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Articoli di ZENIT Staff

Mons. Nicola Girasoli, nuovo Nunzio Apostolico nelle Antille

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 30 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Monsignor Nicola Girasoli è stato nominato da Papa Benedetto XVI Nunzio Apostolico in Antigua e Barbuda, Bahamas, Dominica, Giamaica, Grenada, Saint Kitts e Nevis, Santa Lucia, San Vincenzo e Grenadine, Suriname, Repubblica Cooperativistica della Guyana e Delegato Apostolico nelle Antille.

SPECIALE ASSISI: L'allocuzione della Rappresentante dei non credenti o agnostici

ROMA, sabato, 29 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Per chiudere il nostro speciale su Assisi, pubblichiamo di seguito l’allocuzione pronunciata dalla filosofa, psicanalista e scrittrice Julia Kristeva, rappresentante dei non credenti o agnostici.

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Cos’è l’umanesimo? Un grande punto di domanda sulla questione più seria? È nella tradizione europea, greco-giudaico-cristiana che si produce questa realtà, che continua al tempo stesso a promettere, a deludere, a rifondarsi.

Signore e Signori,
Le parole di Giovanni Paolo II, “Non abbiate paura!”, non sono indirizzate unicamente ai credenti, perché esse incoraggiavano a resistere al totalitarismo. L’appello di quel Papa, apostolo dei diritti umani, ci spinge anche a non temere la cultura europea, ma, al contrario, ad osare l’umanesimo: nel costruire delle complicità tra l’umanesimo cristiano e quello che, scaturito dal Rinascimento e dall’Illuminismo, ha l’ambizione di aprire le strade rischiose della libertà.

1. L’umanesimo del XXI secolo non è un teomorfismo. Né “valore”, né “fine” , l’Uomo con la maiuscola non esiste. Dopo la Shoah il Gulag, l’umanesimo ha il dovere di ricordare a uomini e donne che se, per un verso, noi ci riteniamo gli unici legislatori, è unicamente attraverso la continua messa in questione della nostra situazione personale, storica e sociale che noi possiamo decidere della società e della storia.

2. L’umanesimo è un processo di rifondazione permanente, che si sviluppa unicamente grazie a delle rotture che sono delle innovazioni. La memoria non riguarda il passato: la Bibbia, i Vangeli, il Corano, il Rigveda, il Tao, ci abitano al presente. Affinché l’umanesimo possa svilupparsi e rifondarsi, è giunto il momento di riprendere i codici morali costruiti nel corso della storia: senza indebolirli, per problematizzarli, rinnovandoli di fronte a nuove singolarità.

3. L’umanesimo è un femminismo. La liberazione dei desideri doveva condurre all’emancipazione delle donne. Le battaglie per una parità economica, giuridica e politica necessitano di una nuova riflessione sulla scelta e la responsabilità della maternità. La secolarizzazione è a tutt’oggi la sola civilizzazione che manchi di un discorso sulla realtà della madre. Questo legame passionale tra la madre e il bambino, attraverso il quale la biologia diviene senso, alterità e parola, è una “reliance” che, differente dalla funzione paterna e dalla religiosità, le completa, partecipando a pieno titolo all’etica umanista.

4. Poiché risveglia i desideri di libertà di uomini e donne, l’umanesimo ci insegna a prenderci cura di essi. La cura amorosa per l’altro, la cura della terra, dei giovani, dei malati, degli handicappati, degli anziani non autosufficienti, costituiscono delle esperienze interiori che creano delle nuove prossimità e delle solidarietà inattese. Non abbiamo un altro modo per accompagnare la rivoluzione antropologica, già annunciata dalla corsa in avanti delle scienze, dai procedimenti incontrollabili della tecnica e della finanza, e dall’incapacità del modello democratico piramidale a canalizzare le novità.

5. L’uomo non fa la storia, noi siamo la storia. Per la prima volta, l’homo sapiens è in grado di distruggere la terra e se stesso in nome delle proprie credenze, religioni o ideologie. Ugualmente per la prima volta gli uomini e le donne sono in grado di rivalutare in completa trasparenza la religiosità costitutiva dell’essere umano. L’incontro delle nostre diversità qui, ad Assisi, testimonia che l’ipotesi della distruzione non è l’unica possibile. Nessuno può sapere quali esseri umani succederanno a noi che siamo impegnati in questa transvalutazione antropologica e cosmica senza precedenti. La rifondazione dell’umanesimo non è un dogma provvidenziale né un gioco dello spirito, è una scommessa.

Signore e Signori, l’età del sospetto non è più sufficiente. Di fronte alle crisi e alle minacce che si aggravano, è giunta l’età della scommessa. Osiamo scommettere sul rinnovamento continuo delle capacità di uomini e donne a credere e a conoscere insieme. Affinché, nel “multiverso” bordato di vuoto, l’umanità possa perseguire ancora a lungo il proprio destino creativo.

SPECIALE ASSISI: Il Segretario Generale della Conferenza Internazionale degli Studiosi Islamici (ICIS)

ROMA, sabato, 29 ottobre 2011 (ZENIT.org).- Riportiamo di seguito il discorso del Dr. Kyai Haji Hasyim Muzadi, Segretario Generale della Conferenza Internazionale degli Studiosi Islamici (ICIS) e già Presidente di Nabdlatul Ulama (NU), pronunciato giovedì 27 ottobre nella città di San Francesco.

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In teoria, l’essenza e la finalità della presenza di religioni su questa terra è quella di rafforzare i valori e la dignità dell’umanità, la pace e il progresso del mondo, dal momento che una tale presenza è intesa non ad altro che ad illuminare l’umanità.

Tuttavia, la realtà dimostra che molti problemi tra gli uomini su questa terra derivano proprio da coloro che seguono una religione, sebbene ciò non significhi che i problemi che sorgono dagli uomini appartenenti ad una religione siano originati dalla religione stessa. Ciò accade semplicemente per il fatto che religioni autentiche, con i propri salutari insegnamenti, possono avere seguaci che non sono in grado di comprenderne il carattere salutare in maniera piena e completa.

Una mancanza di comprensione piena e completa degli insegnamenti delle religioni si verifica quando i rispettivi seguaci ne possiedono una comprensione solo parziale e non comprendono le relazioni tra religioni. Non vi è dubbio che l’errore nella conoscenza religiosa abbia portato alla distorsione della religione stessa. Ad esempio, se una comunità religiosa comprende male i propri riti o i propri concetti teologici, tale errore avrà conseguenze unicamente sui propri seguaci.

Quando invece essi sbagliano nel comprendere gli aspetti sociali della religione, allora l’errore finisce per avere conseguenze non solo sui propri seguaci,ma anche sull’intera società, nella forma di tensioni sociali o perfino di conflitti sociali. E tali conflitti sociali possono scivolare persino in forme di conflitto tra Stati nel mondo.

Ogni religione possiede la propria identità. Tra religioni vi sono somiglianze e differenze. Un carattere comune ad ogni religione è la speranza per la creazione di armonia tra gli uomini, pace, giustizia, prosperità e di un migliore livello di vita.

Ciò su cui le religioni si differenziano sono le questioni di teologia e di riti. Per questo, al fine di ottenere una durevole armonia e coesistenza tra religioni, non si dovrebbe e non si deve forzare a cambiare ciò che è diverso, e non si devono imporre quei punti di vista che non sono condivisi.

In questo modo può essere garantito il mantenimento di una coesistenza tra religioni, in accordo con ciascuna singola fede religiosa. Oltre al fattore della mancanza di comprensione adeguata delle religioni, vi sono altri fattori alla base dei conflitti che sorgono tra credenti; fattori che sono basati su interessi non religiosi, che si ammantano di insegnamenti religiosi e strumentalizzano la religione per obiettivi non religiosi.

Interessi al di là degli scopi religiosi, possono essere di natura politica, economica, culturale, o altri interessi non religiosi che sono presentati in modo da sembrare religiosi. Tali interessi possono nascere da gruppi specifici che dichiarano di essere animati da motivazioni religiose e si rifanno a temi religiosi.

Il nostro dovere, come comunità religiose, è di portare a tutti i credenti la libertà di comprendere veramente il proprio destino e di correggere le comprensioni errate della religione che portano a conflitti sociali tra l’umanità.

Inoltre, dobbiamo essere saggi per discernere quei problemi che possono essere definiti come religiosi, da quelli che si presentano abusivamente come problemi religiosi.

Molte volte, gli interessi delle autorità politiche sono etichettati come questioni religiose, mentre in realtà sono ben lontani dall’essere tali. A questo riguardo, dobbiamo identificare la religione come ciò che è al di sopra di tutti gli interessi. Se la religione sarà posta al di sopra degli interessi, allora servirà come un faro di speranza ricevuto dai nostri antenati. Al contrario, se le religioni sono poste al servizio di tali interessi, allora le comunità religiose saranno sempre in guerra tra di loro.

Per questo motivo, l’armonia tra i seguaci delle religioni deve iniziare dal cuore di ogni religione, presentato secondo un quadro pacifico, con l’obiettivo di ridurre i conflitti in questo mondo.