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Chi sono i cattolici svedesi?

Parlano i rappresentanti di una comunità di minoranza: 113mila fedeli, molti dei quali di origine italiana, araba, croata e polacca, per un’unica diocesi, quella di Stoccolma

Vi piacerebbe saperne di più sui cattolici svedesi? ZENIT ha avuto modo di conoscerne qualcuno da vicino, durante la visita di papa Francesco a Malmö e a Lund.

Angelo Tajani, italiano originario di Amalfi, è un giornalista in pensione, già corrispondente dalla Scandinavia per svariati quotidiani. Oggi vive a Ladskrona, piccolo centro non lontano da Malmö. Anche sua moglie è italiana, originaria di una famiglia trapiantata nel Sud della Svezia, da alcune generazioni.

“Mia suocera mi diceva che quando suo marito (mio suocero) frequentava l’università, lo chiamavano il ‘papista’”, racconta, sottolineando quanto lui sia stato spesso preso in giro, per essere cattolico.

“I tempi sono cambiati, grazie a Dio – prosegue Angelo -. Oggi, molti decenni dopo, sempre in Svezia, Francesco riscuote una grande popolarità, paragonabile a quella di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II”.

Ivan, 21 anni, è nato in Svezia figlio di rifugiati di lingua croata, fuggiti nel 1995, dal conflitto in Bosnia-Ezregovina. A Landskrona, a differenza dell’ex Jugoslavia di vent’anni fa, appartenere a una minoranza religiosa, spiega, non è davvero un problema.

“Tra i miei amici, non pensiamo a quale sia la religione di ognuno, pensiamo piuttosto a chi è ognuno come persona – prosegue Ivan -. Ho molti amici luterani, anche musulmani”.

Nella comunità croata in Svezia, molti sono rifugiati dei tempi della guerra, proprio come i genitori di Ivan, il quale è cresciuto in una piccola parrocchia del suo paese. Tra gli immigrati cattolici, giunti in un paese assai lontano ed anche diverso per lingua, mentalità e religione, la messa domenicale è una buona occasione di incontro. La messa delle 9, la prima del giorno, viene celebrata in croato. Domenica scorsa, tuttavia, è stata una giornata di celebrazioni, in particolare per due ragazzi e due ragazze, di nazionalità croata e polacca. Da Stoccolma è giunto il vescovo, monsignor Anders Arborelius, per amministrare loro il sacramento della cresima.

La sua diocesi copre l’intero territorio svedese, 450mila chilometri quadrati, in cui sono sparsi circa 113mila cattolici: piccoli numeri e grandi distanze, pertanto il vescovo e i sacerdoti devono viaggiare in continuazione, per non trascurare nessuno, nemmeno la più piccola parrocchia o comunità, senza Vangelo o sacramenti. “Certo, per molti immigrati cattolici che arrivano qui, è difficile continuare a vivere la propria fede”, afferma monsignor Arborelius.

“Si sentono isolati, in molti luoghi non c’è una sola chiesa cattolica, e anche l’influenza della mentalità materialista e secolarizzata può essere un fardello pesante da portare. Tutto ciò può però diventare una fonte di ispirazione, per approfondire la propria fede. Vi sono quindi due situazioni ricorrenti: taluni si allontanano dalla Chiesa, altri si sentono ancora più coinvolti nella vita della Chiesa stessa”.

Alle 14.30, è prevista un’altra messa, celebrata in arabo per i cattolici del Medio Oriente: libanesi, iracheni, siriani, palestinesi, egiziani. Sono cattolici di vari riti, quindi il cappellano Antoine Arab, siriano di Aleppo, missionario in Svezia da 13 anni, celebra secondo il rito latino. “Vi sono famiglie che vivono qui da molto tempo – dice – e hanno sviluppato una fede più forte che prima, che li fa sentire missionari in una società che necessita di essere evangelizzata daccapo”.

I cattolici svedesi arabofoni si sono trasferiti dai loro paesi a causa delle guerre e, soprattutto, delle persecuzioni anti-cristiane: Libano negli anni ’80, Iraq dal 2003, ora anche dalla Siria. I bambini siriani hanno preparato un libro di disegni, nella speranza di presentarlo al Papa. Michel, 8 anni, ha appena perso in guerra sua madre e sua sorella. Nel suo disegno ci sono lui, suo padre e suo nonno, affianco a una tomba con una croce.

La lista delle nazionalità dei cattolici svedesi non si esaurisce qui. Vi sono molti cileni (fuggiti ai tempi della dittatura di Pinochet), polacchi, ucraini, vietnamiti, filippini, sparsi in tutto il paese. La parrocchia di Lund conta 3200 fedeli registrati di 88 paesi, forse di più, secondo il parroco padre Johan Linden, domenicano, che candidamente confida di averne perso il conto.

“Quando tu appartieni a una minoranza religiosa, come la piccola comunità cattolica svedese, in tale situazione, tutto ciò che è la tua fede, la tua cultura, diventa importante. Io, però, raccomando ai miei parrocchiani di non ridurre la fede al loro background culturale”, afferma padre Johan.

Eduardo e Francesca, italiani, vivono nei sobborghi di Malmö. Hanno otto figli e sono una famiglia neocatecumenale, in missione da 21 anni in Svezia. I giorni della visita papale, spiega Francesca, sono un’eccezione, nel senso in cui “le notizie su cosa il Papa dica o faccia sono molto scarse e anche in chiesa, nelle omelie, i sacerdoti parlano assai poco del Papa. Noi guardiamo la TV italiana, altrimenti non sapremmo nulla”.

Tra i compagni di classe di Francesco, il figlio più grande, “alcuni sanno qual è il suo nome e che vive in Vaticano”, racconta il ragazzo ma quantomeno in questi giorni, gli rivolgono un sacco di domande, per la curiosità stimolata in loro dallo spazio ora eccezionalmente dedicato al Papa sui giornali e in TV.

“I commenti, comunque, sono stati di vari tipi durante la veglia – afferma Eduardo -. Molti apprezzano papa Francesco per la sua apertura, per la sua attenzione ai poveri, agli emarginati; altri sono più problematici, in particolare i pastori luterani si sono espressi in modo piuttosto polemico, dicendo che bisogna guardare ai fatti, ovvero alla Chiesa Cattolica che non cambia: vedono in essa solo una struttura chiusa che, ad esempio, dovrebbe dare più potere alle donne… Io spero che i luterani possano comunque apprezzare il gesto del Papa e sappiano anche andare al cuore dei problemi, senza fermarsi all’esteriorità, alla superficie, al gossip e alla mondanità…”.

Per i cattolici svedesi sono state giornate eccezionali. Francesco è arrivato in Svezia, principalmente con l’intenzione di incoraggiare il dialogo ecumenico con i luterani, poi ha deciso di fermarsi un giorno in più per celebrare la messa di Ognissanti, per questo piccolo – eppure così eterogeneo – gregge. Non è sempre facile tenere unita la comunità, afferma ancora monsignor Arborelius, “ma è lo Spirito Santo che ci unisce. Talvolta ci sono crisi, conflitti, ma possiamo dire che c’è un’atmosfera di fraternità e solidarietà tra i vari gruppi. E la messa di papa Francesco a Malmö è un evento importante che rafforza l’unità della nostra Chiesa”.

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