CITTA' DEL VATICANO, domenica, 26 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Parlando di fronte ai 253 Padri sinodali e a tutti i fedeli presenti questa domenica nella Basilica di San Pietro, il Papa ha voluto rivolgere un “pensiero speciale” ai Vescovi della Cina continentale, che non hanno potuto prendere parte al Sinodo dei Vescovi.

La Santa Sede non è infatti riuscita a raggiungere un accordo in tal senso con le autorità di Pechino. Hanno invece preso parte, in qualità di delegati nominati direttamente da Benedetto XVI, l’Arcivescovo di Hong Kong, il Cardinale Joseph Zen Ze-kiun e il Vescovo di Macao, monsignor José Lai Hung-seng. Presente anche monsignor Peter Liu Cheng-chung, Vescovo di Kaohsiung (Taiwan).

“Desidero farmi qui interprete – ha detto il Papa nell’omelia –, e renderne grazie a Dio, del loro amore per Cristo, della loro comunione con la Chiesa universale e della loro fedeltà al Successore dell’Apostolo Pietro”.

“Essi sono presenti nella nostra preghiera, insieme con tutti i fedeli che sono affidati alle loro cure pastorali”, ha aggiunto.

“Chiediamo al ‘Pastore supremo del gregge’ di dare ad essi gioia, forza e zelo apostolico per guidare con sapienza e con lungimiranza la comunità cattolica in Cina, a tutti noi così cara”, ha poi concluso.

Già nell’ottobre del 2005, quattro Vescovi invitati al precedente Sinodo su “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”, non aveva ricevuto il permesso dal Governo cinese di abbandonare il Paese.

Le relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese si sono interrotte nel 1951, a due anni dall’ascesa al potere di Mao Tse-Tung, quando c’è stata l’espulsione del Nunzio apostolico, l’Arcivescovo Antonio Riberi.

Attualmente, il Governo cinese permette la pratica religiosa nel suo Paese solo con personale riconosciuto e in luoghi registrati presso l’Ufficio per gli Affari Religiosi e sotto il controllo dell’Associazione Patriottica (AP), l’organismo istituito dal regime maoista nel 1957 con lo scopo di creare una Chiesa nazionale indipendente dalla Sede apostolica.

Per questo si parla della differenza tra una Chiesa “ufficiale” o “patriottica” e i fedeli che cercano di sottrarsi al suddetto controllo per obbedire direttamente al Papa, formando così  la Chiesa “non ufficiale” o “clandestina”.

Cos'è il Sinodo?

di padre Thomas Rosica, CSB

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 23 ottobre 2008 (ZENIT.org).- Tra i tanti messaggi giunti da ogni parte del mondo in risposta a questi Diari del Sinodo, mi è stato chiesto di portare un esempio sul significato per le persone “ordinarie” di tutto questo studio sull’esegesi e la critica biblica della Scrittura.

L’autore del messaggio mi ha chiesto di “applicare qualcuna di queste discussioni tecniche nell’aula a un brano del Nuovo Testamento per capire di cosa state parlando a Roma!”.

Lo faccio volentieri. Ecco di cosa parla il Sinodo.

Iniziamo col leggere lentamente un brano evangelico. Gesù usava parabole per insegnare lezioni molto importanti. I veri discepoli di Gesù sono quelli che sono pronti a ricevere la saggezza e possono pensare a livello simbolico. L’essenza indiretta delle parabole rende la sapienza di Gesù inaccessibile a quanti optano per un approccio letterale.

Prendiamo in considerazione una parabola ben nota, quella delle vergini sagge e di quelle stolte (Matteo 25, 1-14). Alla crocifissione di Gesù mancano solo tre giorni. Egli usa questa parabola per aiutare a capire gli eventi del suo giudizio imminente e l’importanza del nostro essere pronti.

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