietà. Interessanti in proposito i capitoli della sopra citata Esortazione Apostolica, che puntano a dei “no” decisi per una economia dell’esclusione; di una nuova idolatria del denaro; del denaro che governa invece di servire; dell’iniquità che genera violenza. Non si può di certo riproporre un modello di economia francescana, se non si capisce la profondità del messaggio di Papa Francesco, minacciato ogni giorno da un processo di secolarizzazione che tende a ridurre la fede e la Chiesa all’ambito privato e intimo.

Senza Cristo, inoltre, conseguente la negazione di ogni trascendenza, ha preso forma una crescente deformazione etica, assieme ad un indebolimento del senso del peccato personale e sociale. Tutto questo in sintonia con un progressivo aumento del relativismo, dando luogo ad un disorientamento generalizzato, specialmente tra le nuove generazioni, tanto fragili dinnanzi a qualsiasi mutamento sociale.

Scrive Papa Francesco al punto 54: “Dietro questo atteggiamento si nascondono il rifiuto dell’etica e il rifiuto di Dio. All’etica si guarda di solito con un certo disprezzo beffardo. La si considera controproducente, troppo umana, perché relativizza il denaro e il potere. La si avverte come una minaccia, poiché condanna la manipolazione e la degradazione della persona. In definitiva, l’etica rimanda a un Dio che attende una risposta impegnativa, che si pone al di fuori delle categorie del mercato”.

Ma anche se andiamo verso i pensatori più importanti del ventesimo secolo, come Bernard Lonergan ci accorgiamo di un limite in chiave teologica della morale e dell’economia. In Calabria in proposito è stato organizzato, grazie alla sensibilità e lungimiranza dell’arcivescovo Bertolone, un convegno di studi sul testo del giovane sacerdote e studioso, Nicola Rotundo dal titolo “Verso una nuova politica economica per l’uomo?” ( Ed. Cantagalli).

Chiaro il commento del teologo mons. Di Bruno: “Anche se l’autore riscontra negli studi del gesuita canadese un apparente primato della persona, l’impianto complessivo si dimostra labile per il sol fatto che dietro non vi è il primato di Cristo e della sua opera redentiva, di cui il religioso parla, con un certo timore, in alcuni frangenti della sua opera, quando affronta il tema Paolino dell’impotenza morale, trattato nel capitolo settimo della lettera ai Romani. Ma si tratta di temi non articolati quasi come se gridare la necessità di Cristo per l’uomo, per la storia, per l’economia, fosse un reato per il mondo emancipato del Novecento”.

Finché Cristo non ritornerà ad essere centrale nell’azione e nel pensiero dell’uomo, molto spesso, purtroppo, ritornerà di attualità il messaggio di san Francesco di Paola al re di Napoli. È come spezzare ancora una moneta e accorgersi che compaiano le tracce di sangue di un potere economico, sempre di più corrotto e privo di quel senso cristiano che può cambiare e salvare la storia.

 

About Egidio Chiarella

Egidio Chiarella, pubblicista-giornalista, ha fatto parte dell'Ufficio Legislativo e rapporti con il Parlamento del Ministero dell'Istruzione, a Roma. E’ stato docente di ruolo di Lettere presso vari istituti secondari di I e II grado a Lamezia Terme (Calabria). Dal 1999 al 2010 è stato anche Consigliere della Regione Calabria. Ha conseguito la laurea in Materie Letterarie con una tesi sulla Storia delle Tradizioni popolari presso l’Università degli Studi di Messina (Sicilia). E’ autore del romanzo "La nuova primavera dei giovani" e del saggio “Sui Sentieri del vecchio Gesù”, nato su ZENIT e base ideale per incontri e dibattiti in ambienti laici e religiosi. L'ultimo suo lavoro editoriale si intitola "Luci di verità In rete" Editrice Tau - Analisi di tweet sapienziali del teologo mons. Costantino Di Bruno. Conduce su Tele Padre Pio la rubrica culturale - religiosa "Troppa terra e poco cielo".

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