Cardinal Parolin

Foto © ZENIT - HSM

Parolin: “Molto triste per l’esito del referendum in Irlanda"

Il cardinale Segretario di Stato vaticano ha definito l’approvazione del matrimonio omosessuale “una sconfitta per l’umanità”

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Una sconfitta non solo per la Chiesa ma per l’umanità. Non ha mezzi termini il cardinale Pietro Parolin nel commentare l’esito del referendum di venerdì scorso che ha sancito la legalizzazione del matrimonio omosessuale in Irlanda. Il Segretario di Stato è intervenuto sul tema, a margine della cerimonia per il Premio “Economia e Società”, tenutosi ieri sera al Palazzo della Cancelleria, nell’ambito della conferenza internazionale sul tema «Ripensare le caratteristiche chiave della vita economica e sociale», promossa a Roma dalla fondazione Centesimus annus pro Pontifice.

Ai giornalisti, il porporato ha dichiarato di essere “molto triste” per il risultato referendario irlandese: si tratta, ha detto, di una realtà di cui “la Chiesa deve tenere conto ma nel senso di rafforzare il suo impegno per l’evangelizzazione”. Secondo Parolin, “non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità”. Ha quindi ribadito l’impegno della Santa Sede nel rilancio della famiglia, specie a partire dal prossimo Sinodo dei Vescovi, la quale “rimane al centro” e va difesa, tutelata e promossa perché essa continuerà sempre e comunque a rappresentare il futuro dell’umanità e della Chiesa. “Colpirla sarebbe come togliere la base dell’edificio del futuro”, ha aggiunto.

Un’ulteriore domanda ha riguardato il nodo della scelta dell’ambasciatore di Francia presso la Santa Sede dopo che, nei mesi scorsi, per due volte, il Vaticano si era opposto alla nomina di Laurent Stefanini, dichiaratamente omosessuale e favorevole a politiche omosessualiste, caldeggiato dal presidente François Hollande. “Il dialogo è ancora aperto e speriamo che si possa concludere in maniera positiva”, ha spiegato a tal proposito il cardinale Parolin.

 Ha infine risposto a una domanda sul prossimo Sinodo dei vescovi, ribadendo che “la famiglia rimane il centro, e dobbiamo veramente fare di tutto” per difenderla, “perché ogni futuro dell’umanità e della Chiesa, anche di fronte a certi avvenimenti di questi giorni, dipende dalla famiglia”. “Non appoggiare la famiglia è come togliere la base di quello che dovrebbe essere l’edificio del futuro”, ha chiarito il premier vaticano.

Poco ha riferito invece sull’imminente pubblicazione dell’Enciclica di Francesco sulla custodia del creato, affermando soltanto che “il Papa richiamerà i principi morali che sono alla base anche di un impegno nei confronti dell’ambiente e che potranno essere condivisi da tutti”. “L’idea di sempre che la Chiesa propone e ripropone e su cui tutte le Encicliche sociali dei Papi hanno fortemente insistito, è la centralità della persona umana – ha soggiunto -. Questa è l’idea antropologica e morale: che al centro della finanza, al centro del mercato di ogni sviluppo ci deve essere la persona umana concreta”. 

“Tante volte noi astraiamo troppo: quando si parla di centralità della persona umana pensiamo a un concetto, invece è la persona umana concreta. Sono milioni, miliardi di uomini che vivono in questo mondo e che devono essere l’oggetto e il soggetto di uno sviluppo che permetta a tutti di vivere in maniera degna e umana”, ha detto il cardinale.

Quanto alla possibilità di introdurre la Tobin tax, una tassa sulle transazioni finanziarie per aiutare i bisognosi, ha osservato che “si può discutere; è il tempo di mettere in atto tutti quegli strumenti che sono stati individuati per aiutare i poveri a uscire dalla loro situazione e farli diventare protagonisti del loro sviluppo".

Infine il porporato si è detto preoccupato per le difficoltà economiche della Grecia: “Penso che sia una situazione che potrebbe portare a una certa destabilizzazione, dunque ci auguriamo che al più presto si possa chiudere l’accordo e si possa giungere a una soluzione”.

 

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ZENIT Staff

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