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Fresh water from the fountain

Pixabay CC0, Public Domain

Mons. Bertolone: “Acqua, fonte di vita”

È tempo di fermarsi a pensare, con urgenza, sulle conseguenze di ciò che stiamo facendo alla Terra e decidere sul da farsi

“L’acqua è la forza che ti tempra, nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi: noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo, come un’equorea creatura che la salsedine non intacca ma torna al lito più pura”.

Questa lirica di Eugenio Montale rende bene l’immagine e l’idea dell’importanza dell’acqua. Un valore certo materiale, ma al tempo stesso spirituale, al quale é impossibile rinunciare, se non al prezzo della morte, fisica ed interiore. Eppure, come le riflessioni ispirate di recente dalla celebrazione della Giornata mondiale dell’acqua hanno drammaticamente testimoniato, ancora tante, troppe, sono le vite stroncate dalla penuria idrica: nel mondo ogni dì almeno 30.mila persone muoiono per mancanza d’acqua ed altre due miliardi utilizzano fonti contaminate, causa di circa 502.000 decessi per conseguenze intestinali. E ciò malgrado la risoluzione ONU del 29 luglio 2010 abbia riconosciuto il diritto all’acqua potabile e sicura ed ai servizi igienici come <<essenziale al pieno godimento della vita e di tutti i diritti umani>>: nonostante i passi avanti fatti per risolvere il problema, ci sono ancora 663 milioni di persone che non hanno a disposizione fonti migliorate, tra cui 159 milioni dipendenti da acque di superficie. Inoltre, i rischi legati alla disponibilità di acqua, in termini di impatto a livello globale, si collocano al terzo posto, stando al Rapporto del World Economic Forum del 2017, dopo le armi di distruzione di massa e gli eventi meteorologici estremi.

Insomma, il pianeta si trova di fronte ad una situazione alquanto complessa, rispetto alla quale è fondamentale sensibilizzare le coscienze, ma anche i governi, sull’importanza di scelte – individuali e collettive – capaci di rovesciare lo status quo. Una prospettiva nella quale l’acqua viene considerata nella sua interezza, dunque nel suo profilo simbolico ed ontologico, la cui importanza è all’origine di  circa 1.500 versetti dell’Antico Testamento ed in più di 430 del Nuovo. Ciò tanto nel  significato di catarsi e purificazione, comune a tutte le religioni, quanto nel suo essere sorgente di vita, di fecondità della terra. Non a caso Papa Francesco ha invitato “ad unire tutte le nostre voci in una stessa causa”, per ascoltare “il grido del fratello” che ha sete, affinché ogni Stato garantisca “l’accesso universale all’acqua sicura e di qualità”. Ha aggiunto il Santo Padre: “Con il nostro poco contribuiremo a far sì che la nostra casa comune sia più abitabile e solidale, una casa dove nessuno venga scartato né escluso, ma dove tutti godiamo dei beni necessari per vivere e crescere in dignità”.

È tempo dunque di fermarsi a pensare, con urgenza, sulle conseguenze di ciò che stiamo facendo alla Terra e decidere sul da farsi. Non domani, ma adesso, mentre panta rei,  senza dare per scontato nulla, prima di ritrovarsi nell’impossibilità di tornare indietro per rimediare all’irreparabile.

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