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Head and brain

Head and brain - Pixabay (bykst)

Il potenziamento umano tra tecnoscienza, etica e diritto

Ecco come la tecnoscienza in rapido sviluppo suscita questioni etiche emergenti per la vita dell’uomo e la sua auto-comprensione

Venerdì 22 gennaio, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, si è svolto il seminario a porte aperte dal titolo “Il potenziamento umano. Tecnoscienza, etica e diritto”, del GdN (Gruppo di Neurobioetica) che coordino da alcuni anni, gruppo di ricercatori costituitosi 7 anni fa (nel 2009) all’interno dell’Istituto di Scienza e Fede e della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani di Roma.

Ad intervenire come ospite questo mese, Laura Palazzani, ordinario di filosofia del diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza della Libera Università Maria Ss. Assunta (LUMSA) di Roma e vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. La prof.ssa Palazzani ha sviluppato, in un’ora e mezza, l’emergente tematica dell’ Enhancement, il cosiddetto “potenziamento” cognitivo umano quale ultima frontiera del dibattito neurobioetico contemporaneo, frutto delle più sofisticate conoscenze derivanti dagli studi sul nostro cervello e dal concomitante e parallelo sviluppo della tecnologia applicata alla vita dell’uomo. Una tecnologia che per alcuni sarebbe persino capace di “riplasmare” l’umano.

Questo seminario del Gruppo di Neurobioetica si ispira alla recente pubblicazione della prof.ssa Palazzani: Il potenziamento umano. Tecnoscienza, etica e diritto, edito da Giappichelli Editore (Torino 2015). Il volume si articola in due parti. Una prima affronta il dibattito sul piano teorico mettendo a confronto gli argomenti favorevoli e contrari all’enhancement in senso generale, allo scopo di delineare una riflessione critica ponderata che giustifichi i requisiti etici minimi per una regolamentazione che non ostacoli l’innovazione ma al tempo stesso sappia tutelare i valori e i diritti fondamentali dell’uomo. La seconda parte analizza i principali ambiti applicativi oggi in discussione: dalle tecnologie esistenti (chirurgia estetica, doping sportivo), alle tecnologie emergenti (potenziamento genetico, biologico, neuro-cognitivo) fino alle tecnologie convergenti (nanotecnologie, biotecnologie, informatica e scienze cognitive) e agli scenari radicali che si prefigurano nel transumanesimo e postumanesimo.

La studiosa di filosofia del diritto e biogiuridica ha spiegato ai membri del gruppo di ricerca in neurobioetica come da sempre l’uomo abbia cercato di migliorare la propria condizione. «L’enhancement include svariate modalità di intervento sull’uomo, il cui minimo comune denominatore è l’alterazione – moderata o estrema – del corpo e della mente, finalizzata al perfezionamento della salute e della vita. L’espressione efficace e sintetica ‘oltre la terapia’ ne delinea, in senso molto generale, l’ambito di analisi, pur necessitando molte precisazioni ed approfondimenti» (L. Palazzani, Il potenziamento umano. Tecnoscienza, etica e diritto, G. Giappichelli Editore, Torino 2015, Introduzione, p. IX).

La prof.ssa Palazzani ha delineato, all’inizio del suo intervento di venerdì 22 gennaio, le linee generali teoretiche e pratiche di quella che potremmo considerare una vera e propria “filosofia del potenziamento” (p.X), necessaria riflessione dinnanzi al rapido e inarrestabile sviluppo della tecnologia e della sua applicazione all’essere umano in tutte le sue dimensioni costitutive. Muovendo dalle difficoltà di delimitare l’ambito dell’enhancement e, perciò, di definirlo con precisione, la filosofa del diritto ha esposto le problematiche più salienti relative al potenziamento: da quelle considerate “classiche”, come possono gli ambiti della chirurgia esterica (pp. 72-76) e del doping sportivo (pp. 76-82) , sino alle questioni più “nuove”, come il potenziamento farmacologico (la cosiddetta “intelligenza farmacologicamente assistita”, p. 97) e il potenziamento biologico mirante ad una sorta di immortalità su questo mondo (pp. 90-97; quello che la filosofa chiama “sogno di auto-poiesi”, p. 130). Queste questioni possono venir colte dai corrispettivi interrogativi etici; si domanda la studiosa: «è lecito usare farmaci e tecnologie non solo per curare malattie, ma anche per potenziare capacità fisiche, mentali ed emotive? È lecito estendere la vita biologicamente ad ogni costo fino alla ‘immortalità terrena’? È lecito selezionare e alterare le caratteristiche genetiche individuali? È lecito impiantare protesi meccaniche nel cervello per migliorare la mente? È lecito usare farmaci o stimolazioni neurologiche per cancellare ricordi? È lecito costruire computer che imitano la mente e che la sostituiscano? È lecito costruire robot che interagiscano con umani e tra loro? Il modo in cui risponderemo a queste domande sarà determinante non solo per il presente, ma anche per il futuro dell’umanità».

La problematicità di definie l’ enhancement deriva sostanzialmente da tre fattori: da una parte, dalla difficoltà di delineare i confini tra salute e malattia, dalla difficoltà di identificare gli scopi della stessa prassi medica e, infine, dall’uso diversificato del termine stesso (p. 9).

Nella parte centrale di questo seminario dedicato al potenziamento umano, la prof.ssa Palazzani ha delineato i due poli del dibattito sull’ enhancement, mi riferisco all’orizzonte dei così denominati “tecnofili”, coloro che sposano non soltanto la liceità di qualsiasi metodologia e di intervento “migliorativo”, bensì la loro doverosità. Per intenderci, i “tecnofili” seguono questo «ragionamento sillogistico: poiché renderci migliori non può che essere un bene desiderabile (e non un male indesiderabile) e poiché il potenziamento è un insieme di metodologie per migliorare l’essere umano, ne deriva la legittimazione di tali pratiche e, contestualmente, la loro obbligatorietà» (p. 22). Il polo opposto è quello dei “tecnofobi”.

La prof.ssa Palazzani, ha proposto una “terza via”, una “strada intermedia”, in effetti: «la rilevazione degli argomenti a favore e contro il potenziamento evidenzia due linee contrapposte, una nella direzione dell’interventismo, con l’esaltazione della tecnologia disprezzando il corpo (tecno-filia bio-progressista), l’altra nella direzione dell’astensionismo, con l’esaltazione del corpo disprezzando la tecnologia (tecno-fobia bio-conservatrice). Al di là della condivisione dei singoli argomenti, è intuibile la preoccupazione emergente nei confronti di un affidamento cieco alla tecnologia migliorativa in funzione della autodeterminazione individuale e del dovere sociale evolutivo, ma anche i rischi di una avversione radicale all’avanzamanto delle conoscenze scientifiche e applicazioni tecnologiche in questo ambito» (p. 53), ed ecco la proposta, quella di una «posizione intermedia, che possa anche da un lato proibire tecniche estreme e dall’altro permettere interventi moderati: una posizione che consenta di riflettere criticamente in modo equilibrato, fornendo la base per una regolamentazione delle nuove tecnologie. Una riflessione morale e una normazione giuridica che giustifichi alcune categorie generali di riferimento quale orizzonte concettuale per la valutazione e regolazione specifica delle singole tecnologie sul piano applicativo» (p. 53-54). Infine, la filosofa del diritto ha sottolineato l’importanza e il valore del concetto di “cautela” e di corretta informazione in quest’ampio settore neurobioetico e neurotecnologico.

Nel suo volume sul potenziamento umano, la prof.ssa individua nella «riflessione sui limiti di manipolazione/alterazione dell’uomo e dell’umanità a fronte dei possibili interventi di progressiva artificializzazione dell’umano o antropomorfizzazione della tecnologia», il “problema antropologico” alla base di questi sviluppi della neurobioetica contemporanea che rimanda alla necessità impellente di una visione integrale della persona umana, soggetto in cui le dimensioni mentali e corporali risultano costitutivamente incarnate.

I prossimi appuntamenti del Gruppo di Neurobioetica (GdN) riguarderanno i correlati neurofisiologici della visione umana (febbraio), mentre il 10 marzo a Roma all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum , e in una sucessivamente video-conferenza a Milano, si svolgerà una sintesi interdisciplinare sulla neuroestetica nel convegno promosso dalla DANA Foundation all’interno della Settimana Mondiale del Cervello (la BAW o Brain Awareness Week 2016).

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Padre Alberto Carrara, L.C., è Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) dell’Ateneo Regina Apostolorum (Roma) http://neurobioetica.blogspot.it/

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