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Mons. Paglia: “Cuba vive una primavera di fede”

Il presule di ritorno dall’isola, dove ha partecipato al Congresso ecclesiale per ricordare la figura di Felix Varela, di cui è postulatore della causa di beatificazione

Si è da poco conclusa la visita a Cuba di mons. Vincenzo Paglia. Il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia si è recato nell’isola caraibica per partecipare al Congresso della Chiesa cubana, durante il quale è stata ricordata la figura di padre Félix Varela, religioso evangelizzatore nell’isola e negli Stati Uniti, considerato il “padre della patria”. Di Varela, mons. Paglia era stato nominato, nel febbraio scorso, postulatore della causa di beatificazione. Ora una commissione ne sta studiando il miracolo. Una figura, questa del patriota cubano, che – spiega Paglia a ZENIT – è “un modello valido” nell’attuale avvicinamento tra Washington e Cuba e anche per la “primavera di fede” che l’isola sta vivendo e che deve essere sostenuta.  Di seguito l’intervista.

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Lei è stato recentemente in visita a Cuba. Ci può raccontare il suo viaggio?
Sí, a Cuba ho incontrato tanta gente: il cardinale Ortega, gruppi di laici molto vivaci, la Comunità di Sant’Egidio che svolge una bellissima opera nel mondo dei giovani. Proprio questi rivestono un ruolo fondamentale nella prospettiva di una rinascita della Chiesa cubana. Credo che la Chiesa nell’isola stia vivendo una ‘primavera’ che deve essere sostenuta.

In particolare, il motivo del suo viaggio è legato alla causa di beatificazione di Félix Varela, di cui lei è postulatore?
Ho partecipato al Congresso della Chiesa Cubana in cui è stato ricordato il venerabile, in particolare si è parlato dell’importanza per Cuba di riscoprire la figura di questo uomo di Dio, uomo di Chiesa, uomo della società, di cui ora siamo in attesa del miracolo per procedere con la causa di beatificazione. L’ispirazione religiosa che aveva Varela era il motivo per cui egli parlava della indipendenza del popolo cubano e della liberazione degli schiavi, arrivando ad essere accusato e rischiato la pena di morte, motivo per cui dovette fuggire a New York, negli Stati Uniti.

Qual è la relazione tra questo esule cubano e l’evangelizzazione negli USA?
Spesso purtroppo si dimentica che è stato proprio Varela a fondare la chiesa locale di New York, al punto che fu proposto come arcivescovo. Poi il Governo di Madrid intervenne a Roma per evitare che ciò accadesse. Negli anni dal 1823 al 1853, Varela ha creato a New York la parrocchia della Trasfigurazione, rendendola esemplare in un momento di forte immigrazione verso gli Stati Uniti. Egli ebbe l’intuizione di non creare parrocchie linguistiche, e dunque impostò la sua come una chiesa plurilingue invitando diversi sacerdoti per edificare una comunità cristiana varia che evitasse di creare ghetti.

Cosa ci dice questa figura nella situazione attuale?
La figura di Varela deve essere riscoperta in una nuova ottica che è quella che stiamo vivendo oggi dopo il ‘disgelo’ delle relazioni tra Stati Uniti e Cuba. Varela ha costruito infatti un ponte tra i due paesi da tanto tempo che, oltre ad essere riscoperto, va assolutamente ripercorso.

Può anticiparci qualcosa sul miracolo che porterebbe il venerabile ad essere elevato agli onori degli altari?
Siamo in attesa, abbiamo alcune idee e spero che si possano verificare. In ogni caso, una Commissione per l’esame del miracolo è stata già istituita. Mi auguro che il tribunale giudichi positivamente il risultato, in modo da arrivare presto alla beatificazione.

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