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Christian women in Kurdistan - Acs Italia

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Cristiani e musulmani insieme per le vittime di violenze e guerre

Firmata una dichiarazione congiunta tra Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e Royal Institute for Inter-Faith Studies dopo il IV colloquio a Roma

Si è concluso con la sottoscrizione di una dichiarazione finale il quarto colloquio a Roma tra il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies, svoltosi il 3 e il 4 maggio. Tema scelto per l’incontro è stato: «Valori condivisi nella vita sociale e politica: prospettive cristiane e musulmane».

Esso – informa una nota del dicastero vaticano, riportata da L’Osservatore Romano – è stato esaminato partendo da tre sottotitoli: «Cittadini e credenti: prospettive cristiane e musulmane», presentato rispettivamente dal professore Mohan Doss, S.V.D. (India) e dal professor Ahmed Abaddi (Marocco); «I nostri valori condivisi e le rispettive particolarità», presentato dal professor Wajih Kanso (Libano) e dal professore Salim Daccache, S.J. (Libano); «Andare incontro ai bisognosi e ai vulnerabili: una sollecitudine comune per cristiani e musulmani», presentato da monsignor Giovanni Pietro Dal Toso (Vaticano) e dal dottor Hani El-Banna (Regno Unito).

Il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha presieduto la delegazione cattolica, mentre il principe El Hassan bin Talal, presidente del consiglio del Royal Institute for Inter-Faith Studies, ha guidato la delegazione musulmana.  I partecipanti hanno molto apprezzato gli interventi e ne hanno discusso in spirito di apertura e in un clima di grande cordialità.

Ricevute da Papa Francesco, le due delegazioni sono rimaste commosse dalle parole del Pontefice: “E il dialogo è uscire da sé stessi, con la parola, e ascoltare la parola dell’altro. Le due parole si incontrano, i due pensieri si incontrano. È la prima tappa di un cammino. Dopo questo incontro della parola, i cuori si incontrano e incomincia un dialogo di amicizia, che finisce con la stretta delle mani. Parola, cuore, mani. È semplice! Lo sa fare un bambino”.

Al termine del colloquio, i partecipanti hanno proposto quanto segue:  “Condividiamo credenze e valori morali. Le cose che abbiamo in comune sono molto più numerose delle nostre particolarità e costituiscono una solida base per vivere insieme in modo pacifico e fecondo, anche con persone di buona volontà che non professano una religione particolare”.

“Crediamo – si legge nella dichiarazione congiunta – nel ruolo umanizzante e civilizzante delle nostre religioni quando i seguaci aderiscono ai loro principi di adorare Dio e di amare e prendersi cura del prossimo.  Crediamo che Dio abbia donato a ogni persona dignità e diritti inalienabili. Sono suoi doni, che devono essere riconosciuti, garantiti e protetti dalla legge”.

“Assicuriamo – prosegue il testo – la nostra solidarietà verso i nostri fratelli e le nostre sorelle in umanità che sono nel bisogno, a prescindere dalla loro appartenenza etnica, religiosa o culturale.  Il nostro aiuto ai poveri e ai bisognosi deve essere offerto per compassione e per amore della benevolenza di Dio. Non deve mai essere usato per fare proselitismo. Riteniamo che i giovani non rappresentino soltanto il futuro dell’umanità. Sono anche una parte importante del suo presente. Hanno il diritto a un’educazione adeguata che li prepari a essere buoni cittadini rispettosi della diversità”.

“Il nostro mondo, la nostra casa comune’, sta attraversando molte crisi complicate”, osservano ancora le due delegazioni, esso “ha bisogno dell’impegno costante dei suoi abitanti per renderlo un luogo adeguato in cui poter vivere insieme pacificamente, condividendo le risorse dell’universo, tenendo presenti le generazioni future. Esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà a tutti coloro che soffrono, specialmente per la violenza e il conflitto armato. Il rispetto del diritto internazionale, il dialogo, la giustizia, la misericordia e la compassione sono valori e mezzi adeguati per realizzare la pace e l’armonia”.

“Grati a Dio onnipotente per la loro feconda collaborazione”, il Pontificio Consiglio e il Royal Institute hanno quindi deciso di proseguirla incontrandosi entro un anno per prepararsi al quinto colloquio.

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