CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 29 aprile 2009 (ZENIT.org).- Riconoscere la presenza di Dio nel mondo, apprezzare la liturgia e amare la Chiesa: sono le tre lezioni che secondo Benedetto XVI si possono trarre dall'esempio di San Germano, Patriarca di Costantinopoli, al quale ha dedicato questo mercoledì il suo intervento in occasione dell'Udienza generale.

Germano, ha ricordato il Pontefice, “non appartiene alle figure più rappresentative del mondo cristiano orientale di lingua greca e tuttavia il suo nome compare con una certa solennità nella lista dei grandi difensori delle immagini sacre, stesa nel Secondo Concilio di Nicea, settimo ecumenico (787)”.

Ebbe, infatti, “un ruolo significativo nella storia complessa della lotta per le immagini, durante la cosiddetta crisi iconoclastica”, sapendo resistere validamente alle pressioni dell'Imperatore Leone III, iconoclasta, cioè avversario delle icone.

Durante il patriarcato di Germano (715-730), ha ricordato Benedetto XVI, Costantinopoli fu assediata dai Saraceni. Per questo motivo venne organizzata una solenne processione in città con l’ostensione dell’immagine della Madre di Dio, la Theotokos, e della reliquia della Santa Croce.

I Saraceni desistettero dall'assedio e per Germano l'intervento divino era da intendere come “un’approvazione evidente della pietà mostrata dal popolo verso le sante icone”.

Di parere del tutto diverso era l'Imperatore Leone III, che voleva riorganizzare la fede e temeva il rischio di idolatria a cui, a suo parere, il popolo era esposto per l’eccessivo culto delle icone.

Germano rassegnò le dimissioni da Patriarca e si condannò all’esilio in un monastero dove morì dimenticato quasi da tutti. “Il suo nome riemerse in occasione appunto del Secondo Concilio di Nicea (787), quando i Padri ortodossi decisero in favore delle icone, riconoscendo i meriti di Germano”, ha ricordato il Papa.

Chiedendosi quale sia l'eredità di questo santo, il Papa ha sottolineato tre aspetti, il primo dei quali è la considerazione che “c’è una certa visibilità di Dio nel mondo, nella Chiesa, che dobbiamo imparare a percepire”.

“Dio ha creato l’uomo a sua immagine, ma questa immagine è stata coperta dalla tanta sporcizia del peccato, in conseguenza della quale quasi Dio non traspariva più – ha constatato –. Così il Figlio di Dio si è fatto vero uomo, perfetta immagine di Dio: in Cristo possiamo così contemplare anche il volto di Dio e imparare ad essere noi stessi veri uomini, vere immagini di Dio”.

Il secondo aspetto è “la bellezza e la dignità della liturgia”, ha sottolineato, osservando che “celebrare la liturgia nella consapevolezza della presenza di Dio, con quella dignità e bellezza che ne faccia vedere un poco lo splendore, è l’impegno di ogni cristiano formato nella sua fede”.

Il terzo elemento indicato dal Papa è l'amore per la Chiesa. “Noi uomini siamo portati a vedere soprattutto i peccati, il negativo”, ha riconosciuto, “ma con l’aiuto della fede, che ci rende capaci di vedere in modo autentico, possiamo anche, oggi e sempre, riscoprire in essa la bellezza divina”.

“E’ nella Chiesa che Dio si fa presente, si offre a noi nella Santa Eucaristia e rimane presente per l’adorazione. Nella Chiesa Dio parla con noi, nella Chiesa 'Dio passeggia con noi', come dice San Germano. Nella Chiesa riceviamo il perdono di Dio e impariamo a perdonare”.

“Preghiamo Dio perché ci insegni a vedere nella Chiesa la sua presenza, la sua bellezza, a vedere la sua presenza nel mondo, e ci aiuti ad essere anche noi trasparenti alla sua luce”, ha concluso.

Benedetto XVI riceve il Presidente della Bielorussia

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 27 aprile 2009 (ZENIT.org).- Benedetto XVI ha ricevuto questo lunedì in udienza il Presidente della Repubblica di Bielorussia, Aleksandr Lukashenko, secondo quanto ha reso noto la Sala Stampa della Santa Sede in una nota.

Il Capo di Stato bielorusso è stato poi ricevuto dal Segretario di Stato, il Cardinale Tarcisio Bertone, e da monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, in un clima che il comunicato vaticano ha definito “positivo”.

Nei colloqui sono state affrontate questioni relative alla situazione della Chiesa cattolica in Bielorussia, così come le “prospettive di approfondimento della collaborazione tra le due Parti”. In questo senso, è stata sottolineata “la pacifica convivenza che caratterizza le relazioni tra le comunità cattolica e ortodossa”.

Si è parlato anche delle “questioni attinenti al rapporto tra fede e ragione e al dialogo interconfessionale e interculturale”, nonché di “temi di carattere internazionale legati alla promozione della pace e dell’autentico progresso dell’umanità”.

La Bielorussia, che si è dichiarata indipendente nel 1991, ha una popolazione di poco superiore ai 9,5 milioni di abitanti, per l’80% ortodossi, legati al Patriarcato di Mosca. I cattolici rappresentano una minoranza, insieme ad ebrei e musulmani.

Alcuni mezzi di comunicazione hanno parlato di un presunto invito del Presidente Lukashenko a Benedetto XVI a visitare il Paese, anche se questo fatto non è stato confermato dalla Santa Sede.

Il Capo di Stato ha parlato in alcune dichiarazioni alla stampa il 23 aprile di un passo positivo nelle relazioni tra lo Stato e la Chiesa cattolica.

La visita, ha detto, “riflette l’alto apprezzamento da parte della gerarchia cattolica romana della nostra politica nei confronti dei cattolici”. “Ci sono stati molti problemi nei rapporti tra Stato e Chiesa, in primo luogo la Chiesa cattolica. Dove sono ora questi problemi? Sono scomparsi”.

Lukashenko ha incontrato il 14 aprile monsignor Tadeusz Kondrusiewicz, Arcivescovo metropolita di Minsk e Mahilyow della Chiesa cattolica romana.

Durante l’incontro, il Presidente ha affermato che “il Governo costruirà le relazioni con la Chiesa cattolica romana”. “Facciamo del nostro meglio per rendere queste relazioni più forti e salde”.

In quell’occasione, Lukashenko ha anche ricordato di aver incontrato poco prima il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill, con il quale ha parlato dei rapporti tra la Chiesa ortodossa e quella cattolica, del Papa e del metropolita Kondrusiewicz.

“La Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa dovrebbero essere più vicine e affrontare le questioni attuali senza spezzare i vincoli cristiani”, ha sottolineato.

La Chiesa ortodossa ha visto favorevolmente la visita del Presidente bielorusso al Papa.

“Molti cattolici vivono in Bielorussia, soprattutto nella parte occidentale del Paese. Per questo motivo, i rapporti tra le comunità ortodossa e cattolica in Bielorussia sono un importante fattore di stabilità e di sviluppo”, ha dichiarato l’Arciprete Georgy Ryabykh, alla guida del Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca, secondo quanto riferito da Interfax-Religion il 21 aprile.

“La visita del Presidente bielorusso in Vaticano può quindi promuovere una coesistenza pacifica tra le due comunità”, ha poi sottolineato.

La visita del Presidente bielorusso al Papa si inserisce nel viaggio che Lukashenko sta compiendo in questi giorni in Italia, primo Paese occidentale che visita da 14 anni.