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Il gioco d’azzardo che ti “ruba” la vita

La Caritas di Roma inizia oggi un corso di formazione indirizzato agli insegnanti delle scuole superiori e agli operatori sociali

Scommesse sportive, ‘Gratta e vinci’, estrazioni numeriche di vario tipo, sale Bingo e sale Slot, giochi d’azzardo online: tutto questo stan occupando uno spazio sociale sempre più ampio. Al punto che la proliferazione dell’offerta e la pubblicità del gioco d’azzardo concorrono alla diffusione di un comportamento rischioso anche se la gran parte delle persone sottovaluta la possibilità che si trasformi in una dipendenza rovinosa.

Con l’obiettivo di approfondire i termini della questione fornendo strumenti utili a riconoscere e comunicare ad altri l’ingannevolezza e le contraddizioni su cui si regge il sistema gioco d’azzardo, inizia oggi a Roma il ciclo di incontri di formazione sui rischi del gioco d’azzardo promosso dalla Caritas diocesana nell’ambito del progetto CEI 8×1000 (s)Lottiamo contro l’azzardo.

Circa cento tra operatori sociali, psicologi delle strutture pubbliche e private, educatori, insegnanti, studenti universitari e persone interessate al fenomeno si confronteranno nel corso di quattro incontri con alcuni dei maggiori esperti sulle problematiche legate al gioco d’azzardo a livello sociologico, comunicativo, clinico e pedagogico.

Nel presentare l’iniziativa monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma ha spiegato che il gioco d’azzardo  “è una grave emergenza, ancora sottovalutata”.

“Più di millecinquecento euro all’anno. – ha precisato – È la cifra che ogni romano – anche i neonati e gli infermi – spende per il gioco d’azzardo, tanto quanto i consumi alimentari e più del riscaldamento domestico e delle cure mediche e dentali”.

Eppure per molti, questa non è ancora un’emergenza.

“Non lo è – ha sostenuto Feroci – perché pochi percepiscono le storie di dolore e di sofferenza che ne conseguono: famiglie divise, povertà, indebitamenti, sfruttamento, malattia. Non lo è perché le potenti multinazionali concessionarie delle licenze hanno fatto del “gioco” un prodotto “rispettabile”, che finanzia la cultura e lo sport, che fa divertire e che promette un futuro migliore”.

“Soprattutto, ne hanno fatto la maggiore entrata pubblicitaria di televisioni e giornali, influenzando di fatto le scelte editoriali e i grandi eventi sportivi”. “Non lo è perché è considerata – a torto – una posta importante del bilancio dello Stato, inserita nei documenti programmatici che presentiamo all’Unione Europea con previsioni “in aumento”, quindi una risorsa che sostiene le finanze e lo stato sociale”.

“E invece, nel chiuso delle sagrestie e dei confessionali, tanti parroci ascoltano i patimenti e i pentimenti, le richieste di aiuto, la disperazione, la sensazione di impotenza. I centri di ascolto della Caritas incontrano famiglie finite sulla strada, sovraindebitate, pur avendo a disposizione redditi e lavori dignitosi”.

“Sono persone che frequentano le nostre comunità, che accompagnano i bambini al catechismo, e che trovano le loro vite sconvolte scoprendo la malattia, “ludopatia”, del coniuge o del figlio. A chiamarli spesso è la banca, oppure qualche finanziaria, quando è ormai troppo tardi”.

“Per questo per noi è un’emergenza – ha sottolineato monsignor Feroci – per questo motivo il corso che andiamo ad iniziare è un modo per aprire gli occhi su ciò che accade intorno a noi, per essere protagonisti  della vita sociale delle nostre comunità”.

In questo primo incontro che si è svolto presso la “Cittadella della Carità – Santa Giacinta” (via Casilina vecchia, 19), Maurizio Fiasco ha parlato di “Gioco d’azzardo e società. Com’è cominciata e quali prospettive per il futuro”.

Il relatore è  presidente dell’Associazione per lo studio del Gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio (Alea) e consulente della Consulta Nazionale Antiusura.

Un incontro in cui ha analizzato il problema del gioco d’azzardo dal punto di vista istituzionale, economico e sociale, con riferimento a come, tra orientamenti politici e strategie dell’offerta commerciale di azzardo, siano stati arrecati profondi cambiamenti, rendendo questa pratica un comportamento di massa.

Il 31 marzo l’incontro “Mind the GAP: i media come strumenti formativi e preventivi sul gioco d’azzardo, tra comportamenti patologici e stili di vita dell’immaginario contemporaneo” in cui Michele Marangi – formatore e docente universitario, esperto di media education – si occuperà di come i mezzi di comunicazione di massa veicolano il concetto di azzardo; suggerirà come utilizzare i media in ottica di informazione e prevenzione e come valutare gli esiti di una campagna di sensibilizzazione.

Il 12 maggio l’approfondimento “Le fasi di sviluppo della patologia da gioco d’azzardo e le possibili traiettorie di intervento” con Daniela Capitanucci, psicologa e presidente onorario dell’Associazione AND, Azzardo e Nuove Dipendenze.

L’ultimo incontro, il 10 giugno, “Educare al rischio e all’incertezza: dal rischio patologico a quello progettuale. Percorsi pedagogico-sociali di prevenzione” con Mario Pollo, docente di Pedagogia generale e sociale e di Psicopedagogia della marginalità e della devianza minorile presso l’Università LUMSA di Roma.

 

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