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Italian actor Remo Girone

Courtesy by Remo Girone

Remo Girone e il suo legame con Pio XII

Parla il celebre attore, che ha lavorato nel film-inchiesta “Shades of Truth” su Papa Pacelli

“Quello che è successo a Parigi è qualcosa di terribile. Troppe persone innocenti sono state uccise”. Così ha commentato gli attentati di Parigi del 13 novembre Remo Girone, celebre attore teatrale, cinematografico e televisivo italiano. Poche parole, ma cariche di sentimento ed emozione, nel segno del massimo rispetto per quello che è accaduto, senza cadere nei falsi moralismi e nella retorica.

ZENIT lo ha intervistato prendendo spunto dalla sua partecipazione al film Shades of Truth di Liana Marabini, per poi affrontare argomenti come il suo rapporto con la fede e i progetti futuri dell’attore.

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Lei ha preso parte al film Shades of Truth di Liana Marabini, film inchiesta sulla figura di Papa Pio XII. Cosa l’ha spinta ad aderire a tale progetto?

Conosco Liana Marabini da molto tempo, e la mia stima per lei è altissima. Inoltre, il personaggio che avrei dovuto interpretare mi affascinava molto.

Lei infatti ha vestito i panni di Soares, ex impiegato addetto ai visti dell’ambasciata portoghese di Roma, che persuaso dal Papa decise di porre il timbro per il visto sui passaporti di migliaia di ebrei, permettendo così il loro espatrio. Una storia incredibile. Cosa ha provato nell’interpretarlo?

Soares è un uomo molto anziano che attende la morte serenamente, con la coscienza di aver fatto qualcosa di buono nella sua vita. Piacerebbe anche a me (il più tardi possibile) affrontare la fine della vita con la coscienza a posto. Credo però che sia una cosa molto difficile per chiunque.

Nel film della Marabini assistiamo al lento crollo delle certezze di David Milano, protagonista del racconto, che da iniziale sostenitore della tesi secondo la quale Pio XII fu il “Papa di Hitler” capisce quale fu la grandezza di Papa Pacelli. Prima del film lei era corrente di tutto quello che Pio XII aveva fatto per salvare più vite possibile?

Sì, ne ero al corrente. Avevo già fatto un film in due puntate, per la televisione tedesca, dove ho interpretato il ruolo di Pio XII. Fu in quella occasione che approfondii la mia conoscenza di Papa Pacelli.

Qual è la sua opinione sulla figura di Pio XII? Il film ha aiutato a formare o a modificare la sua opinione?

Ho una grande stima di Papa Pacelli. Con il film tv tedesco ho avuto modo di approfondire la sua vita, interpretando anche gli anni in cui era stato Nunzio a Monaco prima e a Berlino poi. Il film di Liana invece, è servito a rafforzare questa mia stima.

Qual è il suo rapporto con la fede?

È difficile parlare del mio rapporto con la fede. Sono cattolico battezzato, ho fatto la prima comunione e la cresima, ma devo dire che non sono un grande frequentatore delle funzioni religiose e ho spesso dei dubbi. Nei momenti difficili però, recito delle preghiere e mi danno molto conforto.

Nella sua carriera lei ha preso parte ha più di 60 lavori tra cinema e tv, regalando al pubblico celebri personaggi come Tano Cariddi de “La Piovra”, senza considerare l’immenso lavoro che lei ha svolto in campo teatrale, pensiamo allo “Zio Vanja” diretto da Peter Stein. Come valuta il panorama culturale italiano contemporaneo, in particolare in campo cinematografico?

Riuscire a fare dei film per le sale è molto difficile e complicato in Italia. Tutti quelli che fanno cinema ci mettono ogni volta il cuore e l’anima, dal produttore allo sceneggiatore, dal regista agli attori, insieme alle persone dei vari reparti fino all’ultimo macchinista. Ogni film è il risultato del lavoro complessivo di tante persone che hanno competenza, abilità e amore per il proprio mestiere. È importante che se ne parli sempre con rispetto. La professionalità di tutti coloro che amano il cinema fa sì che in Italia si continuino a realizzare film che vincono gli Oscar, nonostante le immense difficoltà che persistono.

Quali sono i prossimi progetti cinematografici e/o teatrali ai quali parteciperà?

Ho in uscita un film che si chiama “Infernet” sui danni che l’uso sbagliato della Rete provoca, in cui interpreto il ruolo di un sacerdote. È appena uscito “Rosso Mille Miglia” dove recita, così come nel film di Liana Marabini, anche mia moglie Victoria Zinny. Ho fatto inoltre due film americani che si sono girati in Italia: “Voice from the stone”, un thriller psicologico in cui la protagonista è Emilia Clark (l’attrice de “Il Trono di Spade” e del nuovo “Terminator”), dove interpreto il misterioso maggiordomo del castello dove si svolge la storia. Il secondo film si chiama “SMITTEN!” ed è una commedia romantica che ha qualcosa del “Sogno d’una notte di mezz’estate”, con la regia e la sceneggiatura di Barry Morrow, già premio Oscar per la sceneggiatura di “Rain Man”. Per il teatro sarò la voce recitante del “Kaddish” di Bernstein, con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, l’anno prossimo.

Data la sua grande esperienza, quale consiglio si sente di dare alle nuove leve che intendono avvicinarsi al mondo cinematografico o teatrale, magari entrando a far parte dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’amico come fece lei?

All’Accademia entrano, per concorso, 20 persone ogni anno. Se si ha la bravura necessaria per essere ammessi sono tre anni di studio davvero molto importanti. Servono anche, o soprattutto, a verificare se si ha la vera passione e la serietà necessaria per fare questo mestiere, perché altrimenti non si superano gli innumerevoli ostacoli, frustrazioni e difficoltà di cui è costellata la carriera di un attore. Ma l’Accademia non è l’unica strada per “diventare” attori: si può arrivare al mestiere anche dal teatro filodrammatico, si può essere figli d’arte… insomma le strade sono diverse. Ma la serietà, lo studio, la passione e, importantissimo, il talento di base, sono indispensabili, sempre e comunque.

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