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Il Papa: “Quaresima sia occasione di conversione. Soprattutto per ricchi, superbi e potenti”

Nel Messaggio 2016, il Papa auspica che la Quaresima sia un tempo favorevole per uscire dalla propria alienazione esistenziale e compiere opere di misericordia corporali e spirituali

È una grande preghiera il Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2016, pubblicato oggi, ma firmato il 4 ottobre 2015, festa di San Francesco d’Assisi. Una preghiera che il Pontefice rivolge a Dio per il povero, in cui “la carne di Cristo diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga…”. Ma anche una preghiera per il ricco, per il potente, per il superbo, che, accecato dal potere, vive “schiavo del peccato” e chiuso ermeticamente a Dio rischiando di “sprofondare in quell’eterno abisso di solitudine che è l’inferno”.

Per tutti il Pontefice invoca la misericordia di Dio. «Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 9,13). Le opere di misericordia nel cammino giubilare» è infatti il tema del Messaggio. “La misericordia di Dio – scrive infatti – trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia”. Essa, soggiunge, “esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere”.

 È dunque “un miracolo sempre nuovo” che il Santo Padre si augura possa accadere durante questo Giubileo e che possa “irradiare nella vita di ciascuno di noi, motivandoci all’amore del prossimo e animando quelle che la tradizione della Chiesa chiama le opere di misericordia corporale e spirituale”.

Esse – spiega Bergoglio – “ci ricordano che la nostra fede si traduce in atti concreti e quotidiani, destinati ad aiutare il nostro prossimo nel corpo e nello spirito e sui quali saremo giudicati: nutrirlo, visitarlo, confortarlo, educarlo”. Soprattutto “quando il povero è il fratello o la sorella in Cristo che soffrono a causa della loro fede”.

In realtà c’è un povero – sottolinea il Pontefice – che si rivela essere ancora “più misero”: è “colui che non accetta di riconoscersi tale”, che “crede di essere ricco, ma è in realtà il più povero tra i poveri”. Egli “è tale perché schiavo del peccato, che lo spinge ad utilizzare ricchezza e potere non per servire Dio e gli altri, ma per soffocare in sé la profonda consapevolezza di essere anch’egli null’altro che un povero mendicante”.

“Tanto maggiore è il potere e la ricchezza a sua disposizione, tanto maggiore può diventare quest’accecamento menzognero”, afferma il Pontefice, arrivando al punto da non voler neppure vedere il povero che mendica alla porta della sua casa. “Quest’accecamento – ammonisce – si accompagna ad un superbo delirio di onnipotenza, in cui risuona sinistramente quel demoniaco ‘sarete come Dio’ che è la radice di ogni peccato”.

Tale delirio rischia di espandersi e di inquinare l’ambiente circostante, assumendo anche forme sociali e politiche. Lo hanno mostrato i totalitarismi del XX secolo e lo mostrano oggi “le ideologie del pensiero unico e della tecnoscienza, che pretendono di rendere Dio irrilevante e di ridurre l’uomo a massa da strumentalizzare”. Anche, possono mostrarlo “le strutture di peccato collegate ad un modello di falso sviluppo fondato sull’idolatria del denaro, che rende indifferenti al destino dei poveri le persone e le società più ricche, che chiudono loro le porte, rifiutandosi persino di vederli”.

È in questo instabile scenario che giunge la Quaresima, un “tempo favorevole”, soprattutto in questo Anno Giubilare, “per poter finalmente uscire dalla propria alienazione esistenziale grazie all’ascolto della Parola e alle opere di misericordia”, sottolinea il Papa. “Se mediante quelle corporali – ribadisce – tocchiamo la carne del Cristo nei fratelli e sorelle bisognosi di essere nutriti, vestiti, alloggiati, visitati, quelle spirituali – consigliare, insegnare, perdonare, ammonire, pregare – toccano più direttamente il nostro essere peccatori”.

Per questo opere corporali e spirituali “non vanno mai separate”. “È infatti proprio toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante”, afferma il Santo Padre. E assicura che, attraverso questa strada, anche i ‘superbi’, i ‘potenti’ e i “ricchi’ “hanno la possibilità di accorgersi di essere immeritatamente amati dal Crocifisso, morto e risorto anche per loro”.

Solo in questo amore “c’è la risposta a quella sete di felicità e di amore infiniti che l’uomo si illude di poter colmare mediante gli idoli del sapere, del potere e del possedere”. Ma – avverte Francesco – “resta sempre il pericolo che, a causa di una sempre più ermetica chiusura a Cristo, che nel povero continua a bussare alla porta del loro cuore, i superbi, i ricchi ed i potenti finiscano per condannarsi da sé a sprofondare in quell’eterno abisso di solitudine che è l’inferno”.

Per tutti costoro risuonino allora le accorate parole di Abramo: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro»: “Quest’ascolto operoso – auspica il Papa – ci preparerà nel modo migliore a festeggiare la definitiva vittoria sul peccato e sulla morte dello Sposo ormai risorto”. A tal proposito, il Pontefice ricorda l’iniziativa 24 ore per il Signore, attraverso la quale si vuole sottolineare “il primato dell’ascolto orante della Parola, in specie quella profetica”.

“La misericordia di Dio è infatti un annuncio al mondo: ma di tale annuncio ogni cristiano è chiamato a fare esperienza in prima persona”, aggiunge; proprio per questo nel tempo quaresimale saranno inviati i Missionari della Misericordia, “perché siano per tutti un segno concreto della vicinanza e del perdono di Dio”.

L’ultima riflessione del Papa è sulla Vergine Maria, “icona perfetta della Chiesa che evangelizza perché è stata ed è continuamente evangelizzata per opera dello Spirito Santo”. Il Pontefice ne chiede la materna intercessione: Lei “che per prima, di fronte alla grandezza della misericordia divina a lei donata gratuitamente, ha riconosciuto la propria piccolezza, riconoscendosi come l’umile serva del Signore”. Su questo esempio, l’invito di Papa Francesco è dunque: “Non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione!”.

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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