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Libro di canto / Pixabay CC0 - jh146, Public Domain

Coro di cuori

Il vero coro che arriva a Dio in modo gradevole è la unanimità. Non arriva tanto la mia o la tua orazione; la mia o la tua voce; la mia o la tua messa più o meno liturgicamente celebrata. Arrivano a Dio le mille voci in una voce

Un giorno due giovani monaci, entrati da poco in monastero, si trovarono assieme a colazione.

Erano appena saliti dalla chiesa dopo le devozioni mattutine. Uno aveva salmodiato in coro, con la comunità, l’altro sull’altare, a pochi metri di distanza, ha celebrato la messa.

In refettorio, mangiando insieme, si scambiavano i loro sentimenti. Uno dice: Certamente per me è difficile celebrare la messa, nel dovuto raccoglimento, mentre risuona il rumore della recita dei salmi. E l’altro subito replica che anche per lui è difficile recitare i salmi, senza distrarsi, mentre dall’altare vicino gli giunge rumoroso il vocio di chi celebra la messa.

Io, a poca distanza dai due interlocutori, potevo ascoltare questo scambio di battute; e m’accorgevo dal tono piuttosto severo che ciascuno dei due era certo di aver subito un torto dagli altri.

“Secondo me, intervenni, nessuno di voi poteva disturbare; stavate tutt’e due  pregando. E chi prega è a colloquio con Dio, loda Dio, ringrazia Dio. Piuttosto chiederei: che cos’è il rumore?

Per me il rumore è qualsiasi suono che ti colpisce in modo sgradevole. Non sempre il suono è sgradevole in sé, ma può giungere sgradevole quando chi lo sente non lo vorrebbe ascoltare.

Noi insieme in coro, mentre salmeggiavamo, alternando salmi e versetti, godevamo di risponderci l’un l’altro e avvertivamo che è proprio bello e gioioso che i fratelli stiano insieme a pregare, cantare, salmodiare, studiare, o anche… giocare, mangiare come stiamo facendo adesso insieme.

“E’ strano, ma vero che anche i salmi, le preghiere, le liturgie, il culto possano risultare un disturbo, e addirittura momenti di…”pugni e alterchi”. Ma sono disturbo solo a chi, pregando, non fa coro con gli altri. Forse allora bisognerebbe tutti insieme recitare i salmi e  tutti insieme concelebrare la Messa, tutti insieme fare colazione, pranzo e cena; tutti insieme – concordi – nel vegliare e dormire e lavorare… Concordi e unanimi nel fare le stesse cose o anche cose diverse.

A pensarci bene, è vero che si va in coro per pregare; ma è soprattutto vero che a Dio arriva tutto come preghiera se, nel fare questo o quello, tutto parte da  un coro di cuori che si amano. Il vero coro che  arriva a Dio in modo gradevole è la unanimità, la coralità dei cuori. Non arriva tanto la mia o la tua orazione; la mia o la tua voce; la mia o la tua messa più o meno liturgicamente celebrata. Arrivano a Dio le mille voci in una voce.

“Va prima a riconciliarti col fratello”, poi vieni in chiesa e sentirò un coro di cuori che, accordati, salmeggeranno in qualsiasi momento e con qualsiasi azione. Da un coro di cuori ogni salmo è lode, ogni respiro diventa salmo.   

Ciao da p. Andrea

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