Cardinale Castrillón: il Motu Proprio spalanca le porte al ritorno dei fedeli lefebvriani

Parla il Presidente della Commissione “Ecclesia Dei”

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Di Mirko Testa

ROMA, lunedì, 9 luglio 2007 (ZENIT.org).- “Con questo Motu proprio si spalanca la porta per un ritorno alla piena comunione della Fraternità San Pio X”, sostiene il Cardinale Darío Castrillón Hoyos.

Così ha affermato in una intervista apparsa su “Il Giornale” (8 luglio 2007), il porporato colombiano che dall’aprile del 2000 guida la Commissione creata da Papa Giovanni Paolo II nel 1988 in seguito al gesto scismatico delle ordinazioni episcopali illegittime da parte dell’Arcivescovo Marcel Lefebvre, fondatore della Società di San Pio X.

“Se dopo questo atto non avviene questo ritorno, davvero non lo saprei capire”, ha commentato il più stretto collaboratore di Benedetto XVI su questi temi.

Il Cardinale Castrillón, come Presidente della Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, lavora per favorire la piena comunione ecclesiale di sacerdoti, seminaristi, comunità e religiosi e religiose, legati alla Fraternità di San Pio X, che desiderano rimanere uniti al successore di Pietro nella Chiesa cattolica.

A questo proposito, già nel gennaio del 2002 i sacerdoti della Fraternità di “San Giovanni Maria Vianney” di Campos (Brasile), un gruppo tradizionalista guidato dal Vescovo Licínio Rangel, consacrato da tre Vescovi ordinati da monsignor Lefebvre, sono passati a formare una circoscrizione ecclesiastica direttamente dipendente dal Papa.

Mentre nel settembre 2006, il Cardinale Castrillón era riuscito a favorire la creazione in Francia dell’Istituto del Buon Pastore (una nuova Società di vita apostolica di diritto pontificio), che aveva accolto cinque sacerdoti e seminaristi – per la maggior parte appartenuti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X – desiderosi di celebrare la liturgia secondo il Messale romano del 1962.

Nell’intervista il Cardinale ha poi tenuto a precisare “che il documento papale non è stato fatto per i lefebvriani, ma perché il Papa è convinto della necessità di sottolineare che c’è una continuità nella tradizione e che nella Chiesa non si procede per fratture”.

Infatti, “l’antica Messa non è stata mai abolita né proibita” e in nessun modo Benedetto XVI “è andato o va in una direzione diversa da quella indicata dal Concilio”.

“Nessuno sbeffeggio, nessuno schiaffo. È un venire incontro alle esigenze di gruppi di fedeli, un atto di liberalità”, ha detto.

La Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” si occupa di circa 300 sacerdoti e 200 seminaristi, così come di centinaia di migliaia di fedeli. La Società di San Pio X è formata da quattro Vescovi, ordinati dall’Arcivescovo Lefebvre, 500 sacerdoti e circa 600.000 fedeli.

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ZENIT Staff

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