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Montagna / Pixabay CC0 - simplyelke, Public Domain

Clima di montagna

Il cristianesimo non può essere vissuto individualisticamente

Mi trovavo nelle Puglie a trascorrere il periodo pasquale. Una grande ed inaspettata nevicata, lassù a mille metri, ha improvvisamente imbiancato tutta la zona. La neve era talmente abbondante che i ragazzi si divertirono a sciare per ore. Il giorno dopo, però, col primo sole e con la temperatura ritornata mite, tutto era scomparso. Nel Cadore, invece, su una collina a soli cinquecento metri, è pure nevicato, ma la neve è rimasta mesi. Strano. A mille metri, nelle Puglie, è venuta ed è scomparsa in poche ore, mentre a soli cinquecento metri in Cadore è rimasta, ha perseverato per mesi.

La motivazione è semplice, mi è stato spiegato: la montagna delle Puglie è un’altura isolata, attorniata da un clima molto mite, per cui la neve non solo non può durare, ma spesso non tocca nemmeno terra; mentre la collina del Cadore, anche se di soli 500 metri, è avvolta da una intera cerchia di alte montagne. Sorretta dal clima molto fresco la neve resiste più a lungo.

Non può un cristiano isolato perseverare a lungo nel proposito del bene…Il cristianesimo non può essere vissuto individualisticamente; il demonio l’ha spesso vinta sull’impegno solitario. Dove vede due che si accordano per la vita, spende tutte le sue energie per portare dissidio tra loro.

Vanno diversamente le cose in una cerchia, in un gruppo di persone che vivono insieme l’impegno cristiano. Ognuno che voglia misurarsi con il vangelo si trova facilitato da tutta una comunità che lo regge e lo sostiene soprattutto quando attraversa momenti in cui si sente piegare dalla stanchezza e dalla solitudine. Nella vita d’una comunità seriamente cristiana, dove tra tutti vige una sorta di gara per amarsi, servirsi l’un l’altro, c’è una forza specialissima, un clima tale che si chiama…Gesù: “Io sono in mezzo a loro”.

Ciao da p. Andrea

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