“Un’azione collettiva per fermare lo sviluppo e l’utilizzo di armi letali autonome”. È l’auspicio espresso a nome della Santa Sede da mons. Ivan Jurkovič intervenendo all’Onu di Ginevra. Parlando dell’uso di armi ipertecnologiche non guidate dall’uomo, l’osservatore vaticano ha avvertito che “quando una reazione arriva tardi”, come nel caso delle armi chimiche o nucleari, “il costo in vite umane diventa enorme”.
Nel suo discorso – riportato da Radio Vaticana – Jurkovič ha inoltre sottolineato che queste armi “non ci proteggono dagli attacchi e dal terrorismo di ogni genere, perpetrato da persone che usano metodi rudimentali, ma sono pronti a sacrificare la propria vita”. “L’equilibro del terrore nucleare”, ha soggiunto, ha mostrato i suoi i limiti e “con la ricerca e lo sviluppo delle armi letali autonome, siamo ancora in una logica che non porta frutti”.
Secondo il presule, quindi, investire in queste armi “non contribuisce alla difesa della pace”, ma rappresenta un “progressivo incitamento alla guerra”. “Se vogliamo la pace – ha detto – dobbiamo non solo evitare di accumulare armi, ma dobbiamo anche convertire le menti”.
La pace, dunque, deve nascere dalla mutua fiducia tra i popoli e le nazioni, non dal terrore delle armi, ha ribadito il delegato vaticano. Perché “la vera guerra da vincere è quella per la giustizia, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e lo sviluppo integrale”.
Nel suo discorso – riportato da Radio Vaticana – Jurkovič ha inoltre sottolineato che queste armi “non ci proteggono dagli attacchi e dal terrorismo di ogni genere, perpetrato da persone che usano metodi rudimentali, ma sono pronti a sacrificare la propria vita”. “L’equilibro del terrore nucleare”, ha soggiunto, ha mostrato i suoi i limiti e “con la ricerca e lo sviluppo delle armi letali autonome, siamo ancora in una logica che non porta frutti”.
Secondo il presule, quindi, investire in queste armi “non contribuisce alla difesa della pace”, ma rappresenta un “progressivo incitamento alla guerra”. “Se vogliamo la pace – ha detto – dobbiamo non solo evitare di accumulare armi, ma dobbiamo anche convertire le menti”.
La pace, dunque, deve nascere dalla mutua fiducia tra i popoli e le nazioni, non dal terrore delle armi, ha ribadito il delegato vaticano. Perché “la vera guerra da vincere è quella per la giustizia, i diritti umani, il rispetto delle minoranze e lo sviluppo integrale”.