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Pope Francis celebrating Mass at Santa Marta - June 11th 2015

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Santa Marta: “Un cuore invidioso uccide, anche con la lingua”

Nell’omelia del mattino, Papa Francesco invita a pregare il Signore affinché ci preservi dal “peccato brutto” dell’invidia, presente talvolta anche nelle nostre parrocchie e comunità

L’invidia: vizio capitale, “peccato diabolico per eccellenza” secondo Sant’Agostino, comparso già all’inizio dell’Antico Testamento con il fratricidio di Caino, invidioso dell’amore di Dio per Abele. È questo il tema che ha affrontato stamattina Papa Francesco, nell’omelia mattutina a Casa Santa Marta.

Con addosso un paramento rosso, in ricordo del martirio di Sant’Agnese la cui memoria è celebrata oggi, il Pontefice ha chiesto al Signore che ci preservi da invidia e gelosia, peccati “brutti” che purtroppo esistono anche all’interno delle nostre comunità cristiane.

Il Papa ha preso in esame la Prima Lettura, dove si racconta la gelosia di Saul, Re d’Israele, nei confronti di Davide. Persuaso del fatto che Davide possa tradirlo, Saul inizia a meditare di volerlo uccidere. Tuttavia Saul, dopo aver parlato con suo figlio Giònata, torna sui suoi passi e decide di non compiere questo assassinio.

Di qui la riflessione del Vescovo di Roma sul tema dell’invidia. Una “cosa brutta” la definisce, “un atteggiamento” e “un peccato brutto”. Che cresce nel cuore insieme alla gelosia “come erba cattiva”, senza lasciar “crescere buon’erba” perché “tutto quello che gli sembra di fargli ombra, gli fa male”. Un cuore appesantito da questo sentimento “non è in pace”, “è un cuore tormentato”. Come insegna la Prima Lettura di oggi, “un cuore invidioso porta ad uccidere, alla morte”. La Scrittura – aggiunge Francesco – “lo dice chiaramente: per l’invidia del diavolo è entrata la morte nel mondo”.

Si tratta inoltre di un sentimento che provoca sofferenza a chi lo matura. È una sofferenza che desidera “la morte degli altri”. Un sentimento diabolico, che tante volte è presente anche nelle nostre comunità, dove “per gelosia si uccide con la lingua”. “Uno ha invidia di questo, di quell’altro e incominciano le chiacchiere: e le chiacchiere uccidono!”, esclama il Papa.

Il quale invita dunque se stesso e i fedeli, alla luce di questo passo della Scrittura, “a cercare se nel proprio cuore c’è qualcosa di gelosia, c’è qualcosa di invidia, che sempre porta alla morte e non mi fa felice; perché sempre questa malattia ti porta a guardare quello che di buono ha l’altro come se fosse contro di te”. E da qui scaturiscono “tante criminalità”.

Il crimine per antonomasia è l’uccisione di Gesù, cui fa accenno il Papa nella sua omelia. Egli afferma che “Pilato era intelligente e Marco nel Vangelo dice che Pilato se ne era accorto che i capi degli scribi” gli avevano consegnato Gesù per invidia.

È pertanto l’invidia ciò che “ha portato alla morte di Gesù”. Per questo l’invito finale del Pontefice è a “chiedere al Signore la grazia di non consegnare mai, per invidia, alla morte un fratello, una sorella della parrocchia, della comunità, neanche un vicino del quartiere”. Del resto, ha concluso, “ognuno ha i suoi peccati, ognuno ha le sue virtù: sono proprie di ognuno. Guardare il bene e non uccidere con le chiacchiere per invidia o per gelosia”.

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