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Vescovi italiani schierati per difendere la famiglia

Il card. Bagnasco, presidente della Cei, nel corso di una conferenza alla Cattedrale di San Lorenzo, a Genova, ha ribadito la linea della Chiesa italiana in merito al tema della famiglia

“Noi tutti sappiamo che i nostri vescovi italiani, tutti, insieme al loro Presidente ed al Segretario generale, sono uniti e compatti nel difendere, promuovere e sostenere il patrimonio universale irripetibile che è la famiglia che è il luogo e il grembo della vita, la prima scuola di umanità, di relazioni, di dialogo”. Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana, al termine dell’incontro che si è svolto ieri sera nella Cattedrale di San Lorenzo dal titolo “Educare i figli con mamma e papà”. Il presidente della Cei ha dunque ribadito: “Siamo profondamente uniti, insieme a tutto il popolo di Dio, per prenderci cura sempre più e sempre meglio” della famiglia.

Tra i relatori della conferenza, Massimo Gandolfini, direttore del Dipartimento di neuroscienze della Fondazione Poliambulanza e presidente del Comitato Difendiamo i Nostri Figli, ed Assuntina Morresi, componente del Comitato Nazionale di Bioetica. Quest’ultima, parlando di “rivoluzione antropologica” in atto, ha fornito la seguente riflessione: “Fino a pochi anni fa si era genitori per sempre. Attualmente si può divorziare dalla moglie o dal marito ma nessuno avrebbe mai potuto dire: ‘Non sei più mio figlio’. Invece oggi, con la maternità surrogata, ci si aprono davanti nuovi scenari perché se tende a scomparire il legame fisico – non si è più genitori perché si è generato ma per contratto – chi ha detto che questo contratto debba essere stipulato solo da due persone e non da più persone? E se si volesse sciogliere il contratto?”.

“Siamo arrivati al paradosso – ha spiegato la Morresi -: mentre la legge vieta il traffico di neonati e di bambini, ossia la vendita di bambini generati in modo naturale dietro compenso”, le nuove tendenze legislative già attive in molti Paesi permettono invece “la compravendita di bambini nati, in seguito ad un contratto, tramite la fecondazione in vitro”.

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