CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì 12 maggio 2004 (ZENIT.org).- Tra i sei Beati che Giovanni Paolo II proclamerà Santi domenica prossima c’è una madre di famiglia: Gianna Beretta Molla (1922-1963), che a 39 anni decise di accettare il rischio di morire e rifiutò di abortire la bambina che portava in grembo, evitando di sottomettersi a cure che la potessero mettere in pericolo.

“Visse il matrimonio e la maternità con gioia, generosità e assoluta fedeltà alla sua missione”, ha affermato nel dicembre scorso il cardinal José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione vaticana, durante la cerimonia di promulgazione del decreto di riconoscimento del miracolo (20 dicembre 2003) che ha aperto le porte alla canonizzazione di questa madre eroica.

Gianna Beretta Molla è la prima donna dell’Azione Cattolica ad essere proclamata Santa. Nacque a Magenta (Milano) il 4 ottobre 1922, in una famiglia con tredici figli, e optò per la professione medica, una tradizione di famiglia.

Durante gli anni del liceo e dell’università, nei quali si dedicò diligentemente agli studi, fece della sua fede un frutto di apostolato nell’Azione Cattolica e nella Società di San Vincenzo de’ Paoli, dedicandosi ai giovani e al servizio caritatevole con gli anziani e i bisognosi.

Ottenne il titolo di Dottore in medicina e Chirurgia nel 1949 presso l’Università di Pavia e nel 1950 aprì un ambulatorio a Mesero, vicino Magenta. Due anni dopo si specializzò in Pediatria presso l’Università di Milano.

Nella pratica della medicina, faceva attenzione soprattutto alle madri, ai bambini, agli anziani e ai poveri. Nell’esercizio del suo lavoro, che considerava una “missione”, diceva: “Come il sacerdote può toccare Gesù, così noi medici tocchiamo Gesù nel corpo dei nostri malati”.

Non trascurava i suoi sport preferiti, lo sci e l’alpinismo, trovandovi un’occasione per esprimere la sua gioia di vivere.

Sentendo da Dio la chiamata al matrimonio, il 24 settembre 1955 Gianna si sposò con l’ingegner Pietro Molla – anch’egli dell’Azione Cattolica – nella Basilica di San Martino a Magenta.

Nel novembre 1956 Gianna ebbe il primo figlio, Pierluigi. Nel dicembre 1957 diede alla luce Mariolina e nel giugno 1959, Laura. Riusciva ad armonizzare con amore e semplicità i compiti di madre, sposa e medico con la sua gioia di vivere.

Nel settembre 1961, mentre era al secondo mese della quarta gravidanza, le venne diagnosticato un tumore all’utero. Fu necessario un intervento chirurgico. Prima di questo, pur consapevole del rischio che avrebbe corso portando avanti la gravidanza, Gianna supplicò il chirurgo di salvare ad ogni costo la vita che portava in grembo.

La vita della creatura venne salvata. Come afferma la biografia diffusa dal Vaticano, Gianna, rendendo grazie a Dio, trascorse i sette mesi precedenti il parto con un’impareggiabile forza d’animo, dedicandosi completamente ai suoi compiti di madre e medico.

Alcuni giorni prima del parto, si mostrò disposta a dare la sua vita per salvare quella della sua creatura. “Se bisogna decidere tra la mia vita e quella del bambino, non esitate: scegliete – lo esigo – la sua. Salvatelo”, disse al marito e ai medici.

La mattina del 21 aprile 1962 diede alla luce Gianna Emanuela. Poco dopo cominciarono le complicazioni: una peritonite settica le provocò grandi sofferenze. La mattina del 28 aprile, tra indicibili dolori e ripetendo la giaculatoria “Gesù, ti amo; Gesù, ti amo”, morì santamente. Aveva 39 anni.

Il 24 aprile 1994 Giovanni Paolo II ha proclamato Gianna Beretta Molla beata come “madre di famiglia”, affermando il giorno dopo durante l’udienza ai pellegrini nell’aula Paolo VI: “Quale eroica testimonianza è la sua, vero canto alla vita, in stridente contrasto con una certa mentalità oggi dilagante! Possa il suo sacrificio infondere coraggio in quanti si adoperano, mediante l’impegno personale e comunitario, nel Movimento per la Vita e in altri simili organismi”.

Nel giorno della beatificazione, Pietro Molla – che ora ha 82 anni – ha ricordato sua moglie ai microfoni di “Radio Vaticana” come “una donna splendida, che amava molto la vita. Una donna normale, ma al tempo stesso una donna di grande fede”.

“Una donna ricca di gioia, di personalità, con un carattere forte e con il coraggio di vivere il Vangelo fino in fondo”, ha continuato. “Soprattutto, ricordo la sua piena fiducia nella Provvidenza e la sua gioia piena e perfetta alla nascita di ogni figlio”.

“La decisione di Gianna di offrire la propria vita per salvare quella della sua creatura ha radici lontane: nel matrimonio – che era sentito da lei come un sacramento, come il sacramento dell’amore – e nell’eroismo del suo amore materno e nella sua piena convinzione che il diritto alla vita del nascituro è sacro”, ha aggiunto.

A vivere il miracolo attribuito alla sua intercessione è stata da Elisabete Arcolino Comparini. All’inizio del 2000, il terzo bambino che aveva concepito cominciò ad avere gravi problemi.

Al terzo mese di gravidanza, la giovane madre perse totalmente il liquido amniotico. Il feto, senza la protezione naturale, sarebbe dovuto morire ma, fatto scientificamente inspiegabile, a maggio del 2000 è nata una bellissima bambina. I suoi genitori, che in quei giorni avevano deciso di ricorrere all’intercessione della beata, l’hanno chiamata Gianna María.