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Pixabay CC0 - Gellinger, Public Domain

Bepi “el sifulì”

Garrulo e sereno come gli uccelli del cielo e fiducioso come i gigli del campo

Arrivava al negozio, tutte le mattine, giulivo, spensierato. Aveva da poco trovato lavoro presso la calzoleria più rinomata del paese. Chi apertamente, chi segretamente, ma tutti esprimevano soddisfazione alla notizia che Bepi finalmente aveva ottenuto un lavoro. Per il suo fischiettare lo chiamavano “el giullare”, o “el sifulì”.

Era stimato per la puntualità al suo lavoro e al mattino, ogni mattino, quelli della sua strada, dove inforcava la bici e quelli del rione dove la riponeva per entrare in calzoleria, lo sentivano con soddisfazione passare fischiettando allegramente. Ormai il passaggio di Bepi era ritenuto un orologio: erano le otto del mattino, le cinque del pomeriggio.

Dopo le ferie natalizie, la calzoleria, come tutti gli altri negozi, aveva ripreso il lavoro da una decina di giorni. Ma in quei giorni nessuno, né alla partenza, né all’arrivo, udì più l’allegro passaggio di Bepi. Eppure lo vedevano arrivare e ripartire, o lo incontravano tutto serio al lavoro. E tutti si domandavano: “Perché Bepi è così preoccupato? Cos’è successo? Perché Bepi da dieci giorni non fischia più?”

Si venne infine a sapere che proprio da dieci giorni Bepi aveva ricevuto la prima mensilità. Per la prima volta aveva in mano, tutti suoi, un bel gruzzolo di soldi. Con i primi soldi, le prime preoccupazioni, i primi progetti, le prime fantasticherie: Come risparmiare? Dove mettere i denari? Come spenderli? Cosa progettare di bello? Perché non ascoltare certi amici di… scorribande, di… discoteca, di… droga?

Da dieci giorni ormai quei soldi erano un incubo. Al mattino li estraeva da sotto il materasso per guardarli, per contarli. Alla sera controllava la nuova serratura della sua camera.

Ma per fortuna Bepi si risvegliò da questo incubo. Ricominciò a fischiettare più allegramente di prima; aveva visto il film “Fratello sole e sorella luna” ed era rimasto conquistato dalla serenità del “giullare di Dio”, Francesco, che libero da interessi egoistici, viveva giorno dopo giorno fidandosi del Padre Celeste.

Imparò anche il nostro Bepi a vivere da figlio di Dio: garrulo e sereno come gli uccelli del cielo e fiducioso come i gigli del campo.

Ciao da p. Andrea

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