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Modì: l’eterno “maledetto” approda a teatro

“Nu couché” battuto all’asta a 170 milioni di dollari aggiudicato a un milionario cinese, morto povero, senza carbone e con la tisi. Al Quirino la storia di Modigliani

“La realtà mi terrorizza”. Lo gridava a Beatrice Hastings, la sua amante inglese, Modì – un sussultante Amedeo Modigliani – interpretato da un attraente e convincente Marco Bocci. Il tremore delle mani e la continua tosse, i sintomi della tisi aggravata dalla tossicità dei colori e dalla sua ostinazione a voler scolpire, benché la sua compagna di allora, una giornalista di arte lo sconsigliasse vivamente, orientandolo risolutivamente verso la pittura. Era questo Modì, livornese di nascita, parigino d’adozione, un artista vero che solo nel creare, trovava la sua ragione di vita e il suo sollievo, allergico alle dinamiche commerciali, concentrato in questo suo stile particolare e unico per l’epoca.

E fu proprio per questo suo atteggiamento, poco incline alle dinamiche di mercato e ai dettami della moda artistica – cubismo, fauvismo ed espressionismo – che Amedeo Modigliani si inimicò qualche donna e impresario, morendo così povero e incompreso, per guadagnare fama e considerazione post mortem. A tenergli la mano sul letto di morte, la sua giovanissima compagna, Jeanne Hébuterne, pittrice a sua volta, che il giorno dopo si suicidò, pagando il prezzo degli stravizi del compagno e dell’intensità di un amore folle.

Ma così era la Parigi degli anni ‘20, bohémienne ed eccessiva: hashish, oppio e assenzio erano i “migliori amici” degli artisti squattrinati. Una vita di eccessi tra droga e sesso che sin troppo velocemente trasformò Modì da aristocratico provinciale a dissoluto navigato. “Senza alcol non riesco a dipingere” si giustificava con le donne amate, quattro in tutto: Kiki de Montparnasse, prostituta e modella, la poetessa russa Anna Achmatova, la giornalista ostinata Beatrice Hastings e infine l’ultima Jeanne Hébuterne, pittrice alle prime armi.

L’alcol come antidoto alla depressione e amplificatore dei sensi, che gli permetteva di raffigurare l’essenza delle sue donne dal collo lungo. “Io non riproduco l’oggetto è l’oggetto che assomiglia al mio dipinto: rifletto le paure e desideri interiori”, ripeteva nelle sue accese discussioni con la Hastings, che non apprezzava i suoi ritratti, definendolo “poco somiglianti alla persona”. Secondo le cronache dell’epoca, era un rapporto conflittuale il loro, passionale ma antitetico, com’è fedelmente riprodotto nella pièce teatrale, che accosta l’esuberanza del desiderio agli eccessi d’ira. Nei panni della corrispondente britannica, una Romina Mondello che non brilla e si mangia le parole.

Al contrario, è accattivante la performance della genovese Giulia Carpaneto – classe ‘91 e un diploma nel 2014 all’Accademia di recitazione Silvia D’Amico – che incanta con la sua grazia e simpatia, rendendo Kiki de Montparnasse, un mix di sensualità e ironia. Notevole è inoltre la presenza scenica di Vera Dragone, ammaliante nel ruolo della poetessa russa Anna Achmatova, uno dei più grandi amori di Modigliani, interrotto solo dal suo ritorno in Russia. Giusta per il ruolo, Claudia Potenza, che si cala alla perfezione nei panni dell’ingenua Jeanne Hébuterne, detta noce di cocco per il suo ovale perfetto.

Un cast appropriato e valido dove troneggia Marco Bocci – un Modigliani impareggiabile – che al di là di ogni aspettativa, commuove ed esalta il pubblico con una performance da standing ovation: un binomio di allure perverso e imperituro lirismo, come solo Modì sapeva incarnare. Cornice perfetta di questa straordinaria interpretazione è la scenografia curata da Gianluca Amodio e i contributi visual di Claudio Garafolo che riproducono esattamente la Belle Epoque e danno vita ai più celebri dipinti dell’artista, rendendo il palco un’opera d’arte con vita propria.

Merito di questa concertazione armonica e riuscita è Angelo Longoni, che non ha lasciato nulla al caso, dopo un attento e lungo studio. “Un progetto dalla gestazione lunga e sofferta – racconta il regista – oltre un anno di allestimento, di cui ora siamo fieri, dopo questa tournée di successo, prima in Toscana, poi in Emila Romagna fino a Roma. Nella scrittura, ho approfondito questi due aspetti: il periodo parigino, quando la Ville Lumiere era capitale della cultura e gli effetti deleteri dell’incomprensione e sofferenza artistica sull’animo di Modigliani”.

E ne consegue uno spaccato riuscito della Belle Epoque e della bohème, una meta-esistenza che accomunava i migliori talenti del Novecento tra dissoluzione ed estro creativo, in un paradiso artificiale che in Baudelaire trova il suo cantore eletto. Un’atmosfera onirica e prolifica spazzata via dalla potenza devastante delle due Guerre Mondiali.

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Dall’8 al 20 marzo al Teatro Quirino di Roma

Modigliani

Regia e adattamento: Angelo Longoni

Con Marco Bocci, Romina Mondello, Giulia Carpineto, Vera Dragone

Musiche: Ryuichi Sakamoto

Scene: Gianluca Amodio

Costumi: Lia Morandini

Contribuiti: Video Claudio Garofalo

 

 

 

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