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Alfonso Maria de Liguori

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Alfonso Maria de Liguori: il Santo dei poveri e della riforma della Chiesa

L’instancabile opera del Santo ci richiama all’urgenza della testimonianza ed esorta a risvegliarsi dallo spirito mondano di comodità, rassegnazione e accidia

Alfonso Maria de Liguori nacque a Napoli il 27 Settembre del 1696, primo di otto figli di Giuseppe Liguori e di Anna Maria Caterina Cavalieri. All’età di 12 anni iniziò a frequentare l’Università di Napoli e dopo quattro anni di studi intensi, conseguì il dottorato di diritto civile e canonico incominciando da subito ad esercitare la professione di avvocato.

La sua vita è stata caratterizzata da una continua relazione personale con Dio attraverso la partecipazione alla vita sacramentale, attraverso l’Adorazione eucaristica e il lavoro svolto con onestà e rispetto verso ogni persona. Ma fu proprio una delusione al lavoro la spinta decisiva per fargli abbracciare la vocazione sacerdotale. In questa sua prima fase della vita fece parte della Congregazione di Santa Maria della Misericordia, che avevano nel loro carisma il compimento delle opere di misericordia: la visita ai carcerati, l’accoglienza dei pellegrini e la cura dei malati.

Consacratosi sacerdote, rafforzò il suo apostolato soprattutto verso i quartieri più poveri della città di Napoli. La sua grande compassione e il suo animo nobile di pastore lo condussero a fondare le ‘Cappelle serotine’, luoghi dove riuniva tutti i poveri della città per insegnare il catechismo e le pratiche della vita cristiana.

Alfonso volle estendere il suo apostolato anche nelle altre città delle Campania e della Puglia, rivolgendo la sua predicazione verso gli ultimi della società. Non si sentiva appagato infatti del suo raggio di azione missionario, e si rese conto dell’urgenza di estendere ancora di più la sua opera pastorale. Per questa ragione, coinvolgendo i laici nel suo progetto evangelizzatore, fondò a Scala, nel 1732, la congregazione dei Redentoristi con la finalità di predicare il Vangelo e soccorrere i poveri, soprattutto nelle campagne laddove non era presente un annunzio della Parola di Dio.

Nel 1762 fu ordinato vescovo di Sant’Agata dei Goti, una località in provincia di Benevento, attuando una riforma verso il clero, invitando i suoi presbiteri ad essere assidui nella predicazione del Vangelo in tutte le parrocchie della diocesi, esortando a curare con la massima attenzione la formazione umana, pastorale e teologica dei seminaristi, combattendo con severità le eresie e gli scandali, e soprattutto vivendo in prima persona e invitando preti e laici ad essere misericordiosi verso i poveri ed i bisognosi.

La sua più profonda intuizione fu quella di riportare la Chiesa alla freschezza e all’entusiamo della primitiva comunità cristiana. Alfonso Maria de Liguori viene ancora oggi ricordato per il suo instacabile impegno durante la carestia degli anni 1763-1764, un flagello che raggiunse varie regioni del mezzogiorno d’Italia.

Quando si accorse di non avere le forze fisiche di compiere in pienezza la sua missione episcopale, nel 1775, all’età di 79 anni, si ritirò a Pagani (Salerno) dove proseguì il suo apostolato nel curare la Congregazione dei redentoristi, nello scrivere libri di morale cristiana, di marianologia e di teologia, senza mai tralasciare la sua intensa e profonda vita di preghiera.  Il 1° Agosto del 1787 lasciò questo mondo per essere accolto tra le braccia del Padre nella perfetta comunione dei santi.

Anche se sono passati poco più di due secoli dalla sua morte, la vita di questo santo continua ad essere attuale. Quanta necessità ha il mondo moderno dell’annunzio del messaggio cristiano e delle cure amorevoli verso gli esclusi e gli emarginati di ogni parte della popolazione mondiale! Bambini vittime della solitudine a causa della separazione dei genitori, famiglie che si dividono per incompresioni di ogni genere, famiglie disgregate a causa della precarità del lavoro e dell’impreparazione alla vita matrimoniale, uomini e donne ingannati dalle ideologie che negano l’evidenza dell’origine della propria identità sessuale.

Alfonso Maria de Liguori ci richiama alla urgenza della testimonianza: la prima missione della Chiesa rimane quella di esortare i suoi fedeli a risvegliarsi dallo spirito mondano della comodità, della rassegnazione e dell’accidia. La comodità di scegliere di rimanere tra le mure domestiche intrappolati nella maglie della rete virtuale che distraggono dalle situazioni reali della vita quotidiana (‘gli amici del social network mi capiscono di più rispetto ai miei amici di sempre’). La rassegnazione del credere che la condizione attuale rimarrà la stessa e non è possibile trovare una soluzione al problema del momento (‘sto male adesso e starò male domani’). L’accidia di coloro che soddisfatti della propria vita, si ritengono appagati e ignorano il bisogno dell’altro (‘sto bene io, stanno bene tutti’).

L’instancabile opera del Santo è un esempio dell’azione della misericordia divina quando viene accolta con docilità e gratitudine dal cuore dell’uomo. La misericordia vuole arrivare a tutti perchè nessuno esclude, vuole farsi conoscere da tutti perchè da tutti è aspettata, vuole risollevare tutti perchè tutti sono caduti nel peccato, vuole accompagnare tutti perchè tutti soffrono la solitudine del cuore quando Dio è dimenticato, vuole servire tutti perchè tutti sono poveri senza Dio, vuole ridare a tutti la speranza cristiana perchè tutti soffrono l’incertezza sul proprio futuro quando Dio è escluso, vuole amare tutti perchè il cuore di ogni uomo anela di essere amato dalla pienezza della carità di Dio.

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