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“Le madri del deserto, eremite del primo Cristianesimo”

Il libro di Gabriele Ziegler racconta le vite di importanti figure spirituali femminili nei primi secoli dell’era cristiana

 “Questo è un libro piccolo, ma denso di contenuti, che emoziona e aiuta a conoscere un ambito della presenza femminile nella storia cristiana purtroppo messo spesso in ombra”. Con queste parole la scrittrice Neria De Giovanni, coordinatrice della rassegna di incontri letterari I venerdì di Propaganda, ha introdotto la presentazione del libro Le madri del deserto, eremite del primo Cristianesimo, edito dalla Libreria editrice vaticana (Lev) e scritto da Gabriele Ziegler, teologa tedesca e studiosa della storia cristiana delle origini. L’evento si è svolto presso la Libreria internazionale Paolo VI di Roma e ha visto la partecipazione della professoressa Marisa Ferrari Occhionero, docente di sociologia presso l’Università Sapienza e autrice di saggi e pubblicazioni sul tema delle pari opportunità e i diritti delle donne.

“Spesso nella storia del Cristianesimo – ha sottolineato De Giovanni – si mette in evidenza il ruolo avuto dagli eremiti, gli asceti che hanno cercato la strada verso Dio attraverso l’isolamento nel deserto. Si tratta dei cosiddetti padri del deserto. Ma hanno avuto un ruolo importantissimo anche le madri del deserto, donne che hanno scelto la fuga dal mondo per seguire la propria vocazione, compiendo una scelta difficile ma pienamente consapevole e in quella scelta hanno trovato la propria libertà”.

“Il grande vantaggio di questo libro – ha evidenziato la professoressa Ferrari Occhionero – è che lancia messaggi e spunti di riflessione, facendoci conoscere queste madri del deserto, figure fondamentali nello sviluppo del monachesimo, ma per molti cadute nell’oblio. Le Chiese orientali ortodosse hanno conservato una memoria molto più approfondita di queste donne, quasi dimenticate dalla Chiesa cattolica nei secoli, forse volutamente in alcuni casi”.

Il volume racconta le storie di Sincletica, Teodora, Sara, Maria Egiziaca, Melania e altre ancora. Donne colte e di famiglia ricca che, nei primi secoli del Cristianesimo, per seguire la propria vocazione, decisero di fare voto di castità, sottraendosi così al ruolo tradizionale di madri e spose che la società romana imperiale riservava alle figure femminili. Rinunciando alle nozze per motivi religiosi, rischiavano la prigione o addirittura l’esecuzione. Furono quindi costrette a fuggire in luoghi isolati sulle sponde del Nilo o nelle aree desertiche di Egitto, Palestina, Siria e Libano.

“Dimostravano – ha dichiarato la professoressa Ferrari Occhionero – un coraggio, una volontà ferrea, una resistenza fisica e uno spirito di sacrificio giudicati ‘virili’ già all’epoca. Sostenevano che la vita non potesse essere quella della società imperiale romana e quindi ne cercavano una migliore nella proiezione cristiana della vita ultraterrena. Si scagliarono contro l’egoismo, l’individualismo e il degrado morale. Il loro isolamento finiva quando facevano proselitismo e altre persone, riconoscendone il valore spirituale, si recavano da loro per chiedere consiglio o seguirne l’esempio”.

Il lavoro di Ziegler è figlio di quello di numerose ricercatrici che, negli anni ’70, riportarono alla luce le vicende di queste monache ed eremite. “Ed è anche grazie a loro – ha precisato la docente della Sapienza – che oggi possiamo leggere di Teodora che, fra il matrimonio, l’esecuzione e il postribolo, scelse quest’ultimo, preferendo sacrificare il proprio corpo che rinnegare la fede. Fede dimostrata anche da uno dei suoi primi clienti, un soldato che riuscì a farla fuggire, pagando poi con il martirio il prezzo della propria azione salvifica. Un gesto che, secondo Ziegler, sottolinea la profonda collaborazione, nella fede, fra uomo e donna. A questo proposito, l’autrice cita San Paolo secondo cui, di fronte a Cristo, siamo tutti uguali e non ci sono uomini e donne”.

Le vicende avventurose di Teodora continuarono: per essere accolta in un monastero, si finse un uomo e lì iniziò il suo percorso di fede e isolamento. A un certo punto, fu accusata di essere il padre di un bambino e venne espulsa dalla comunità. Con lei fu allontanato anche il piccolo che lei decise di accudire.

Sara, erede di una famiglia nobile e ricca, decide di destinare il suo intero patrimonio ai poveri e alla liberazione di schiavi cristiani. Ma la più celebre fra le madri del deserto “è indubbiamente Sincletica”, ha sottolineato Ferrari Occhionero, “donna colta e vera guida spirituale per tutti coloro che decisero di seguire i suoi insegnamenti”. Riteneva che si dovesse rinunciare a tutto perché solo nell’isolamento si poteva vivere pienamente la fede e considerava le donne “docenti del bene”.

“Le biografie di queste eremite – ha concluso la sociologa – sono ancora attuali perché i deserti fisici in cui esse hanno vissuto possono essere paragonati ai deserti valoriali e affettivi che troviamo troppo spesso nelle nostre città e, in generale, nel mondo contemporaneo”.

A chiudere la presentazione, un commento di Maria Milvia Morciano, curatrice del libro per la Lev: “Il Cristianesimo delle origini ha una fortissima componente femminile. Basti pensare che l’imperatore Costantino è stato spinto a rendere legale il Cristianesimo dalla madre Elena. Queste figure femminili cristiane hanno inoltre contribuito al superamento della definizione aristotelica di donna come creatura irrazionale e impulsiva. Se hanno insistito fortemente sull’ideale della castità è anche perché era una delle poche scelte che allora potevano prendere liberamente”.

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