CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 16 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Benedetto XVI non si recherà in visita all'Università "La Sapienza" di Roma per "togliere ogni pretesto" a manifestazioni "incresciose" che potrebbero verificarsi in occasione dell'evento.

Lo afferma il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, in una lettera che ha inviato al Rettore dell'Università, Renato Guarini, in accompagnamento al testo che il Papa avrebbe letto durante la visita.

Nel messaggio al Rettore, il porporato ricorda che "il Santo Padre aveva accolto volentieri l'invito", "per offrire anche in questo modo un segno dell'affetto e dell'alta considerazione che Egli nutre verso codesta illustre Istituzione, che ebbe origine secoli or sono per volontà di un Suo venerato Predecessore".

"Essendo purtroppo venuti meno, per iniziativa di un gruppo decisamente minoritario di Professori e di alunni, i presupposti per un'accoglienza dignitosa e tranquilla, è stato giudicato opportuno soprassedere alla prevista visita per togliere ogni pretesto a manifestazioni che si sarebbero rivelate incresciose per tutti", osserva il testo.

"Nella consapevolezza tuttavia del desiderio sincero coltivato dalla grande maggioranza di Professori e studenti di una parola culturalmente significativa, da cui trarre indicazioni stimolanti nel personale cammino di ricerca della verità, il Santo Padre ha disposto che Le sia inviato il testo da Lui personalmente preparato per l'occasione".

Il Segretario di Stato ha quindi allegato al suo messaggio il discorso in questione, concludendo con l'auspicio "che in esso tutti possano trovare spunti per arricchenti riflessioni ed approfondimenti".

Cardinal Tauran: le religioni sono “portatrici di senso”

CITTA’ DEL VATICANO, martedì, 8 gennaio 2008 (ZENIT.org).- Le religioni sono “portatrici di senso” e per questo i credenti non devono aver paura di “unire gli sforzi” per diffondere il messaggio che propongono, ha affermato il Cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso.

Ripercorrendo l’anno che si è appena concluso in un’intervista concessa a “L’Osservatore Romano”, il Cardinal Tauran ha ricordato in particolare due eventi: la lettera aperta scritta da 138 leader musulmani al Papa e alle altre guide delle Chiese cristiane (cfr. ZENIT, 11 ottobre 2007) e l’incontro interreligioso di Napoli, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio dal 21 al 23 ottobre.

La lettera dei leader islamici ha dato occasione al porporato di affermare che se “per una parte dei musulmani il dialogo interreligioso non è una realtà né una priorità”, “è altrettanto vero che forse assistiamo a una interessante evoluzione”.

I 138 firmatari della lettera, ha ricordato, rappresentano 43 Nazioni. “Vi troviamo teologi, giuristi e intellettuali in maggioranza sunniti, ma ci sono anche alcuni sciiti”.

Il testo è destinato a tutti i responsabili delle Chiese cristiane e “definisce in maniera originale il monoteismo comune a ebrei, cristiani e musulmani, con un tema principale: la comune fede nel Dio vivente, uno e unico, nel quadro del doppio comandamento dell’amore di Dio e del prossimo, caro alla tradizione giudeo-cristiana”.

“Tutto questo rappresenta un’apertura considerevole e il dialogo islamo-cristiano viene rinvigorito da questi sforzi intesi a trovare valori comuni ai tre monoteismi”, ha constatato il Cardinale.

Quanto al rapporto tra il dialogo interreligioso e l’evangelizzazione, il Cardinal Tauran ha spiegato che i due elementi “mettono in gioco il misterioso piano di Dio e la libertà dell’uomo”.

Da una parte, ha osservato, c’è il dovere dei cristiani di proporre al mondo il Vangelo di Cristo, dall’altra parte c’è la libertà dell’uomo di accoglierlo o meno.

“Per noi – commenta – si tratta di condividere un tesoro, la nostra fede, con gli altri, rispettando l’altro, la sua libertà, le sue convinzioni” ed “evitando al contempo ogni sincretismo”.

“Non diciamo ‘tutte le religioni sono più o meno la stessa cosa’ – ha precisato –. Diciamo, invece, ‘tutti i ricercatori di Dio hanno la stessa dignità e la stessa libertà’. Il dialogo interreligioso non può riposare sull’ambiguità. Le parti in causa devono avere le idee chiare sulla propria identità religiosa e sul contenuto della propria fede”.