ROMA, mercoledì, 20 settembre 2006 (ZENIT.org).- Si svolgerà a Roma giovedì 28 settembre, presso l’Aula della Conciliazione del Palazzo Apostolico del Vicariato di Roma, la cerimonia inaugurale del V Simposio dei Docenti Universitari.

L’appuntamento, che quest’anno ha per tema "Dove va l'Europa? Culture, popoli, istituzioni", è organizzato dall’Ufficio per la pastorale universitaria della Diocesi di Roma in occasione dell’Incontro Europeo dei delegati nazionali di Pastorale Universitaria promosso dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE).

La cerimonia avrà inizio alle ore 17.00, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. A tenere il discorso inaugurale sarà il Cardinale Vicario Camillo Ruini. Successivamente i lavori proseguiranno con le relazioni del professor Christian Starck (Università Georg-August di Gottingen), del professor Remi Brague (Università della Sorbona – Parigi), e del Cardinale Llovera Antonio Cañizares, Arcivescovo di Toledo.

Da venerdì 30 settembre a domenica 1° ottobre il Convegno internazionale continuerà presso l’Aula Magna della Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA). E’ prevista la partecipazione di 250 delegati provenienti da 35 paesi europei che rifletteranno su: i fondamenti culturali per un nuovo umanesimo, integrazione e sussidiarietà, le prospettive della solidarietà, un nuovo umanesimo per la cultura europea e il contributo cristiano per la costruzione dell’Europa.

Per capire il senso e gli obiettivi che tale Simposio intende raggiungere, ZENIT ha intervistato monsignor Lorenzo Leuzzi, Direttore dell'ufficio della pastorale universitaria del Vicariato di Roma.

“Il Simposio – ha spiegato monsignor Leuzzi – darà inizio al cammino di preparazione dell’Incontro Europeo dei Docenti Universitari in programma nel mese di giugno del 2007 e che avrà per tema ‘Un nuovo Umanesimo per l'Europa. Il ruolo delle Università’”.

“In questo modo il mondo universitario europeo è sollecitato a riflettere sul cammino del Continente Europeo e a rilanciare il ruolo dell’Università nella costruzione della casa comune europea”, ha poi sottolineato.

Qual è il ruolo della Chiesa?

Leuzzi: La Chiesa in Europa intende accompagnare e sostenere, come già avvenuto in passato, l’impegno di elaborazione culturale della comunità accademica. Ad essa desidera proporre il Vangelo come fonte di un nuovo umanesimo capace di orientare la sfida culturale perché sia a servizio della crescita di tutto l’uomo e di ogni uomo.

Perché si è scelto come tema l’Europa?

Leuzzi: Il primo Simposio dei docenti europei si è svolto nel 2002, ed aveva come tema la Carta Costituzionale Europea, poi negli anni successivi si è riflettuto sulla famiglia, sul lavoro e sull’impresa. Quest’anno il V simposio ha per tema l’Europa perché l’anno prossimo nel 2007 ricorre il cinquantesimo anniversario della firma del trattato di Roma, che diede inizio alla costituzione della comunità europea.

Con il Simposio di quest’anno prepariamo l’evento celebrativo del 2007. Dal 21 al 24 giugno 2007 aspettiamo l’arrivo a Roma di molti docenti di tutte le Università europee. Sono previsti 30 convegni promossi dalle Università romane, in collaborazione con altre Università europee. Il coinvolgimento dei docenti universitari è molto importante perché si sta concludendo il processo di Bologna che nel 2010 traccerà le nuove linee di politica universitaria in tutti i paesi d’Europa. Noi speriamo che il tema dell’umanesimo sia l’anima ed il punto di riferimento di tutte le riflessioni sia di analisi storica che di prospettive dottrinali e operative.

Che cosa intendete per “Nuovo Umanesimo”

Leuzzi: Intendiamo, innanzitutto, dare continuità al Giubileo delle Università che ebbe come tema “L’Università per un nuovo umanesimo”, ma soprattutto perché crediamo che non si potrà pensare e rilanciare la vita della Comunità Europea se non si pone al centro del dibattito culturale, sociale e politico la questione antropologica.

Il continente europeo ha avuto il grande merito, in tanti secoli, di riflettere sull’uomo orientato ed illuminato dall’esperienza cristiana, valorizzando le sue potenzialità ma soprattutto dando all’uomo quella unicità e centralità, che certamente è specifica del cristianesimo. Una dimensione propria dell’essere umano nel contesto della creazione.

Ripartire dalla questione antropologica significa misurare la capacità dell’Europa di esprimere una identità ed una cultura capace di confrontarsi con le altre culture e di orientare le sfide dell’umanità. Crediamo che esista una responsabilità specifica del continente europeo di aiutare l’umanità a riflettere, proponendo un “nuovo umanesimo” che aiuti l’uomo ad essere soggetto attivo della storia, per evitare la sua usura esistenziale o peggio ancora il suo annientamento della storia.

In questo senso si tratta di fare un passo in avanti, superare l’impostazione illuministica che poneva la questione in termini puramente “astratti” e in un certo senso “conservativi”, per andare più in profondità, perché l’uomo ha di fronte a sé l’urgente problema di restare persona nel confronto con la dinamicità e complessità della società contemporanea. Si tratta di passare da una antropologia statica ad una antropologia dinamica.

E’ in questo contesto che la Chiesa ha una sua capacità ed un ruolo propositivo specifico e significativo. Credo che il convegno possa essere una sollecitazione per la Chiesa e per le chiese a guardare più in profondità in se stessa ed avere più coraggio nell’elaborazione di un nuovo umanesimo a partire da una rinnovata riflessione sul rapporto tra fede e ragione che costituisce il grande messaggio di Benedetto XVI nel suo intervento all’Università di Ratisbona,

In che modo il dialogo tra fede e ragione si relaziona con la pastorale universitaria?

Leuzzi: Parliamo di un dialogo tra fede e ragione non soltanto sulle questioni puramente scientifiche ma che si allarga alle nuove questioni antropologiche. Ed è a partire da qui che riemerge il ruolo dell’Università in Europa, luogo per eccellenza del dialogo tra fede e ragione.

Non dobbiamo dimenticare che se l’Europa ha potuto dare un grande contributo alla sviluppo della civiltà è anche perché la Chiesa si è fatta carico di promuovere e sostenere le Università, dove studenti e docenti si ritrovano per ricercare e maturare la responsabilità culturale nei confronti della società.

Con questo convegno, mediante la promozione della pastorale universitaria, la Chiesa intende rendere un servizio all’Europa, perché, richiamando le Università ad assumersi le proprie responsabilità e a non lasciarsi trascinare nella deriva “professionalizzante”, contribuisce ad un grande servizio per il futuro del Continente Europeo e a tener vivo nelle nuove generazioni il desidero della ricerca della verità.