LISBONA, martedì, 10 marzo 2009 (ZENIT.org).- Lo Stato non può far dipendere da sé attraverso le leggi realtà come la maternità o la paternità. E' la conclusione principale del I Congresso sulla Maternità, svoltosi questo fine settimana a Lisbona e che ha riunito le organizzazioni portoghesi che difendono la famiglia e la vita.

Nelle conclusioni, diffuse dall'agenzia portoghese Ecclesia, si insiste sull'importanza di sottolineare che i poteri pubblici non possono “regolamentare” un'esperienza come la famiglia “se non in modo sussidiario, per garantire che possa svolgere le sue funzioni”.

Il principio di sussidiarietà, si afferma, implica che “nessuna istanza deve svolgere una funzione quando un'altra la realizza in condizioni migliori”.

“Rifiutiamo qualsiasi ingegneria sociale opposta alla stabilità e dignità del matrimonio”, affermano le conclusioni. “La famiglia è uno strumento fondamentale perché la maternità e la paternità si possano realizzare nelle condizioni migliori. Ai poteri pubblici spetta solo di riconoscere ciò che risulta dall'esperienza umana”.

In questo senso, i poteri pubblici non possono sostituire la famiglia ad esempio nell'istruzione, ma solo “aiutare nella misura in cui viene loro chiesto, e sempre obbedendo alle sue indicazioni”.

I promotori del Congresso sono decisi a portare le loro proposte ai partiti politici, richiamando l'attenzione “su una corrente sociale preoccupata per la situazione attuale”, ha spiegato ad Ecclesia il presidente della Federazione Portoghese per la Vita, António Pinheiro.

“La maternità non è una questione ideologica, ma interessa tutti, e lo Stato deve vegliare sugli interessi di tutti”, ha aggiunto.

“L'Origine delle specie” di Darwin e l'enigma della mente

ROMA, domenica, 8 marzo 2009 (ZENIT.org).- “L’enigma della mente e della coscienza, esclusivo della specie umana, deve essere risolto ad un livello molto superiore a quello strettamente biologico, che non potrà mai fornire una spiegazione convincente”, sostiene padre Angelo Serra, S.I.

E’ quanto afferma il sacerdote, docente emerito di Genetica umana alla Facoltà di medicina del Gemelli, nell’articolo dal titolo “A 150 anni dall’Origine delle specie di Darwin”, apparso su “La Civiltà Cattolica” (quaderno 3808 del 21 febbraio 2009), la rivista dei gesuiti le cui bozze devono passare al vaglio della Segreteria di Stato vaticana prima di essere date alle stampe.

Nell’articolo, viene affrontato il tema dell’origine biologica dell’Homo sapiens e vengono riproposti in sintesi i risultati dei lavori dei maggiori scienziati secondo cui l’antenato comune dell’uomo anatomicamente moderno visse in Africa entro gli ultimi 200.000 anni, e che dalla sua migrazione fuori dell’Africa discesero tutte le popolazioni umane attuali dell’Eurasia.

Si passa poi a trattare dell’“Origine della specie” di Charles Darwin (1809-1882), in cui il naturalista inglese condensò i frutti più maturi della teoria da lui elaborata a partire dal viaggio di cinque anni attorno alla terra sul brigantino Beagle.

Il concetto essenziale era stato definito “evoluzione ramificata”, cioè un insieme di specie che divergono pur provenendo da un antenato comune. Darwin stesso aveva tracciato già nel 1837 lo schizzo di un “albero della vita”.

Tutta la struttura biologica di questo Homo sapiens è “un evidente capolavoro”, sottolinea padre Serra, ma la novità è strettamente associata a una componente di ordine spirituale: lo “spirito” o “anima”, “che esercita la funzione mente, radice comune delle due facoltà intelletto e volontà”.

Strettissima, continua il gesuita, è tuttavia la relazione mente-corpo, che implica due aspetti: “uno di ordine psicologico fra intelligenza, volontà o libero arbitrio e funzione neurofisiologiche e fisiologiche del corpo”; e “uno di ordine metafisico nella relazione anima e corpo”.

Un altro aspetto è la relazione cervello e mente, dove il primo, continua padre Serra citando C. M. Streeter, costituisce solo “l’infrastruttura fisiologica” della seconda, tanto che le nostre conoscenze sulla materia neurologicamente organizzata non ci permettono di spiegare la manifestazione dello spirituale.

L’articolo passa poi ad analizzare l’enigma rappresentato dallo sviluppo del linguaggio, criticando la posizione del linguista americano Noam Chomsky, secondo cui le più recenti evidenze scientifiche nell’ambito della biologia molecolare e delle neuroscienze ci fanno “comprendere quanto profondamente condividiamo la nostra eredità – fisica e mentale – con tutte le altre creature con cui condividiamo il nostro pianeta”.

Padre Serra parla a questo proposito di una “assurda negazione” della mente – “energia che pensa, riflette e si esprime” attraverso un linguaggio comprensibile ed elaborato – e della coscienza – “riflessione che esamina ciò che la mente esprime, per giudicarne il valore: bene o male” – “che separano nettamente la specie Homo sapiens da tutto il resto del mondo animale”.Richiamando quindi i risultati di un noto ricercatore del Centro di Neuroscienze dell’Università di Ne York, come Joseph LeDoux, padre Serra indica tra i fattori essenziali di questa attività cerebrale, la “memoria” come “chiave che permette di comprendere il proprio ‘Io’ da come lavora i cervello”.

“Il ‘sé’ è stabilito e conservato nel cervello se è codificato come memorie – spiega il gesuita – , e gli sviluppi delle moderne neuroscienze hanno dimostrato che queste memorie esistono e sono di natura sinaptica, sono cioé connessioni tra neuroni dette ‘sinapsi’, che sono il mezzo con cui il cervello compie i suoi impegni”.

“Un secondo importante fattore – prosegue – è l’ “attività genica’, assolutamente indispensabile per l’esistenza e il modo essenziale di operare di questi sistemi di memoria. Geni la cui attività opera nella nostra mente e sulle reazioni comportamentali preparando la via alla formazione delle sinapsi”.

In questo senso, spiega LeDoux, “le sinapsi sono semplicemente la via cerebrale per ricevere, accumulare e restaurare le nostre personalità”.

Da qui appare evidente, scrive padre Serra, che “le strutture del cervello umano si sviluppano quale strumento indispensabile per consentire alla persona umana di elaborare ed esprimere i prodotti della sua mente e di scegliere ed eseguire le proprie decisioni”.

In conclusione, afferma il gesuita, è innegabile che “la straordinaria novità di questo essere ‘corpo e spirito’ è l’enigma della ‘mente’, particolarissimo dono spirituale, che gli offre la capacità di pensare, di formulare, ed esprimere i suoi concetti mediante il linguaggio, espressione di una intensa ed ordinatissima attività cerebrale”.