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Rev. Kruse: “Intercomunione cattolici e protestanti obiettivo realistico”

Il pastore della Comunità evangelica luterana di Roma, nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, parla delle incomprensioni storiche ma anche dei notevoli passi in avanti ecumenici con la Chiesa cattolica

A due passi da Via Veneto, un tempo fulcro della vita mondana capitolina e oggi polo di uffici e banche, sorge la chiesa della Comunità Evangelica Luterana di Roma. Austera fuori, è invece ospitale e gradevole al suo interno, con pregevoli mosaici e ricche decorazioni.

“Siamo qui da circa un secolo, quando la comunità ha costruito l’edificio in un terreno acquistato con l’aiuto economico del re prussiano dove un tempo c’era la Villa Ludovisi”. A spiegarlo in un’intervista a ZENIT è il pastore Jens-Martin Kruse. Il quale racconta anche che la comunità risale al 1817 e che nei primi cento anni il culto evangelico avveniva nelle mura dell’Ambasciata di Prussia presso la Santa Sede, oggi sede dei Musei capitolini, in Campidoglio.

Perciò, aggiunge il pastore, “nel 2017 per noi sarà una doppia celebrazione: oltre ai 500 anni della riforma luterana, festeggeremo anche i 200 anni della nostra presenza a Roma”. Una presenza, quella dei protestanti nella città cuore del cattolicesimo, che negli anni si è consolidata.

Sembrano lontanissimi i tempi in cui il culto protestante era vietato a Roma. Oggi il rev. Kruse, guida di una comunità di circa 500 membri che definisce “molto vivace”, dice di “sentirsi a casa”. Egli ritiene che la presenza di altre comunità cristiane faccia di Roma la “capitale di tutte le Chiese del mondo”, per cui è “orgoglioso di portare la voce luterana in questo concerto dell’ecumenismo”

Concerto che ha suonato una nota particolarmente lieta nel novembre scorso, con la visita di Papa Francesco in questa chiesa. “È stato – ricorda il rev. Kruse – un incontro bellissimo, perché tutta la comunità ha potuto percepire che Papa Francesco interpreta lo spirito del Vangelo. È stato un incontro tra amici, all’insegna della fiducia e dell’amore: abbiamo pregato insieme e abbiamo potuto ascoltare una sua splendida omelia su un passo del Vangelo”.

Nel 2010 il pastore accolse anche Benedetto XVI  (“con cui parlammo in lingua tedesca in modo molto fraterno”, afferma). Il rev. Kruse sottolinea dunque “l’importanza ecumenica” della sua comunità, luogo di visita dei Papi. Ma la recente visita di Francesco assume un valore oltremodo storico, “perché per la prima volta un Papa si è reso disponibile a rispondere alle domande delle persone presenti”.

È così che una donna luterana, sposata con un cattolico, ha sollevato la questione dell’intercomunione tra protestanti e cattolici, ossia la possibilità di ricevere l’Eucaristia in celebrazioni comuni. “È un obiettivo realistico soprattutto con questo Papa – precisa il rev. Kruse -, perché egli ha capito che esiste il grave problema di quelle coppie miste che non possono partecipare insieme alla Cena del Signore”.

Secondo il pastore Kruse, “nella concezione dell’Eucaristia non c’è grande differenza tra cattolici, luterani e anglicani: tutti pensiamo che il pane e il vino siano il corpo e il sangue di Gesù Cristo”. Rispondendo alla domanda di quella signora, il Pontefice ha chiesto di far riferimento al Battesimo e a “prendere le conseguenze” da questo sacramento comune.

Il rev. Kruse interpreta tali parole come un invito a ogni fedele “a prendersi le proprie responsabilità davanti a Dio, per decidere secondo coscienza se è possibile la partecipazione insieme, tra cattolici e protestanti, all’Eucaristia”. Del resto, aggiunge il rev. Kruse, “non esistono ragioni teologiche per cui questo non possa avvenire”.

Da ciò che potrebbe accadere in futuro a ciò che già accade oggi. Sono tante le comunità di cattolici e protestanti che pregano insieme, specie in questa settimana dedicata tradizionalmente alla preghiera per l’unità dei cristiani. Una delle intenzioni comuni è per i cristiani perseguitati. “La testimonianza di questi martiri ci insegna l’unità – afferma il rev. Kruse -, perché essi vengono uccisi non in ragione della loro appartenenza alla Chiesa cattolica o protestante, bensì perché sono cristiani”.

Il loro coraggio di testimoniare la fede anche dinanzi alle minacce di morte è l’altro insegnamento che da quelle terre di persecuzione giunge fin qui, nel secolarizzato Occidente. “In tutta Europa si diffonde un disinteresse nei confronti della Chiesa”, riconosce il rev. Kruse. Il quale invita dunque i cristiani “ad annunciare il Vangelo senza paura e a viverlo nella quotidianità. Come dice sempre Papa Francesco, dobbiamo uscire dalle nostre chiese per dare testimonianza alla società”.

Secondo il pastore, un’occasione in tal senso saranno le celebrazioni per i 500 anni dalla riforma luterana, nel 2017. Anniversario che suscita però anche il ricordo di uno scisma condito da episodi violenti e da rancori non ancora del tutto sopiti. Il percorso della riconciliazione si costruisce passo dopo passo.

Uno importante lo ha compiuto l’estate scorsa la Evangelischen Kirche in Deutschland (Ekd), condannando pubblicamente la demolizioni di immagini religiose avvenute nel ‘500, a seguito del fermento dell’iconoclastia da parte protestante. “Ritengo che tutte le Chiese, come primo passo verso l’unità, debbono riconoscere i propri errori storici e chiedere il perdono – afferma il rev. Kruse -. Per noi è quindi importante ammettere che abbiamo danneggiato i nostri fratelli cattolici”.

Secondo il pastore luterano, l’esempio lo ha fornito per primo nel 1972  il card. Johannes Willebrands, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, “quando ha chiesto perdono alle Chiese luterane”. In questo senso si potrebbe inserire anche quanto affermato dal predicatore della Casa pontificia, padre Raniero Cantalamessa, in una sua recente predica d’Avvento. Egli ha detto che spesso noi, inteso come cattolici, “abbiamo contribuito a rendere Maria inaccettabile ai fratelli protestanti, onorandola in modo talvolta esagerato e sconsiderato”.

Il rev. Kruse rileva in effetti che “nella Chiesa cattolica romana c’è a volte un modo che per noi è un po’ esagerato di venerarla, perché sembra quasi che Maria venga ritenuta più importante di Gesù”. E aggiunge: “Rispettiamo questa tradizione, ma come luterani ricordiamo sempre che preghiamo Dio e che non abbiamo bisogno di intermediari nel nostro rapporto con Lui”. Maria resta comunque importante per i protestanti, “in quanto madre di Gesù Cristo”, dice il rev. Kruse. Che ricorda come Lutero onorasse Maria cantando quotidianamente il Magnificat.

Ed è proprio sulla figura dell’artefice della Riforma che si posa il nostro sguardo, al termine dell’intervista. Il rev. Kruse, a un anno dal 500esimo anniversario di quell’evento, ammette che per tanti suoi correligionari sarà occasione “per esaltare Lutero e la sua Riforma”. Un approccio che giudica sbagliato. L’invito del pastore è infatti quello di sfruttare questa celebrazione, oltre che per “compiere un ulteriore passo verso l’ecumenismo”, anche per “riflettere serenamente sulla figura di Lutero, riconoscendo nel suo messaggio ciò che è oggi importante per la nostra fede e ciò che non lo è più”. Del resto, conclude, “la Chiesa luterana non nasce con Lutero, bensì con Gesù Cristo nella Pentecoste”.

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