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Cardinale Bo (Foto: 2016) / © CCEW - Mazur/Catholicnews.Org.Uk, CC BY-NC-SA 2.0

Card. Bo: viaggio del Papa è un’opportunità per il cammino verso la pace

La Chiesa del Myanmar sostiene i diritti di tutti

Quando papa Francesco visiterà a fine novembre il Myanmar potrà ispirare tutte le parti interessate “a prendere la strada della pace, non solo con i rohingya, ma anche negli altri conflitti”.

La Chiesa del Paese sud-est asiatico non è “silenziosa”, ma “ha difeso i diritti di tutti”, così ha dichiarato il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon (o Rangoon). “Noi continueremo ad affermare i diritti alla dignità dei musulmani a Rakhine (lo Stato dove vivono i rohingya, ndr) che include la cittadinanza”, ha aggiunto il porporato.

Bo ha risposto alle domande più frequenti sulla situazione della minoranza apolide musulmana dei rohingya, la loro storia e il conflitto, a margine del XXIV Congresso mondiale dell’Apostolato del Mare, in corso a Kaohsiung, Taiwan, sul tema “Caught in the net” (Prigioniero nella rete).

Parlando del prossimo viaggio internazionale del Pontefice, durante il quale visiterà anche l’altro Paese coinvolto nella questione dei rohingya, cioè il Bangladesh, il salesiano ha sottolineato che sarà “un momento straordinario di grazia per il piccolo gregge” nel Paese buddhista. “Siamo sicuri — ha detto il porporato — che questo grande pastore della pace, con la sua presenza e le sue preghiere, porterà una nuova aurora di pace per questa nazione, che soffre da molto tempo.”

Bo ha ribadito che il Pontefice è una “sostenitore attivo della questione dei rohingya”. Ha sollevato la problematica già varie volte e il mondo ne ha preso atto. Perciò, “la sua visita ha suscitato molto interesse”.

Il cardinale ha sottolineato in particolare il carattere pastorale del viaggio pontificio. Il Papa viene “su invito del governo”, ha spiegato Bo, per incoraggiare “la pace e l’armonia”.

Come Chiesa e conferenza episcopale “abbiamo difeso i diritti di tutti”, quelli dei rohingya inclusi, ha ricordato il porporato. Quando i rohingya sono diventati vittime di trafficanti tailandesi, “abbiamo elevato la nostra voce”, ha aggiunto Bo. “Ancora a giugno abbiamo invitato il governo e gli altri a approfondire le accuse di pulizia etnica e di genocidio”, ha proseguito.

“La nostra posizione è chiara”, ha detto il porporato salesiano. “La legge sulla cittadinanza del 1982 non è stata adottata da un governo democratico. Era la dittatura militare e la revisione di questa legge si fa attendere”, ha aggiunto Bo, che ha sottolineato la presenza della Chiesa nello Stato di Rakhine attraverso i servizi della Caritas, la quale è pronta a rimpatriare i rifugiati.

“Noi continueremo ad organizzare delle conferenze interreligiose di pace”, ha detto il cardinale. “Abbiamo già fatto una a livello nazionale. Possiamo ospitare la prossima nel Pyay o nel Rakhine stesso”, ha aggiunto.

Il cardinale ha ricordato che ci sono ancora altri “gruppi etnici” che vengono oppressi nel Myanmar. Bo ha menzionato in particolare i gruppi etnici minoritari “cristiani” dei kachin, kayah e karen, che “continuano ad essere in conflitto e a subire sfollamento da trent’anni”.

Per quanto riguarda il futuro del Paese, il card. Bo dichiara che le speranze della Chiesa del Paese sono legate alla Aung San Suu Kyi, ministro degli Esteri e premio Nobel 1991. “Finché Aung San Suu Kyi continua, abbiamo speranza”, ha detto. “È una donna forte con principi solidi. Nonostante le dure critiche da parte della comunità internazionale, il Myanmar dipende da lei per molte risposte compassionevoli. Sono convinto della sua accettazione della commissione Kofi Annan.”

“Il dialogo è l’unica strada da seguire”, ha spiegato Bo. “La pace è possibile, la pace è l’unica strada”, ha ribadito il cardinale, che ha definito “una tragedia” il fatto che “militanti giunti dall’estero” stanno aprendo un nuovo fronte di conflitto nel Rakhine.  

“Il governo e l’esercito del Myanmar devono rendersi conto che risposte aggressive, senza integrare una soluzione politica, a lungo termine trasformeranno questa questione in un conflitto inquietante. Il Myanmar ha altri problemi urgenti: la riduzione della povertà, il rafforzamento della democrazia, il rafforzamento dello Stato e della Nazione”, così ha spiegato il cardinale Bo. (pdm)

Cliccare qui per leggere il testo completo (in inglese) delle parole del cardinale Bo.

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