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Il concepito è un soggetto o un oggetto? Una cosa o una persona?

“Uno di noi”: un appello a scienziati, medici, biologi, giuristi, politici rivolto all’Europa, per un Nuovo Umanesimo

 

“Uno di noi”: queste tre parole hanno dato il nome alla “iniziativa dei cittadini europei”, primo nuovo strumento di partecipazione democratica introdotto nell’ordinamento costituzionale europeo nel 2009 dal Trattato di Lisbona.

Queste stesse parole danno il nome alla Federazione europea di associazioni e movimenti costituita dopo che la Commissione di Bruxelles ha ritenuto di non tener conto da quanto richiesto da 2.000.000 di cittadini; esse danno il nome a Forum parigino e al premio che ogni anno, sarà assegnato a testimoni del valore della vita umana.

Questa stessa espressione, “uno di noi”, dà il nome al rifiuto di rassegnarsi di fronte alla “congiura contro la vita”, alla “guerra dei potenti contro i deboli” e dà il nome alla speranza di un rinnovamento civile e morale che restituisca l’anima all’Europa e la verità ai diritti dell’uomo.

Il rifiuto di rassegnazione e la speranza si manifestano già ora concretamente nella promozione di una seconda fase dell’iniziativa dei cittadini europei con la quale speriamo che la cultura scientifica, medica, giuridica e politica dia voce a chi non ha voce. Noi speriamo che un nuovo appello, per la sua vastità, la sua razionalità, la sua autorevolezza non possa essere ignorato né dalle istituzioni europee, né dall’opinione pubblica.

L’iniziativa dei cittadini europei che la Commissione il 27 maggio 2014 ha ritenuto non meritevole di essere presa in considerazione, è stata la prima non solo in senso cronologico e quantitativo, ma anche in senso logico. Il suo primato ha un significato simbolico.

Fu prima cronologicamente perché avviata il giorno stesso in cui il nuovo istituto di partecipazione democratica divenne giuridicamente utilizzabile (1 aprile 2012);

-fu prima per numero di adesioni, perché nessuna altra iniziativa dei cittadini ha ottenuto un così grande consenso popolare in tutte le 28 nazioni che fanno parte dell’UE;

-fu prima anche logicamente perché, pur limitandosi a domandare la fine di ogni finanziamento europeo di attività che distruggono la vita nascente, con il suo nome – appunto “uno di noi” –  riferito ai più piccoli e poveri tra tutti gli esseri umani, evocava ed evoca il principio di eguaglianza in dignità che è il fondamento di una Unione Europea che non sia soltanto economica, ma anche culturale e spirituale.

Si può affermare che il riconoscimento della uguale dignità di ogni essere umano, anche quando egli è appena comparso nell’esistenza ed è nascosto nel seno materno o in una provetta di laboratorio costituisce la prima pietra di un nuovo edificio.

L’obiettivo pratico perseguito dall’iniziativa dei cittadini europei era ed è quello di ottenere dalle istituzioni europee l’impegno a non contribuire mai alla morte di esseri umani, ma , probabilmente, la decisione della Commissione di non dare seguito alla richiesta è stata causata dal titolo “uno di noi”.

La Commissione è fuggita di fronte ad una domanda importante: il concepito è un soggetto o un oggetto? Una cosa o una persona? Se vogliamo usare un linguaggio semplice per evitare disquisizioni giuridiche o filosofiche: è o non è “uno di noi”?

Questa è la domanda fondamentale.

Non solo l’Europa ma tutto il mondo evita di gettare lo sguardo sul figlio non ancora nato perché è imbarazzante perseguire molti intenti di utilità pratica se ne viene riconosciuta la dignità umana. D’altra parte negarla significa contraddire la cultura moderna che proclama continuamente i diritti dell’uomo e che, nel caso di dubbio, in materie ecologiche, applica il principio di precauzione, secondo il quale non si devono compiere azioni di manipolazione della natura se non si dà prima, con certezza, la prova della loro innocuità per l’uomo.

La decisione adottata dalla Commissione di Bruxelles il 27 maggio 2014 viola certamente lo spirito democratico, tant’è vero che è in corso la revisione del Regolamento che disciplina l’iniziativa dei cittadini per assicurare che essa sia seguita sempre da una discussione parlamentare.

Ma la sfida più grande riguarda la domanda fondamentale.

La Federazione “uno di noi” ha deciso di non arrendersi e di riproporre la domanda fondamentale e l’effetto che ne consegue immediatamente a livello europeo (la cessazione presente e futura di ogni contributo economico destinato alla uccisione di bambini non ancora nati) con un appello che sia anche una testimonianza autorevole di una parte non insignificante della cultura europea.

Chiediamo:

agli scienziati, ai medici e ai biologi di testimoniare la verità scientifica: che, cioè, l’embrione umano è davvero uno di noi;

ai giuristi (giudici, avvocati, professori) di testimoniare che la giustizia non è giustizia se non si basa sul principio di uguaglianza e quindi non riconosce come “uno di noi” anche il più piccolo e povero degli esseri umani;

ai politici di testimoniare in favore di una politica che persegue il bene comune, cioè di tutti, e che perciò non deve dimenticare che anche il concepito è uno di noi.

L’appello che noi rivolgiamo agli esperti diventerà un appello che, nella forma della petizione, sarà consegnato a tutte le istituzioni europee: Parlamento, Consiglio, Commissione. Sono stati predisposti tre diversi modelli di testimonianze-appello che possono essere sottoscritti telematicamente sul sito www.oneofusappeal.eu, che si possono leggere in tutte le lingue europee, perché speriamo che da tutte le 28 nazioni dell’UE la cultura europea si alzi in piedi e faccia sentire la sua voce.

Già alcune migliaia di esperti hanno sottoscritto l’appello, ma attendiamo l’adesione di molti, molti di più.

In effetti oggi questa seconda fase dell’iniziativa “uno di noi” viene lanciata ufficialmente in tutta Europa. Fino ad ora essa è stata annunciata soltanto in pochi Paesi. Il progetto è di avviare un lavoro capillare, che deve svilupparsi impetuosamente e immediatamente, ma che potrebbe prolungarsi fino alle date più significative per la cultura europea: l’anniversario della Convenzione dei diritti del fanciullo del 1989 (20 novembre 2016) o l’anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo approvata nel 1948 (10 dicembre 2016). I comitati, i movimenti, le associazioni che fanno parte della Federazione europea devono mobilitarsi direttamente, ma devono anche ottenere la collaborazione di molte altre associazioni professionali o non professionali che hanno lo scopo o il desiderio di costruire un nuovo umanesimo.

Gli scopi dell’iniziativa risultano da ciò che ho esposto:

a livello delle istituzioni europee:

-far cessare i finanziamenti che incoraggiano nel mondo attività che distruggono esseri umani prima della nascita;

-suscitare un serio dibattito sullo statuto giuridico e biologico dell’embrione umano;

a livello educativo, culturale e sociale:

-restituire verità ai diritti dell’uomo (oggi negati quando l’uomo viene ridotto ad una cosa);

-contribuire a restituire all’Europa la sua anima (che affonda le sue radici nella centralità della dignità umana, da cui deriva il principio di eguaglianza che rispetta anche i piccoli e i più poveri, di cui il concepito è un modello paradigmatico);

-salvare concretamente vite umane (perché la vita nascente è di fatto molto spesso affidata al coraggio delle madri, delle famiglie e alla coscienza degli operatori dei laboratori biotecnologici.

Il coraggio e la coscienza non sono irrazionali. Hanno bisogno di una motivazione forte. “Uno di noi” è una motivazione ragionevole, forte e persino entusiasmante.

Per ritrovare la speranza bisogna avere il coraggio di dire la verità e la verità che illumina ogni problema è quella che ogni essere umano ha una dignità incommensurabile. Sempre. Anche quando è povero, piccolo, debole, malato, morente, straniero, anche quando è ancora embrione.

 

 

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