CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 13 dicembre 2004 (ZENIT.org).- Fra i vari tratti salienti che hanno caratterizzato il pontificato di Giovanni Paolo II risalta in modo particolare il rapporto più diretto instaurato dal Santo Padre con i mezzi di comunicazione sociale, e l’attenzione da egli rivolta ad un loro uso corretto ai fini dell’evangelizzazione.

In questa intervista concessa a ZENIT, Joan Lewis, una giornalista di origini statunitensi che lavora per il Vatican Information Service (VIS), un sistema informativo, istituito nel 1991 nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, spiega come è cambiato nel tempo il loro lavoro.

Lei ha condotto finora una vita straordinaria lavorando come giornalista vaticanista da qualcosa come 25 anni. Come è stata coinvolta in questo tipo di stile di vita, che rappresenta un pò anche una vocazione?

Joan Lewis: Ciò che dice è vero, poiché ho iniziato a scrivere sul Vaticano per una serie di pubblicazioni statunitensi nel 1979. In precedenza avevo lavorato presso l’ufficio del New York Times a Roma, e quando hanno ridotto il loro staff ho deciso di continuare a scrivere e di specializzarmi nella Chiesa e nel Vaticano, perché la Chiesa era – ed è sempre stata – al centro della mia vita, così come una realtà della quale conoscevo abbastanza ma che volevo approfondire. Ho iniziato quindi a scrivere e a contattare alcuni quotidiani statunitensi che avrebbero potuto essere interessati ad una corrispondente con una conoscenza particolare del Vaticano.

A quell’epoca, ovviamente, non esistevano Internet o altri strumenti e bisognava scrivere delle proprie e vere lettere – con vera carta carbone, vere buste e veri francobolli, ecc.. Ho iniziato scrivendo articoli non troppo specifici a livello temporale e a inviarli, con una lettera di introduzione, a 30 quotidiani. Tre di questi hanno risposto chiedendomi di essere il loro corrispondente a Roma e dei giornalisti miei amici mi hanno detto che il 10% era un risultato sbalorditivo! Tuttavia in cuor mio credo che fosse dovuto non tanto al mio modo di scrivere quanto a Giovanni Paolo II – il nuovo Pontefice –, che aveva suscitato la loro curiosità e l’interesse per la Chiesa.

Attraverso gli articoli che ho scritto per questi giornali, incluso il Wall Street Journal che era interessato a pezzi sulla Chiesa e sulle politiche e gli affari economici, il settimanale statunitense “National Catholic Register” conobbe i miei lavori e mi chiese nel 1980 di aprire un ufficio a Roma, e di esserne il direttore.

Fui a capo del loro ufficio di Roma per sei anni fino a che, alla fine di dicembre del 1985, feci ritorno in California. Nella primavera del 1990 venni poi a Roma in vacanza. Una delle mie tappe, ovviamente, fu la Sala Stampa della Santa Sede, dove dovevo andare a trovare alcuni vecchi amici; in quell’occasione fui invitata ad incontrare un certo signor Pietro Brunori (ora padre Brunori, che vive in Argentina), del Vatican Information Service. Parlare con lui mi colpii come non mi era mai capitato fino a quel momento!

Mi disse che il Papa Giovanni Paolo II – grande comunicatore, come sappiamo tutti – desiderava vivamente che le notizie provenienti dalla Curia romana e dal Vaticano raggiungessero i vescovi ed i nunzi del mondo in modo tempestivo e quotidiano, poiché questo non accadeva in modo uniforme in tutte le parti del mondo.

Il Papa voleva che i vescovi ricevessero notizie complete, imparziali e non filtrate. Chiese se erano disponibili personale e tecnologie e, in relativamente poco tempo, nacque il Vatican Information Service.

Cosa fa esattamente il Vatican Information Service?

Joan Lewis: In poche parole, il VIS è una specie di agenzia di stampa vaticana che distribuisce un bollettino quotidiano di notizie in quattro lingue sul Magistero della Chiesa e sugli insegnamenti, sui discorsi e sugli scritti del Santo Padre.

Offriamo anche notizie su tutti gli uffici della Curia romana, sulle conferenze stampa, sulle pubblicazioni vaticane, notizie che provengono dai rappresentanti della Santa Sede all’estero e all’interno di enti internazionali, insieme a liste di nomine e udienze.

Siamo un ufficio indipendente della Curia, ma all’interno del contesto della Sala Stampa della Santa Sede. Questo è molto, molto importante per un motivo: solo la Sala Stampa, e quindi il VIS, sono le voci ufficiali della Santa Sede.

La fonte numero uno di notizie è ovviamente il Santo Padre: qualsiasi cosa faccia, dica, scriva, i suoi viaggi, e così via. I prefetti dei dicasteri contribuiscono poi con notizie sulle loro attività, dalle nuove pubblicazioni ai bollettini, dalle dichiarazioni alle visite all’estero.

Il VIS, quindi, riassume le notizie della Chiesa universale come vengono diffuse da Roma. Non siamo un quotidiano diocesano, neanche per questa diocesi. Diamo solo voce alle notizie che giungono dalla Santa Sede.

Com’è cambiato negli anni il Vatican Information Service?

Joan Lewis: In origine il Santo Padre ha chiesto ai membri della Curia, incluso il dottor Joaquín Navarro-Valls, direttore della Sala Stampa, e ad esperti esterni di considerare le tecnologie a disposizione per questo tipo di agenzia di informazione. Nel 1990 la scelta migliore era il fax, per cui abbiamo cominciato a faxare le notizie dal Vaticano a tutti gli abbonati.

Abbiamo fatto un grande passo avanti quando Internet è diventato parte della nostra vita ed ora, attraverso le e-mail, decine di migliaia di persone nel mondo sono abbonate al VIS. Il VIS , figura, chiaramente, anche nel sito web del Vaticano, alla voce “Servizi di Informazione”. Ora i nunzi ed i vescovi non lo ricevono più solo in lingua inglese e spagnola, poiché sono stati aggiunti anche l’Italiano e il Francese così da ampliare enormemente la rete di lettori.

La cosa più importante per quanto riguarda la tecnologia di Internet è la possibilità di raggiungere le persone a costo zero.

Adesso il VIS si può ricevere gratuitamente via e-mail ma all’inizio cercavamo di aiutare economicamente i vescovi che non potevano permettersi il servizio fax e a questo proposito ci sono molte storie bellissime su come abbiamo aiutato le diocesi a rimanere in contatto con Roma e su come abbiamo aiutato i prelati nel Terzo Mondo o quelli che vivevano dietro la cortina di ferro. Potrei andare avanti all’infinito raccontando storie meravigliose e ispirate.

[Questo martedì nella seconda parte dell’intervista: conferenza sulla famiglia in Qatar; e “Joan Knows”, quando l’evangelizzazione entra nelle carceri]