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Cardinale Hummes: “urgenza missionaria” per chi si dice già cristiano

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 15 luglio 2008 (ZENIT.org).- Di fronte all’“urgenza missionaria” attuale, i sacerdoti devono predicare il messaggio di Cristo anche negli ambienti in cui la fede è teoricamente radicata da tempo.

E’ quanto afferma il Cardinale Cláudio Hummes, Arcivescovo Emerito di San Paolo (Brasile) e Prefetto della Congregazione per il Clero, in un messaggio inviato ai presbiteri in occasione della festa di San Giovanni Maria Vianney, il Curato D’Ars, il prossimo 4 agosto.

“La Chiesa oggi sa che esiste un’urgenza missionaria, non soltanto ‘ad gentes’, ma anche nelle regioni e negli ambienti nei quali da secoli la fede cristiana è stata predicata, impiantata e le comunità ecclesiali sono stabilite”, si legge nel testo.

“Si tratta della missione, o dell’evangelizzazione missionaria, dentro il gregge stesso, che abbia come destinatari coloro che noi abbiamo battezzati ma che, per diverse circostanze, non siamo riusciti ad evangelizzare sufficientemente, oppure che hanno perso il primo fervore e si sono allontanati”.

Tra le cause di questa distanza dalla fede, il porporato sottolinea “la cultura postmoderna della società contemporanea – una cultura relativista, secolarizzata, agnostica e laicista”, che esercita “una forte azione erosiva della fede religiosa di molte persone”.

Visto che la Chiesa è per sua stessa natura missionaria, ricorda il Cardinale, “sa che non può restare inerte e limitarsi ad accogliere ed evangelizzare coloro che La cercano, nelle sue chiese e comunità”.

“È necessario alzarsi e andare laddove le persone e le famiglie risiedono, vivono e lavorano”, osserva, sottolineando che “tutti i membri della comunità ecclesiale” sono chiamati a questa missione.

Un ruolo di spicco spetta ovviamente ai presbiteri, che rappresentano “la grande forza propulsiva della vita quotidiana delle comunità locali”.

“Quando i presbiteri si muovono, la Chiesa si muove – constata il Cardinale Hummes –. Se non fosse così, sarebbe assai difficile realizzare la missione”.

Rivolgendosi ai sacerdoti, il Prefetto del dicastero vaticano ricorda che sono “la grande ricchezza, il dinamismo, l’ispirazione pastorale e missionaria, in mezzo alla gente, laddove vivono, in comunità, i nostri battezzati”.

“La Chiesa ha la certezza di poter contare su di voi, perché sa, e riconosce esplicitamente, che la stragrande maggioranza dei sacerdoti – nonostante le debolezze e le limitazioni umane, che tutti abbiamo – sono sacerdoti degni, che donano ogni giorno la loro vita al Regno di Dio, che amano Gesù Cristo e il popolo che è loro affidato; sono sacerdoti che si santificano nell’esercizio diuturno del loro ministero, che perseverano sino alla fine nella mietitura del Signore”, ha aggiunto.

Di fronte a “una piccola parte di sacerdoti che ha deviato gravemente”, spiega, “la Chiesa cerca di riparare al male da essi compiuto”. Ciò non toglie che sia “fiera dell’immensa maggioranza dei suoi presbiteri, che sono buoni e sommamente lodevoli”.

“Nell’Anno Paolino e nell’attesa del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, che si svolgerà a Roma nell’ottobre prossimo, vogliamo tutti disporci all’urgente missione – ha concluso il Cardinale –. Che lo Spirito Santo ci illumini, ci invii, ci sospinga, affinché possiamo andare e annunziare, ancora una volta, la persona di Gesù Cristo, morto e risuscitato, e il Suo Regno”.

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