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Amoris laetitia. Schönborn: “Il Papa è un buon pastore, sa di cosa parla”

Secondo l’arcivescovo di Vienna, l’esortazione apostolica è un documento che può essere un buon aiuto per tutte le famiglie

Per il cardinale Christoph Schönborn, la Amoris Laetitia è una grande catechesi sull’amore coniugale e familiare.

A colloquio con ZENIT ed altre testate, a margine della presentazione del documento, avvenuta in Sala Stampa Vaticana venerdì scorso, l’arcivescovo di Vienna ha parlato dell’esortazione apostolica di papa Francesco sulla gioia dell’amore nella famiglia e della sua convinzione che i pastori possano utilizzare questo documento per aiutare famiglie.

Il porporato austriaco ha anche manifestato le sue speranze riguardo al documento di 263 pagine, il suo apprezzamento per l’inclusione da parte del Pontefice dell’input dei vescovi durante i sinodi, e di come Francesco riaffermi l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio tradizionale.

Inoltre, il cardinale Schönborn riconosce i pericoli naturali che sussistono riguardo all’attuazione della Amoris Laetitia e plaude all’esempio di “buon pastore” del Santo Padre, che conosce bene la corretta ‘arte’ di accompagnare le persone, non risultando troppo duro ma nemmeno propenso ai compromessi.

Eminenza, qual è la sua personale speranza riguardo all’aiuto che l’esortazione apostolica Amoris laetitia può dare alle famiglie?

Sono convinto che l’esortazione di papa Francesco possa essere di grande aiuto. Vale la pena fare lo sforzo di leggerla, perché un’esortazione può aiutare solo se la si conosce. È utile conoscere questo documento. È molto ricco e posso soltanto incoraggiare i nostri pastori e le nostre comunità a lavorare su di essa, a studiarla, a leggerla e gustare la gioia di questo bel lavoro.

Ci sono parti della relatio finale del Sinodo che non sono state accettate dal Papa nel suo documento?

Papa Francesco ha citato numerosi testi dei documenti di entrambi i sinodi. Non ha preso tutto, naturalmente, in quanto i due documenti hanno determinato altre materie, che non ha affrontato nella sua Esortazione. Ma è interessante vedere quanto papa Francesco si sia basato sul lavoro dei vescovi nei Sinodi.

Come può un pastore comunicare efficacemente ai fedeli i contenuti di questo documento, visto che, essendo più di 200 pagine, non tutti saranno in grado di leggerlo?

Sì, penso che i nostri pastori possono prendere, ad esempio, il quarto capitolo, Come vivere l’amore. È una grande catechesi. Si può prendere capitolo per capitolo, passaggio per passaggio, e lavorare sull’esortazione in parrocchia, nelle comunità. È una grande catechesi sull’amore coniugale e familiare. E penso che, come pastori, possiamo usarla per il nostro lavoro pastorale.

Il Santo Padre ha affermato l’insegnamento della Chiesa per quanto riguarda il matrimonio tra persone dello stesso sesso ma, come ha fatto in passato, ha incoraggiato l’accoglienza nelle parrocchie nei confronti di coloro che provano attrazione per lo stesso sesso. Nella pratica cosa significa?

In un solo punto dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, papa Francesco parla di tendenze omosessuali. Come ha fatto all’ultimo Sinodo, il Papa parla della questione di come gestire la situazione quando, in famiglia, un membro scopre di avere una tendenza omosessuale. Questo è l’unico passaggio in cui tocca questo tema.

C’è un altro punto che è molto chiaro: senza parlare di coppie gay o omosessuali, il Papa ribadisce molto chiaramente che solo l’unione tra uomo e donna, aperta alla nuova vita, per principio, può essere chiamata matrimonio. E sono molto felice che lui abbia chiarito questo, perché le altre situazioni possono essere partnership o relazioni ma certamente non matrimonio.

Quanto alla questione del discernimento, papa Francesco ha parlato di come aiutare le coppie in situazioni “irregolari” a discernere la loro strada verso quello che è l’ideale proposto nel Vangelo. C’è, forse, un pericolo che alcuni pastori o coppie possano essere guidati in modo non proprio corretto?

Sì, quel pericolo ovviamente c’è. Ma questo pericolo esiste da sempre, fin dagli albori della Chiesa, perché i pastori possono indurre in errore, possono essere troppo duri o troppo inclini al compromesso ma l’arte di cui il Papa parla è proprio l’arte di accompagnare le persone. Questa è la corretta capacità di un buon pastore. E penso che papa Francesco sia un buon pastore e abbia grande esperienza nel seguire le persone nelle situazioni di gioiose, come in quelle di disagio e lui sa quello di cui sta parlando, quando si discute di come accompagnare le famiglie nella loro vita verso la gioia e l’amore.

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