ROMA, lunedì, 4 ottobre 2010 (ZENIT.org).- I canoni 180 - 189 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali trattano l’elezione dei Vescovi eparchiali entro i confini del territorio patriarcale.

Spetta solamente ai Vescovi della Chiesa patriarcale con la presidenza del Patriarca di comporre l’elenco dei candidati all’ordinazione episcopale. Tale elenco deve essere inviato alla Santa Sede per ottenere l’assenso. Ottenuto l’assenso si procede nell’elezione secondo il can. 183.

Nel caso in cui l’eletto è tra quelli compresi nell’elenco dei candidati approvato dalla Sede Apostolica, il Patriarca deve intimare sotto segreto, l’avvenuta elezione all’interessato. Se l’eletto accetta l’elezione, si informa la Santa Sede dell’accettazione e della data della proclamazione.

Se l’eletto non è compreso nell’elenco dei candidati approvato dalla Santa Sede, si informa la Santa Sede per ottenere l’assenso. Ottenuto l’assenso, il Patriarca intima all’eletto l’elezione e procede secondo il can. 148 § 2.

Nel caso in cui il Sinodo dei Vescovi non può radunarsi, il Patriarca, dopo avere consultato la Santa Sede, può chiedere i voti tramite lettera.

L’eletto prima dell’ordinazione episcopale, emette la promessa di obbedienza verso il Romano Pontefice.

Riguardo la nomina dei Vescovi fuori del territorio patriarcale, la nuova legislazione ha seguito la dichiarazione “Apostolica Sedes” della Congregazione per le Chiese Orientali del 25 marzo 1970[1]. Il Sinodo dei Vescovi della Chiesa patriarcale presenta alla Sede Apostolica un elenco di almeno tre candidati. Il Romano Pontefice sceglie tra di loro il nuovo Vescovo.

Bisogna notare che la dichiarazione “Apostolica Sedes” sottolineava esplicitamente che il Romano Pontefice è libero di scegliere il Vescovo, anche se non è compreso nell’elenco presentato dal Sinodo. Tale clausola non si trova nella nuova legislazione. Bisogna scegliere, dunque, il candidato dall’elenco presentato dal Sinodo dei Vescovi; salva restando la potestà del Romano Pontefice di intervenire[2].

Questo è l’intervento della Sede Apostolica riguardo l’elezione dei Vescovi nella Chiesa patriarcale, entro i confini patriarcale e la nomina dei medesimi fuori dal territorio patriarcale.


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1) Dichiarazione della Santa Congregazione per le Chiese Orientali, in AAS, 62 (1970), 179.

2) Cfr. J. KHOURY, La Scelta dei Vescovi nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, 87.

La visita del Papa a Palermo, un impulso alla responsabilità

ROMA, venerdì, 1° ottobre 2010 (ZENIT.org).- “La visita del Papa darà un impulso a tutti a prendere un impegno per risvegliare un forte senso di responsabilità” e servirà come “incoraggiamento a guardare con speranza e con volontà di ripresa”: è quanto ha detto questo venerdì mattina mons. Mariano Crociata, Segretario generale della Conferenza episcopale italiana (CEI). 

A margine della conferenza stampa per la presentazione del comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, tenutasi a Roma presso la Radio Vaticana, il presule ha detto a questo proposito di pensare soprattutto “ai giovani e alle famiglie tentate tante volte dal pessimismo e dallo scoraggiamento”.

Nell’editoriale del settimanale della diocesi “Settegiorni dagli Erei al Golfo”, ripreso dall’agenzia SIR, mons. Michele Pennisi, Vescovo di Piazza Armerina, ha scritto che Benedetto XVI “viene per rinsaldare e purificare da incrostazioni la nostra tradizione religiosa che si esprime attraverso le varie forme di pietà popolare e per incitare a una nuova evangelizzazione”.

“Papa Benedetto – ha scritto il presule – sfida i giovani a porsi le domande sul senso della vita e sulla possibilità di trovare risposta alle urgenze di verità, di bene, di felicità e di giustizia proprie del cuore di ogni uomo, nell’incontro personale con Gesù Cristo presente nella Chiesa”.

“Egli incita i giovani e le famiglie ad aprirsi alla speranza cristiana e li sprona a una responsabile testimonianza cristiana da dare in tutti gli ambienti di vita”.

“Benedetto XVI – continua mons. Pennisi – ci ricorda il grido accorato di Giovanni Paolo II ad Agrigento il 9 maggio 1993: ‘Nel nome di Cristo, crocifisso e risorto, che è Via, Verità e Vita convertitevi, un giorno arriverà il giudizio di Dio’”.

“Al rifiuto di ogni compromissione della comunità ecclesiale col fenomeno mafioso – ha continua – , la Chiesa siciliana non può non sentirsi legata, anche perché questo cammino storico è stato suggellato dalla splendida testimonianza del martirio di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia solo perché fedele al suo ministero”.

In merito alle aspettative per la visita del Papa a Palermo, che avrà luogo domenica 3 ottobre in occasione del raduno ecclesiale regionale delle famiglie e dei giovani, mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta, ha detto alla Radio Vaticana che i giovani oggi “chiedono di non sentirsi più soli dinanzi alle sfide della vita” e “vogliono ritrovare anche la fiducia nella Chiesa”.

Per questo, ha continuato il delegato della pastorale per la Famiglia e per i Giovani, occorre “alimentare in loro il desiderio di futuro”, perché “la nostra società consumistica, anche le istituzioni spesso parlano dei giovani senza mai parlare con i giovani, senza mai lasciar parlare i giovani”.

“Poi – ha proseguito –, bisogna anche educare i nostri giovani a sapere inventare lavoro, a non accontentarsi di fare i portaborse di questo o di quel politico, a non cercare il posto di lavoro dietro una scrivania”.

“Devono smarcarsi da ogni tipo di compromesso assistenzialista e clientelare – ha continuato mons. Mario Russotto –. Devono riuscire loro a edificare una civiltà dell’amore, una nuova società libera, una società fondata sulla fede, una società fondata sulla solidarietà”.