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Host becomes flesh - Lanciano

Host becomes flesh - Lanciano - Wikimedia Commons

Il Miracolo Eucaristico di Lanciano

Nel 750 nel corso di una Messa nella cittadina abruzzese, dopo la consacrazione l’ostia si fece Carne e il vino Sangue. Materie attestate da oltre 500 esami scientifici

A Lanciano, in Abruzzo, attorno al 750, Gesù ha voluto dare prova della sua presenza reale nell’Eucaristia. Nella chiesa di San Francesco, dove avvenne il miracolo, un’iscrizione marmorea racconta il prodigio del quale sono tuttora conservate le reliquie: “Circa gli anni del Signore ettecento, in questa chiesa un monaco sacerdote dubitò se nell’Ostia consacrata ci fosse veramente il Corpo di Nostro Signore, e nel calice il Sangue. Celebrò Messa e, dette le parole della consacrazione, vide divenire Carne l’Ostia e Sangue il vino. Fu mostrata ogni cosa ai circostanti, e quindi a tutto il popolo. La Carne è ancora intera e il Sangue diviso in cinque parti disuguali che tanto pesano tutte unite quanto ciascuna separata. Tutto ciò può essere visto in questa Cappella fatta da Giovanni Francesco Valsecca a sue proprie spese, l’anno del Signore 1636”. Le analisi di laboratorio, in questi ultimi anni, eseguite più volte e da diversi esperti, confermano che sono carne e sangue umani conservatisi incorrotti.

Nel novembre 1970, per le istanze dell’Arcivescovo di Lanciano, Monsignor Perantoni, e del ministro provinciale dei Conventuali di Abruzzo, e con l’autorizzazione di Roma, i Francescani di Lanciano decisero di sottoporre a un esame scientifico queste “reliquie” che risalivano a quasi 12 secoli prima. II compito fu affidato al dott. Edoardo Linoli, capo del servizio all’ospedale d’Arezzo e professore di anatomia, di istologia, di chimica e di microscopia clinica, coadiuvato dal prof. Ruggero Bertelli dell’Università di Siena. II dott. Linoli effettuò dei prelevamenti sulle sacre reliquie, il 18 novembre 1970, poi eseguì le analisi in laboratorio.

II 4 marzo 1971, il professore presentò un resoconto dettagliato dei vari studi fatti. Ecco le conclusioni essenziali:
1. La “carne miracolosa” è veramente carne costituita dal tessuto muscolare striato del miocardio.
2. II “sangue miracoloso” è vero sangue: l’analisi cromatografica lo dimostra con certezza assoluta indiscutibile.
3. Lo studio immunologico manifesta che la carne e il sangue sono certamente di natura umana e la prova immunoematologica permette di affermare con tutta oggettività e certezza che ambedue appartengono allo stesso gruppo sanguigno AB. Questa identità del gruppo sanguigno può indicare l’appartenenza della carne e del sangue alla medesima persona, con la possibilità tuttavia dell’appartenenza a due individui differenti del medesimo gruppo sanguigno.
4. Le proteine contenute nel sangue sono normalmente ripartite, nella percentuale identica a quella dello schema siero-proteico del sangue fresco normale.
5. Nessuna sezione istologica ha rivelato traccia di infiltrazioni di sali o di sostanze conservanti utilizzate nell’antichità allo scopo di mummificazione. Certo, la conservazione di proteine e dei minerali osservati nella carne e nel sangue di Lanciano non è né impossibile né eccezionale: le analisi ripetute hanno permesso di trovare proteine nelle mummie egiziane di 4 e di 5.000 anni. Ma è opportuno sottolineare che il caso di un corpo mummificato secondo i procedimenti conosciuti, è molto differente da quello di un frammento di miocardio, lasciato allo stato naturale per secoli, esposto agli agenti fisici atmosferici e biochimici.

II prof. Linoli scarta anche l’ipotesi di un falso compiuto nei secoli passati: “Infatti”, dice, “supponendo che si sia prelevato il cuore di un cadavere, io affermo che solamente una mano esperta in dissezione anatomica avrebbe potuto ottenere un ‘taglio’ uniforme di un viscere incavato (come si può ancora intravedere sulla ‘carne’) e tangenziale alla superficie di questo viscere, come fa pensare il corso prevalentemente longitudinale dei fasci delle fibre muscolari, visibile, in parecchi punti nelle preparazioni istologiche. Inoltre, se il sangue fosse stato prelevato da un cadavere, si sarebbe rapidamente alterato, per deliquescenza o putrefazione”.

La relazione del prof. Linoli fu pubblicata in Quaderni Sclavo in Diagnostica, 1971, fasc. 3(Grafiche Meini, Siena) e suscitò un grande interesse nel mondo scientifico. Anche nel 1973, il Consiglio superiore dell’Organizzazione mondiale della Sanità, O.M.S., organismo dell’O.N.U., nominò una commissione scientifica per verificare, mediante esperimenti di controllo, le conclusioni del medico italiano. I lavori durarono 15 mesi con 500 esami. Le ricerche furono le medesime di quelle effettuate dal prof. Linoli, con altri complementi.

La conclusione di tutte le reazioni e di tutte le ricerche confermarono ciò che già era stato dichiarato e pubblicato in Italia. In maniera precisa, fu affermato che i frammenti prelevati a Lanciano non potevano essere assimilati a tessuti mummificati. La loro conservazione dopo quasi dodici secoli, in reliquiari di vetro e in assenza di sostanze conservanti, antisettiche, antifermentative e mummificanti, non è scientificamente spiegabile: infatti i vasi che racchiudono queste reliquie non impediscono l’accesso dell’aria e della luce né l’entrata di parassiti d’ordine vegetale o animale, veicoli ordinari dell’aria atmosferica.

In quanto alla natura del frammento di carne, la commissione dichiara senza esitazione che si tratta di un tessuto vivente perché risponde rapidamente a tutte le reazioni cliniche proprie degli esseri viventi. Questo responso perciò conferma pienamente le conclusioni del prof. Linoli. E non è meno sorprendente constatare che un miracolo italiano dell’alto medioevo abbia interessato sino a questo punto l’OMS e le Nazioni Unite! Ma, è questa un’altra sorpresa, l’estratto-riassunto dei lavori scientifici della Commissione Medica dell’OMS e dell’ONU, pubblicato in dicembre 1976 a New York e a Ginevra, dichiara nella sua conclusione che la scienza, consapevole dei suoi limiti, si arresta davanti alla impossibilità di dare una spiegazione.

In conclusione si può dire che la scienza, chiamata a testimoniare, ha dato un certo ed esauriente responso, riguardo all’autenticità del Miracolo Eucaristico di Lanciano. La Carne e il Sangue miracolosi di Lanciano sono dunque tali e quali sarebbero se fossero stati prelevati il giorno stesso su un vivente. Ora, nell’Eucaristia, c’è appunto un vivente che si dona a noi: Gesù, il risuscitato di Pasqua, che aveva affermato: “Io sono il Pane vivo disceso dal cielo e ciò che io dono, è la mia Carne per la vita del mondo”.

Quando ci comunichiamo, mangiamo veramente, in maniera sacramentale, una carne reale, animata e gloriosa, e beviamo il sangue vivente dell’Uomo-Dio che, uscito dalla tomba, non può morire. D’altra parte, la Carne di Lanciano è un tessuto del cuore. Ora, questo simbolizza più di tutte le altre parti del Corpo di Cristo, l’amore di cui egli dà testimonianza.

Certo, comunicandoci, noi riceviamo il Corpo intero del Signore, sotto le sacre specie, ma è soprattutto il Cuore che si dona a noi nel “Sacramento del Suo Amoe”. Il Miracolo di Lanciano fa capire che Gesù Cristo è sempre vivente e che il suo Cuore ci ama appassionatamente.

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Per approfondire il tema dei Miracoli Eucaristici, è possibile visitare il sito del Servo di Dio Carlo Acutis: http://www.miracolieucaristici.org/

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