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Massimo Gandolfini

Massimo Gandolfini - ZENIT (FC)

Il popolo del Family Day avverte Renzi: “Ti presenteremo il conto…”

Poco prima del voto sul ddl Cirinnà, fuori al Senato si radunano i rappresentanti del Family Day: “Al referendum sulle riforme ci ricorderemo chi ci ha insultato”. Tra loro anche i dissidenti Ncd

A poche ore dal voto di fiducia sul maxi-emendamento che spianerà la strada all’approvazione del ddl Cirinnà, il popolo del Family Day bussa idealmente alle porte del Senato. E lo fa con una conferenza stampa improvvisata che ha un obiettivo preciso: ribadire che il testo non va bene, nemmeno senza la stepchild adoption.

Massimo Gandolfini, davanti a un presidio di giornalisti accalcati sotto Palazzo Madama, avverte il presidente del Consiglio Matteo Renzi. “Ce ne ricorderemo” è la formula che ripete il neurochirurgo. Il quale guarda già ad ottobre, quando ci sarà la consultazione popolare sulle riforme. “Ce ne ricorderemo, visto che non noi ma lui ha legato il suo futuro politico al referendum sulle riforme. E quella è una bella data in cui ci ricorderemo chi ci ha offeso in maniera arrogante e proterva”.

Il voto del popolo delle famiglie italiane ha un peso non irrilevante. La gremita piazza del Circo Massimo lo ha testimoniato, così come lo testimoniano i sondaggi che esprimono il maggioritario dissenso a un istituto giuridico ad hoc per le coppie dello stesso sesso. Il Governo ha però fatto una scelta che contrasta con il sentire degli italiani su questo tema, e la rottura appare ormai insanabile. “È chiaro che questo popolo, che sta trasformando la sua delusione ed amarezza in vera e propria rabbia – dice Gandolfini – di sicuro prenderà i provvedimenti necessari per presentare il conto a chi di questo popolo si è totalmente fatto beffa”. E assicura: “Ci saranno i circoli per il no” al referendum.

Il presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli alza poi lo sguardo verso il più alto dei colli romani, il Quirinale. Osserva che oggi la democrazia è stata “palesemente violata” e parla persino di “dittatura”. Di qui l’appello al presidente della Repubblica, “perché legato a tutto quello che stiamo vivendo c’è l’enorme problema di una legge e di un maxi-emendamento andato avanti in spregio alle più elementari regole della democrazia: sono stati violati gli articoli 72 e 87 della Costituzione, e del 29 non ne parliamo neanche”. Chiede allora a Mattarella di farsi interprete del “sentire popolare” e “delle istanze che 600 giuristi gli hanno fatto arrivare, delle eccezioni di costituzionalità sollevate da una sessantina di parlamentari”.

Alcuni dei parlamentari cui fa riferimento Gandolfini sono presenti a questa conferenza stampa sui generis. In ordine sparso arrivano i senatori Gasparri e Malan (Fi), Giovanardi e Mauro (Idea), Centinaio (Lega Nord), la deputata alla Camera Roccella (Gruppo Misto). Hanno presenziato anche Maurizio Sacconi e Roberto Formigoni, entrambi di Ncd, il cui leader Alfano è stato protagonista dell’accordo con Renzi sul ddl Cirinnà.

Lo strappo sulle unioni civili potrebbe causare ripercussioni interne al partito. Sacconi annuncia ai giornalisti che sta meditando di uscire da Ncd, mentre su questo punto Formigoni rimane più guardingo. “Rimango convintamente all’interno del partito”, dice a ZENIT. E spiega la sua posizione: “L’obiettivo verso cui ci siamo mossi era uguale per tutti, la maggioranza del partito ha però scelto una strada che ha portato alcuni risultati”.

Ma che non bastano all’ex governatore della Lombardia, il quale annuncia che lui e gli altri “4 o 5” colleghi di partito che non voteranno il ddl Cirinnà continueranno la battaglia, anche dopo l’approvazione, “attraverso il ricorso alla Corte costituzionale” e l’appoggio al “movimento di popolo del Family Day”, di cui – aggiunge Formigoni – “noi saremo parte integrante”.

Formigoni confida poi d’aver parlato al telefono con Alfano, impegnato a Bruxelles, poco prima di questa conferenza stampa. “Il Ncd ha ottenuto un successo, quello di aver fatto togliere al ddl Cirinnà l’obbrobrio della stepchild adoption – spiega – ma si partiva da una base di legge così pessima che non è stato possibile correggere adeguatamente l’equiparazione delle unioni civili ai matrimoni”. Il che – ha ribadito Formigoni ad Alfano – “rende impossibile votare una legge che è stata sì migliorata, ma che non è ancora interamente accettabile, perché vi sono dei pertugi che consentiranno alla magistratura di arrivare comunque alla stepchild adoption”.

Il senatore di Ncd pone infine sinistri quesiti sulla reversibilità della pensione, prevista nel testo all’esame del Senato. “Questi soldi da dove li prendiamo? Finiamo per tassare ancora di più le famiglie per dare la reversibilità alle coppie omosessuali? O peggio, abbassiamo la pensione a chi ce l’ha già?”. La risposta che propone è un eufemismo: “Credo proprio che le famiglie italiane non sono d’accordo…”.

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