CITTA' DEL VATICANO, domenica, 4 ottobre 2009 (ZENIT.org).- L’Africa è un immenso “polmone” spirituale per un’umanità in crisi di fede e di speranza. E' quanto ha detto Benedetto XVI nel celebrare questa domenica mattina, nella Basilica Vaticana, la Messa di apertura del secondo Sinodo dei Vescovi per l’Africa.

La nuova consultazione episcopale dedicata al Continente africano si tiene a quindici anni dalla prima ed ha come tema: “La Chiesa in Africa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. 'Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo' (Mt 5, 13.14)”.

Nella sua omelia, alla presenza di 239 Padri sinodali e 55 presbiteri collaboratori del Sinodo a vario titolo, il Papa ha descritto un’Africa “depositaria di un tesoro inestimabile per il mondo intero: il suo profondo senso di Dio”.

Tra i suoi tesori, ha precisato Benedetto XVI, il continente africano non annovera solo le risorse materiali, che spesso causano sfruttamento, conflitti e corruzione, ma anche quell'eredità “spirituale e culturale, di cui l’umanità ha bisogno ancor più che delle materie prime”.

Infatti, ha sottolineato, “l’Africa rappresenta un immenso ‘polmone’ spirituale, per un’umanità che appare in crisi di fede e di speranza”.

Ma anche questo “polmone” può ammalarsi, ha aggiunto il Santo Padre, innanzitutto di quella “pericolosa patologia” già diffusa nel mondo occidentale, ovvero “il materialismo pratico, combinato con il pensiero relativista e nichilista”.

“Rimane indiscutibile che il cosiddetto ‘primo’ mondo talora ha esportato e sta esportando tossici rifiuti spirituali, che contagiano le popolazioni di altri continenti, tra cui in particolare quelle africane – ha osservato –. In questo senso il colonialismo, finito sul piano politico, non è mai del tutto terminato”.

L'altro pericolo dell’Africa, ha aggiunto Benedetto XVI, è “il fondamentalismo religioso, mischiato con interessi politici ed economici”.

“Gruppi che si rifanno a diverse appartenenze religiose si stanno diffondendo nel continente africano – ha evidenziato –; lo fanno nel nome di Dio, ma secondo una logica opposta a quella divina, cioè insegnando e praticando non l’amore e il rispetto della libertà, ma l’intolleranza e la violenza”.

Nella sua omelia, Benedetto XVI si è quindi soffermato “sulla complessa tematica del matrimonio nel contesto africano ecclesiale e sociale”, ricordando che il matrimonio, così come è presentato nella Bibbia, “non esiste al di fuori della relazione con Dio”.

“Nella misura in cui custodisce e sviluppa la sua fede – ha quindi avvertito – , l’Africa potrà trovare risorse immense da donare a vantaggio della famiglia fondata sul matrimonio”.

La riflessione del Pontefice si è poi spostata sulla realtà dell’infanzia “che costituisce una parte grande e sofferente della popolazione africana”, in un continente dove il tasso di natalità complessivo è il più alto a livello mondiale.

In Africa e nel resto del mondo, ha poi sottolineato, la Chiesa manifesta la propria maternità nei confronti dei più piccoli anche quando non sono ancora nati.

Infatti, ha spiegato, “la Chiesa non vede in essi primariamente dei destinatari di assistenza, meno che mai di pietismo o di strumentalizzazione, ma delle persone a pieno titolo, che con il loro stesso modo di essere mostrano la via maestra per entrare nel regno di Dio, quella cioè di affidarsi senza condizioni al suo amore”.

Ricollegandosi, poi, al primo Sinodo per l’Africa, tenutosi nel 1994, Benedetto XVI ha ricordato che di quell’assemblea rimane ancora valido ed attuale il compito primario dell’evangelizzazione, anzi, di una “nuova evangelizzazione”.

“Con la sua opera di evangelizzazione e promozione umana, la Chiesa può certamente dare in Africa un grande contributo a tutta la società” ed “essere profezia e fermento di riconciliazione tra i vari gruppi etnici, linguistici ed anche religiosi, all’interno delle singole nazioni e in tutto il continente”.

La riconciliazione, infatti, è il “fondamento stabile sui cui costruire la pace” e la “condizione indispensabile per l’autentico progresso degli uomini e della società”.

Al termine della concelebrazione eucaristica con i Padri sinodali nella Basilica Vaticana, il Papa ha poi guidato la preghiera dell'Angelus recitata insieme ai fedeli e pellegrini giunti in piazza San Pietro.

Per l'occasione, il Santo Padre ha ricordato che il Sinodo non è “un convegno di studio”, né “un’assemblea programmatica”. “I protagonisti non siamo noi: è il Signore, il suo Santo Spirito, che guida la Chiesa”.

“La cosa più importante, per tutti, è ascoltare: ascoltarsi gli uni gli altri e, tutti quanti, ascoltare ciò che il Signore vuole dirci”, ha detto.

“Preghiamo la Vergine Maria, perché benedica la II Assemblea sinodale per l’Africa e ottenga pace e sviluppo per quel grande e amato Continente”, ha quindi concluso.

Sinodo per l'Africa: quale impatto sulle comunità religiose?

ROMA, lunedì, 28 settembre 2009 (ZENIT.org).- Il tema del secondo Sinodo per l’Africa, “La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace”, va al cuore del situazione sociale, politica, culturale e religiosa del continente africano.

Lo ha sottolineato il sacerdote kenyota Agbonkhianmeghe E. Orobator, SJ, del Catholic Information Service for Africa (CISA), ricordando che “ovunque si guarda, l’Africa anela alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace”.

“Il grido per la riconciliazione echeggia da comunità divise; la richiesta di giustizia si leva da milioni di rifugiati e dagli sfollati interni, l’aspirazione alla pace scorre nelle lacrime dei milioni di vititme della guerra e del conflitto in Africa”, ha spiegato. “Queste grida e questi echi collettivi del continente rappresentano la cornice in cui considerare il tema del Sinodo”.

Secondo il sacerdote, una domanda fondamentale è: “In che modo il tema del Sinodo riguarderà le comunità e gli istituti di persone consacrate in Africa?”.

Per rispondere, avverte, “bisogna essere consapevoli del pregiudizio di vecchia data secondo il quale i religiosi in Africa vivono al margine della vita reale”.

“In verità – ha osservato –, la vita religiosa pone le persone consacrate al cuore delle azioni di Dio nel mondo. Come per la Chiesa, le gioie e le speranze, il dolore e l’angoscia di milioni di africani sono anche quelli degli istituti dei consacrati”.

Da questo punto di vista, “il secondo Sinodo africano rappresenta un ulteriore invito per i religiosi e le loro comunità a impegnarsi più intensamente nel progetto divino di ricreare la terra e costruire un continente africano riconciliato, giusto e pacifico”.

Tre principi

Secondo padre Orobator, in questa riflessione per gli istituti consacrati in Africa sono necessari tre principi, il primo dei quali è il fatto che “la missione di riconciliazione, giustizia e pace è costitutiva della vita, dell’insegnamento e del ministero di Gesù Cristo”.

In secondo luogo, “è importante considerare la vita religiosa nel contesto della comunità chiamata Chiesa”, perché “le comunità religiose, in Africa come in qualsiasi altro luogo, non formano una Chiesa separata”.

Il terzo principio è quello della sacramentalità: “la missione di riconciliazione, giustizia e pace incarna in primo luogo e prima di tutto uno stile di vita, piuttosto che ideologie da imporre agli altri”.

L’importanza dell’esempio

In questo contesto, ha affermato il sacerdote gesuita, “la Chiesa e le comunità religiose in Africa hanno la responsabilità di praticare queste virtù come prerequisito per predicarle”.