ROMA, lunedì, 30 agosto 2004 (ZENIT.org).- Ai giorni nostri seppure appagato nel suo desiderio recondito di Dio, l’uomo rimane tuttavia tentato di voler percorrere cammini diversi da quelli ai quali Egli lo chiama: è quanto constata in questa intervista concessa a ZENIT il sacerdote salesiano e filosofo Adriano Alessi.

Professore di Filosofia presso l’Università Pontificia Salesiana, padre Alessi è autore di un volume che ha avuto grande successo in Italia, “Sentieri del sacro. Introduzione alla filosofia della religione”, pubblicato sei anni fa dalla casa editrice salesiana LAS.

Ora le “Ediciones Cristandad” hanno lanciato in spagnolo una riedizione aggiornata del volume, in cui l’autore indaga sull’essenza della religione e sulla dimensione di intimità e di esteriorizzazione dell’esperienza religiosa.

Siamo di fronte ad un ritorno del sacro?

Adriano Alessi: Non è possibile rispondere con un sì o con un no. Credo che ci sia una triplice distinzione tra “ritorno di Dio”, “ritorno della sete di Dio” e “ritorno della consapevolezza della necessità di Dio”.

Per quanto riguarda il primo significato – il ritorno di Dio – credo che non si possa parlare propriamente di questo, per il semplice motivo che Dio non ha mai abbandonato l’uomo né ha diminuito in alcun momento la Sua volontà salvatrice in relazione all’umanità.

Allo stesso modo, penso che non si possa parlare propriamente di un ritorno della sete di Dio, dato che l’uomo, indipendentemente dal fatto che ne sia consapevole o meno, ha sempre bisogno di Dio e non può realizzarsi se non entrando in comunione con l’Assoluto.

Relativamente al terzo significato, circa l’effettiva rinascita della consapevolezza, da parte dell’uomo contemporaneo, della necessità di Dio, una risposta appropriata non dovrebbe essere fornita da un teologo o da un filosofo, ma da un sociologo.

Ad ogni modo, credo che non siano pochi gli autori che constatano che il processo di secolarizzazione ha condotto spesso ad una rinascita di molteplici istanze sacre. Alcune sono genuine, altre – non poche – problematiche, perché più che di una ricerca del sacro hanno il sapore di una fuga verso l’esoterismo.

Perché è scomodo distinguere tra ciò che è religione e ciò che non lo è?

Adriano Alessi: La religione, esaminata nella sua dimensione umana, si manifesta come fenomeno storico-culturale estremamente complesso.

Le forme con cui la fede in Dio si è configurata nell’arco della storia sono molto varie e a volte contrastanti.

Basta pensare alla configurazione che il divino assume nelle religioni dei popoli primitivi o analfabeti, o al volto monista, dualista, politeista o monoteista con cui l’Assoluto è vissuto da molti credenti.

Questo senza contare la configurazione “sui generis” propria della religiosità buddista, in cui, accanto ad una ricerca di una salvezza escatologica, assistiamo all’assenza di un essere divino nel senso tradizionale del termine.

In questo modo non risulta facile, né corretto, voler ridurre una tale complessità ad un unico denominatore comune, anche se, trattandosi di autentiche credenze religiose, non dovrebbe essere impossibile identificare alcuni elementi che appartengono all’essenza della fede religiosa.

In parole povere, cos’è la religione?

Adriano Alessi: Un rapporto con la divinità. La religione, nel senso di esperienza religiosa umana, può essere definita come correlazione consapevole e corretta dell’uomo con la divinità. Questa definizione segue la linea di pensiero tomista, che la caratterizza come “ordo ad Deum”.

Si tratta allora di un rapporto o, se si preferisce, di un dialogo esistenziale che si stabilisce tra l’uomo e Dio.

Il nostro atteggiamento davanti a Dio può essere definito come religioso se è caratterizzato dalla correttezza a livello noetico e di comportamento.

Il cristiano autentico sarà colui che ha una concezione del divino conforme alla fede cristiana. Il musulmano autentico sarà il credente che si comporta in maniera conforme alle regole dell’Islam.

Come sono i sentieri del sacro?

Adriano Alessi: Credo che anche a questo riguardo sia necessaria una distinzione. Se per “sentieri del sacro” intendiamo le vie attraverso le quali Dio chiama oggi gli uomini, dobbiamo dire che queste sono infinite e imperscrutabili. Saranno tutte quelle che l’Assoluto, nella Sua infinita saggezza e bontà, sceglierà per realizzare il Suo progetto di salvezza universale.

Se intendiamo per “sentieri del sacro” le vie attraverso le quali l’uomo cerca di rispondere alla chiamata divina, allora la risposta deve registrare le molteplici forme con cui gli uomini di buona volontà si mettono alla ricerca di Dio. Può essere percorrendo il cammino tracciato dalle grandi religioni storiche o i sentieri più precari delle nuove forme di religiosità.

E’ necessario notare che queste nuove vie, anche soggettivamente valide nella misura in cui vengono percorse con buone intenzioni, non sono oggettivamente equivalenti alle altre, sebbene tutte abbiano bisogno di purificazione in forme diverse.

Il New Age ha un futuro?

Adriano Alessi: Per risponderle dovrei essere un profeta. La mia sensibilità mi porta a pensare che il New Age, nel modo in cui si è configurata in questi decenni, sia probabilmente non solo una religione alla carta, ma un fenomeno di moda, e in quanto tale destinato a declinare.

Nonostante questo, rimarrà nello spirito umano la tentazione costante di voler incontrare Dio non nei cammini non sempre comodi ai quali l’Assoluto ci chiama, ma attraverso le vie più comode e spaziose che l’uomo si inventa per mettere a tacere il suo desiderio recondito di Dio.