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Papa-Kirill: firma Dichiarazione congiunta

CTV

Oltre le divisioni. Impegno comune per cristiani perseguitati, famiglia, vita

Nella Dichiarazione congiunta firmata a L’Avana, Francesco e Kirill deplorano le guerre in Medio Oriente e Ucraina e le ideologie politiche che discriminano i cristiani

Trenta punti redatti col sangue. Il sangue di due Chiese sorelle divise dalla “umana debolezza”; il sangue delle ferite inflitte reciprocamente da “conflitti di un passato lontano o recente”; il sangue di tutti i cristiani perseguitati nel mondo “vittime della guerra civile, del caos e della violenza terroristica”, o quello di milioni di bambini non nati. 

Trenta punti, ma l’obiettivo è uno solo: “dare una concorde testimonianza alla verità” in un periodo di “cambiamento epocale” per la civiltà umana, di drammi che coinvolgono migliaia di uomini, donne, bambini innocenti e di attacchi gratuiti, da parte di politiche e ideologie, alla famiglia e alla vita umana.  

È tutto qui il cuore della Dichiarazione congiunta firmata oggi durante lo storico incontro a L’Avana tra Papa Francesco e il Patriarca russo Kirill. “La nostra coscienza cristiana e la nostra responsabilità pastorale non ci autorizzano a restare inerti di fronte alle sfide che richiedono una risposta comune”, scrivono le due Santità.  E, dopo millenni, dicono basta agli antichi rancori, ai residui delle già revocate scomuniche, alle “divergenze, ereditate dai nostri antenati, nella comprensione e l’esplicitazione della nostra fede in Dio”.

Quelli che oggi si sono incontrati in un’isola “simbolo delle speranze del ‘Nuovo Mondo’ e degli eventi drammatici della storia del XX secolo”, sono dunque due fratelli ritrovatisi “con gioia” per “parlare a viva voce, da cuore a cuore, e discutere dei rapporti reciproci tra le Chiese, dei problemi essenziali dei nostri fedeli e delle prospettive di sviluppo della civiltà umana”.

Basta alle persecuzioni dei cristiani nel mondo

“Deploriamo la perdita dell’unità”, scrivono. Ma ancor di più deploriamo le estenuanti violenze e persecuzioni subite da cristiani in molti paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, dove – sottolineano – “i nostri fratelli e sorelle in Cristo vengono sterminati per famiglie, villaggi e città intere”.  “Le loro chiese sono devastate e saccheggiate barbaramente, i loro oggetti sacri profanati, i loro monumenti distrutti”, affermano Kirill e Bergoglio. E “con dolore” constatano l’esodo “massiccio” dei cristiani in Siria, in Iraq e in altri paesi del Medio Oriente, ovvero “dalla terra dalla quale cominciò a diffondersi la nostra fede e dove essi hanno vissuto, fin dai tempi degli apostoli, insieme ad altre comunità religiose”.

Comunità internazionale si attivi in Medio Oriente per la pace

Dalla Chiesa ortodossa russa e dalla Chiesa cattolica si alza dunque un vigoroso appello alla comunità internazionale ad “agire urgentemente per prevenire l’ulteriore espulsione dei cristiani dal Medio Oriente”. “Nell’elevare la voce in difesa dei cristiani perseguitati – è scritto nel testo – desideriamo esprimere la nostra compassione per le sofferenze subite dai fedeli di altre tradizioni religiose diventati anch’essi vittime della guerra civile, del caos e della violenza terroristica”.

Lo sguardo si concentra nuovamente nei territori siriani ed iracheni devastati da guerre civili e dalle barbarie dello Stato Islamico. “La violenza ha già causato migliaia di vittime, lasciando milioni di persone senza tetto né risorse”, affermano i due leader, esortando ancora “la comunità internazionale ad unirsi per porre fine alla violenza e al terrorismo e, nello stesso tempo, a contribuire attraverso il dialogo ad un rapido ristabilimento della pace civile”. “È essenziale – sottolineano – assicurare un aiuto umanitario su larga scala alle popolazioni martoriate e ai tanti rifugiati nei paesi confinanti”.

Liberate persone sequestrate, a cominciare dai Metropoliti di Aleppo

Papa e Patriarca non dimenticano poi tutte le persone rapite: in particolare nominano i Metropoliti di Aleppo, Paolo e Giovanni Ibrahim, sequestrati nel mese di aprile del 2013, per cui chiedono a coloro che possono influire sul loro destino “di fare tutto ciò che è necessario per la loro rapida liberazione”.

Rifugiati tornino nelle loro case. Parti in conflitto siedano a negoziare

Insieme, il primate di Roma e quello della ‘terza Roma’ elevano la preghiera a Cristo “per il ristabilimento della pace in Medio Oriente”, affinché “si rafforzi la convivenza fraterna tra le varie popolazioni, le Chiese e le religioni presenti”, e “per il ritorno dei rifugiati nelle loro case, la guarigione dei feriti e il riposo dell’anima degli innocenti uccisi”. Una supplica va anche tutte le parti coinvolte nei conflitti “perché mostrino buona volontà e siedano al tavolo dei negoziati”; a tutti i paesi coinvolti nella lotta al terrorismo, “affinché agiscano in maniera responsabile e prudente” e, di nuovo, alla comunità internazionale perché “faccia ogni sforzo possibile per porre fine al terrorismo con l’aiuto di azioni comuni, congiunte e coordinate”.

Cristiani preghino perché non ci siano nuove guerre mondiali. Un ‘inchino’ ai martiri…

I due firmatari esortano pure tutti i cristiani e i credenti in Dio “a pregare con fervore il provvidente Creatore del mondo perché protegga il suo creato dalla distruzione e non permetta una nuova guerra mondiale”. Ma per fare in modo che questa pace sia “durevole ed affidabile”, sono necessari “specifici sforzi volti a riscoprire i valori comuni che ci uniscono, fondati sul Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo”.

A proposito di Vangelo, il Pontefice e il Patriarca di Mosca e tutta la Russia si inchinano “davanti al martirio di coloro che, a costo della propria vita, testimoniano la verità del Vangelo, preferendo la morte all’apostasia di Cristo”. “Crediamo – affermano – che questi martiri del nostro tempo, appartenenti a varie Chiese, ma uniti da una comune sofferenza, sono un pegno dell’unità dei cristiani”. 

Famiglia fondata su matrimonio uomo-donna. Altre forme di convivenza non sono allo stesso livello

Non manca nello storico documento un riferimento alla famiglia che sia per gli ortodossi che per i cattolici è il “centro naturale della vita umana e della società” Bergoglio e Kirill si dicono “preoccupati dalla crisi della famiglia in molti paesi”.  “La famiglia – scrivono – si fonda sul matrimonio, atto libero e fedele di amore di un uomo e di una donna. È l’amore che sigilla la loro unione ed insegna loro ad accogliersi reciprocamente come dono. Il matrimonio è una scuola di amore e di fedeltà”.

Perciò “ci rammarichiamo che altre forme di convivenza siano ormai poste allo stesso livello di questa unione, mentre il concetto di paternità e di maternità come vocazione particolare dell’uomo e della donna nel matrimonio, santificato dalla tradizione biblica, viene estromesso dalla coscienza pubblica”.

Rispettare diritto inalienabile alla vita. No a eutanasia e a fecondazione artificiale

A tutti viene chiesto pertanto “di rispettare il diritto inalienabile alla vita”. “Milioni di bambini sono privati della possibilità stessa di nascere nel mondo. La voce del sangue di bambini non nati grida verso Dio”. Lo sviluppo della cosiddetta eutanasia – si legge nel testo – fa sì che le persone anziane e gli infermi inizino a sentirsi un peso eccessivo per le loro famiglie e la società in generale. Mentre lo sviluppo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita porta alla “manipolazione della vita umana” che “è un attacco ai fondamenti dell’esistenza dell’uomo, creato ad immagine di Dio”.

Cristiani discriminati da forze politiche guidate ideologie

Si afferma quindi “l’alto valore della libertà religiosa”. In Russia e in molti paesi dell’Europa orientale, “dove i regimi atei hanno dominato per decenni”, “le catene dell’ateismo militante sono spezzate e in tanti luoghi i cristiani possono liberamente professare la loro fede”, si osserva; tuttavia non sono pochi i paesi “in cui i cristiani si scontrano sempre più frequentemente con una restrizione della libertà religiosa, del diritto di testimoniare le proprie convinzioni e la possibilità di vivere conformemente ad esse”.

In particolare, “fonte di inquietudine” è “l’attuale limitazione dei diritti dei cristiani, se non addirittura la loro discriminazione, quando alcune forze politiche, guidate dall’ideologia di un secolarismo tante volte assai aggressivo, cercano di spingerli ai margini della vita pubblica”.

Dialogo interreligioso indispensabile

Via via nella dichiarazione si affronta anche il tema del dialogo interreligioso, “indispensabile” in quest’epoca “inquietante”. “Sono assolutamente inaccettabili i tentativi di giustificare azioni criminali con slogan religiosi”, scrivono Francesco e Kirill. “Nessun crimine può essere commesso in nome di Dio, ‘perché Dio non è un Dio di disordine, ma di pace”.

Crescono le ricchezze materiali, diminuiscono le risorse

Con la stessa apprensione i due leader religiosi guardano “alle persone che si trovano in situazioni di grande difficoltà, che vivono in condizioni di estremo bisogno e di povertà mentre crescono le ricchezze materiali dell’umanità”. “Il consumo sfrenato, come si vede in alcuni paesi più sviluppati, sta esaurendo gradualmente le risorse del nostro pianeta. La crescente disuguaglianza nella distribuzione dei beni terreni aumenta il sentimento d’ingiustizia nei confronti del sistema di relazioni internazionali che si è stabilito”.

Migranti: accogliete, ma integrazione sia rispettosa di identità religiose

Di qui un cenno alla questione migrazioni: “Non possiamo rimanere indifferenti alla sorte di milioni di migranti e di rifugiati che bussano alla porta dei paesi ricchi”, si afferma nella Dichiarazione. Tuttavia, precisano il Papa e il Patriarca, bisogna “rimanere vigili contro un’integrazione che non sarebbe rispettosa delle identità religiose. Pur rimanendo aperti al contributo di altre religioni alla nostra civiltà, siamo convinti che l’Europa debba restare fedele alle sue radici cristiane. Chiediamo ai cristiani dell’Europa orientale e occidentale di unirsi per testimoniare insieme Cristo e il Vangelo, in modo che l’Europa conservi la sua anima formata da duemila anni di tradizione cristiana”.

Giovani educhino figli alla fede

In tal senso, i giovani cristiani non devono aver paura “di andare controcorrente, difendendo la verità di Dio, alla quale odierne norme secolari sono lontane dal conformarsi sempre”. E devono educare i figli nella fede cristiana, trasmettendo loro “la perla preziosa della fede”. 

“Non siamo concorrenti ma fratelli”, nessun proselitismo

 Nei successivi paragrafi, i due firmatari ricordano che missione comune di ortodossi e cattolici è “predicare il Vangelo di Cristo nel mondo di oggi”. “Questa missione però – precisano – comporta il rispetto reciproco per i membri delle comunità cristiane ed esclude qualsiasi forma di proselitismo”. “Non siamo concorrenti ma fratelli”, affermano Papa e Patriarca, pertanto “non si può accettare l’uso di mezzi sleali per incitare i credenti a passare da una Chiesa ad un’altra, negando la loro libertà religiosa o le loro tradizioni”.

Uniatismo: greco-cattolici e ortodossi hanno bisogno di riconciliarsi

Viene da sè, nella Dichiarazione congiunta, il discorso sull’uniatismo, l’aspetto che forse più degli altri ha tarpato le ali al desiderio reciproco di incontrarsi. “Speriamo – scrivono infatti i due protagonisti – che il nostro incontro possa anche contribuire alla riconciliazione, là dove esistono tensioni tra greco-cattolici e ortodossi”. Perché il metodo dell’uniatismo “non è un modo che permette di ristabilire l’unità” e perché entrambi “hanno bisogno di riconciliarsi e di trovare forme di convivenza reciprocamente accettabili”.

“Deploriamo lo scontro in Ucraina…”

Con forza, infine, viene rigettato lo scontro in Ucraina “che ha già causato molte vittime, innumerevoli ferite ad abitanti pacifici e gettato la società in una grave crisi economica ed umanitaria”. Tutte le parti del conflitto sono invitate dunque “alla prudenza, alla solidarietà sociale e all’azione per costruire la pace”, mentre le Chiese in Ucraina sono chiamate “a lavorare per pervenire all’armonia sociale, ad astenersi dal partecipare allo scontro e a non sostenere un ulteriore sviluppo del conflitto”.

Di qui l’auspicio “che lo scisma tra i fedeli ortodossi in Ucraina possa essere superato sulla base delle norme canoniche esistenti, che tutti i cristiani ortodossi dell’Ucraina vivano nella pace e nell’armonia, e che le comunità cattoliche del Paese vi contribuiscano, in modo da far vedere sempre di più la nostra fratellanza cristiana”.

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Per leggere il testo integrale della Dichiarazione congiunta cliccare qui

About Salvatore Cernuzio

Crotone, Italia Laurea triennale in Scienze della comunicazione, informazione e marketing e Laurea specialistica in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Radio Vaticana. Roma Sette. "Ecclesia in Urbe". Ufficio Comunicazioni sociali del Vicariato di Roma. Secondo classificato nella categoria Giovani della II edizione del Premio Giuseppe De Carli per l'informazione religiosa

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