CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 21 settembre 2004 (ZENIT.org).- Quattro bioeticisti di fama internazionale hanno firmato un appello che condanna la pratica dell’eutanasia praticata sui minori in Olanda e chiede all’Unione Europea il rispetto dei diritti dell’uomo.

La Prof.ssa Maria Luisa di Pietro dell’Università Cattolica di Roma, il Prof. Gonzalo Miranda Decano della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, Monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia Accademia per la Vita, il Prof. Patricio Ventura-Juncà dell’Università Cattolica del Cile, in rappresentanza della “Federazione Internazionale dei Centri di Bioetica Personalista” (Fibip) hanno diffuso il 15 settembre un comunicato in merito alla notizia diffusa il 31 agosto, secondo cui la magistratura olandese avrebbe autorizzato la clinica universitaria della città di Groningen (Azg) a praticare l’eutanasia su bambini sotto i 12 anni di età, inclusi i neonati.


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La Federazione Internazionale dei Centri di Bioetica Personalista, che rappresenta trentacinque Centri e Istituti di Bioetica presenti e operanti in diversi Paesi nei cinque continenti, si fa interprete e portavoce di un giudizio negativo e assoluto sulle ultime estensioni della legalizzazione dell’eutanasia in Olanda consentita anche per i bambini e neonati con la connivenza dei medici clinici e rappresentanti della giustizia.

Il giudizio negativo è valido già per la legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito concernente gli adulti coscienti che ne facciano richiesta secondo le norme previste nella stessa Olanda, dal 2002, perché la vita di ogni uomo non è disponibile ai fini della sua soppressione da parte di chicchessia, neppure da parte del soggetto eventualmente richiedente, trattandosi di un bene fondamentale per l’individuo stesso e per la società e della condizione prima per l’esercizio della autonomia presunta, ed è qualificabile come primario bene della comunità.

Nella estensione della legalizzazione ai bambini e ai neonati, ove non è possibile il consenso, si tratta di un aggravio inconcepibile tenendo conto di quanto è prescritto persino nei codici di semplice sperimentazione di un farmaco non finalizzato alla salute dello stesso soggetto minore.

Non è soltanto il senso religioso, e in specie quello cristiano, che porta a denunciare questo aggravamento della negatività della legge, ma sono la stessa ragione naturale e il senso di umanità a chiedere un ripensamento su un reale pervertimento delle norme civili e sanitarie.

Pensiamo che l’Europa nei suoi organi istituzionali sia legittimata ad intervenire per impedire una tale interpretazione dello spirito e della lettera dei diritti dell’uomo sanciti nella “Convenzione sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali” (Patto di Roma, art. 2) dando conforto così al senso di civiltà che ha alimentato la progressiva unità del Continente.

Per il Consiglio Direttivo:

Prof.ssa M.L. di Pietro
Prof. G. Miranda
Prof. Mons. Elio Sgreccia
Prof. P.Ventura-Juncà