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Aung San Suu Kyi: la sua storia commuove anche a teatro

Lo spettacolo omaggio alla Premio Nobel birmana, portato sulla scena a Roma da Marco Martinelli, diventerà presto un film

Al Teatro Argentina è appena calato il sipario su Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi per la regia di Marco Martinelli: un tripudio di applausi e di pubblico, per uno spettacolo omaggio alla leader politica birmana, che presto diventerà un film.

Concepito dal regista e dalla sua compagna, la straordinaria Ermanna Montanari – insignita nel 2013 del Premio Duse – in un viaggio aereo per New York, sfogliando tra le riviste offerte dalla Compagnia aerea. Folgorati dalla somiglianza tra Ermanna e Suu, decisero di cimentarsi nel testo, rendendosi conto di quanto la Birmania fosse più vicina di quanto si pensasse, soprattutto per l’eco politica internazionale della vicenda umana e politica di Aung San Suu Kyi, figlia del precedente presidente birmano, Aung San, liberata dopo venti anni di prigionia.

E dunque, dopo aver letto tutta la letteratura a disposizione, un viaggio in Myanmar per documentarsi dal vivo e scritto un libro dal titolo omonimo alla pièce, finalmente il debutto nel 2014 al teatro Herberia presso Reggio Emilia, fino al 17 aprile 2016, ultima tappa del tour, a Roma. Tanto è stato il clamore suscitato che anche l’eroina birmana ha espresso la volontà di guardare la pièce quanto prima ed è nata l’idea di trarne un film innovativo sulla falsariga dello spettacolo.

Un soliloquio interiore ed esteriore tra “orchidea di ferro” e il suo pubblico: un uditore di fantasia che le farà compagnia nei venti anni di prigionia e isolamento. Una ricostruzione diacronica che trae origine dall’assassinio di suo padre, nel 1947, il generale Aung San, presidente della Birmania ucciso dai suoi oppositori politici. Un evento che influenzerà la vita e le scelte di Suu, quando nel 1988 dopo gli studi a Oxford, due figli dal marito inglese Michael Aris, tornerà in patria per assistere la madre malata. Disgustata dal grado di corruzione nel suo Paese e dall’oppressione del popolo, privo di assistenza medica e ridotto alla fame, Suu scenderà in capo, attirandosi così l’odio e la persecuzione dei generali.

Capi militari rappresentati come scimmie, pronti a torturare i prigionieri, quasi tutti avversari politici, straziati al fine di far loro confessare il presunto “tradimento”. Pratiche condannate dalla leader birmana, che trasformerà la sua casa-prigione sul lago, in una roccaforte dell’opposizione politica, rilasciando interviste a riviste internazionali e ospitando i rappresentanti delle Nazioni Uniti, per attirare l’attenzione mondiale sulla dittatura militare nel suo Paese, Nota in Occidente come la “Giovanna d’Arco d’Oriente” e insignita col Nobel per la pace nel 1991, la sua prigionia terminerà nel 2010 grazie all’intervento dell’Onu, dopo aver sacrificato anche la sua vita privata per tutelare la democrazia.

Ed è proprio di bene che qui si parla: “Se vogliamo cambiare il mondo, la bontà è un’eresia necessaria”. Un concetto caro a tutti i leader della non violenza da Gandhi a Martin Luther King: “tutti combattenti per la pace”. Una pièce che gronda umanità e pathos, accompagnata da una colonna sonora impeccabile firmata da Luigi Ceccarelli, che alterna il vigore del metal rock all’armonia di Pachelbel, che intende metaforicamente rispondere allo scetticismo brechtiano secondo il quale: “Non si può essere buoni dove esiste la violenza e maledetta è la terra che ha bisogno di eroi”.

In realtà, non solo è giusto battersi per il bene assoluto ma dovrebbe rappresentare un dovere morale come affermava Kant e come testimonia l’esemplare eroismo di Aung San Su Kyi : una donna tanto minuta quanto coraggiosa, tuttora in campo, per tutelare la democrazia e la libertà del suo popolo, sino al suo ultimo respiro.

 

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Dal 13 al 17 aprile al Teatro Argentina di Roma

VITA AGLI ARRESTI DI AUNG SAN SUU KYI

ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari
regia Marco Martinelli

con Ermanna Montanari, Roberto Magnani, Alice Protto, Massimiliano Rassu

Incursione scenica Fagio

Musica Luigi Ceccarelli

Spazio scenico e costumi Ermanna Montanari

Montaggio ed elaborazione video Alessandro Tedde, Francesco Tedde
Realizzazione suono Edisonstudio Roma

Produzione Teatro delle Albe – Ravenna Teatro

In collaborazione con Emilia Romagna Teatro Fondazione

Con il patrocinio di Amnesty International

 

 

 

 

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