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Cardinal Mar Bechara Boutros Rai (pr al-Rahi)(C)

Catholic Church England and Wales

Libano: leader cristiani contro il vuoto presidenziale

Durante il vertice inter-cristiano si è parlato inoltre dei conflitti in Medio Oriente e dell’esodo dei cristiani da Siria e Iraq

Riferimenti allo stallo politico che vive il Libano da quasi due anni ed impedisce l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, nonché alle crisi che interessano Palestina, Iraq, Siria e Yemen. Li ha fatti domenica scorsa il Patriarca di Antiochia dei Maroniti Béchara Raï durante la Santa Messa nella Festa della Misericordia.

“È inutile sperare di salvare il Libano se la misericordia non abita nei cuori dei nostri dirigenti”, ha detto il cardinale sottolineando che la fede cristiana deve riflettersi nelle opere.

Come riferisce la Radio Vaticana, la situazione in Libano e in tutto il Medio Oriente è stata al centro del vertice inter-cristiano convocato ieri a Bkerké, sede del Patriarcato maronita, con l’obiettivo di definire una posizione comune delle comunità cristiane libanesi sulle varie questioni sul tavolo, dalla vacanza presidenziale all’accoglienza dei profughi, passando per il terrorismo, il fondamentalismo e i conflitti nella regione.

Nel comunicato finale della riunione, i leader cristiani libanesi ribadiscono l’urgenza dell’elezione del nuovo Presidente, sottolineando che il “vuoto presidenziale grava pesantemente sul funzionamento delle istituzioni dello Stato”. Inoltre, essi denunciano ancora una volta l’esodo dei cristiani dalla Siria e dall’Iraq, che paragonano al genocidio degli armeni sotto l’Impero ottomano. Quanto all’emergenza rifugiati – che ormai hanno superato la cifra record di due milioni, tra siriani, iracheni e palestinesi – le Chiese cristiane libanesi invocano una soluzione politica che permetta il loro ritorno  nei rispettivi Paesi, in quanto il Libano non è più in grado di accoglierli.

Infine il comunicato esprime critiche nei confronti dell’ipotesi di una divisione della Siria su basi confessionali, in quanto avrebbe ripercussioni sul confinante Libano, unica realtà multiconfessionale del Medio Oriente.

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