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Medico / Pixabay CC0 - valelopardo, Public Domain

Friddu è

Sì, dobbiamo occuparci della salute, ma soprattutto convincerci che siamo nelle mani di Dio l’unico capace di trasformare il tuo benessere, la tua malattia e perfino la tua morte in vita vera

A me questo risulta sempre più vero: ogni avvenimento mi arriva come una saporosa scoperta che mi arricchisce.

A distanza di tempo, passata la bufera delle emozioni e ritrovata una qualche serenità di giudizio, è interessante constatare che quanto di bello o meno bello ti accade, quanto di dritto o di storto avviene nella tua vita, tutto con vario linguaggio ti raggiunge come insegnamento o conferma di quanto pensavi o hai sentito dire, o hai potuto leggere o studiare sui libri.

Ti voglio raccontare un episodio che mi è accaduto una ventina d’anni fa e che ancora  non solo ricordo, ma considero ammaestramento prezioso per la mia vita: per questo volentieri te l’offro, nella segreta speranza che sia di luce e sollievo anche per te.

Era un periodo, quello, in cui le fibrillazioni erano un po’ il pane quotidiano, direi notturno, perchè proprio di notte, mi sorprendevano nel sonno. Appena mi arrivavano i temuti sintomi, un mio confratello, per ordine del medico, mi accompagnava immediatamente al pronto soccorso per i controlli e le cure  adeguate. Il tutto si risolveva nel giro di alcune ore passate nell’astanteria dell’ospedale, dove mi trattenevano sotto continuo monitoraggio.

Una notte, mentre ero sdraiato sul letto dell’ospedale, gli infermieri portano un ammalato grave, adagiandolo vicino a me. Subito arrivano cinque medici a profondere la loro perizia sul caso.  Verrò poi a sapere che si trattava di cinque prestigiosi primari, veterani specializzati nella cura della malattia che affliggeva il mio improvvisato compagno di camera.

Fanno un consulto medico, come di solito in questi casi di urgenza. Si mettono a parlottare fra loro esprimendo ciascuno il proprio parere sulla gravità del caso e accordandosi di incontrarsi nuovamente al capezzale dell’infermo, il giorno dopo. Fissato l’appuntamento, si salutano ed escono  insieme dall’astanteria. Se ne  avessi avuto la forza li avrei fermati, perchè, mentre parlottavano tra loro attorno al letto, non si erano accorti che l’ammalato  aveva piegato definitivamente la testa.

Subito dopo entra la moglie che era stata lasciata ad aspettare fuori; si dirige immediatamente al letto del marito, gli mette la mano sulla fronte e urlando dice: ”Friddu è! ”. E rincorre i medici che ancora non avevano lasciato l’ospedale. Tornano tutti e cinque. Erano trascorsi tre minuti. Ammutoliti, guardano il loro assistito e, senza dire nulla, i prestigiosi primari ne constatano la morte.

In quei giorni io mi preoccupavo nell’ansiosa ricerca di uno specialista del cuore che mi desse un po’ più di fiducia riguardo al mio male. E di nomi me n’erano stati fatti diversi. Quand’ecco il sopraggiungere inaspettato della lezione. Che, sì, devi occuparti della salute, premurarti di cercare medici degni di fiducia; ma soprattutto convincersi che siamo nelle mani di Dio l’unico capace di trasformare il tuo benessere, la tua malattia e perfino la tua morte in vita vera, che non muore più. Mi piace con te ricordare l’espressione rassicurante di S.Teresina, mentre moriva: “Io non muoio, ma entro nella vita.”

Ciao da p. Andrea

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